A Delhi inquinamento record, 18 volte oltre Milano: sole pallido e scuole chiuse
Le ragioni del tracollo della qualità dell’aria sono note: traffico, centrali a carbone e, in questa stagione, la bruciature delle paglie di riso
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Dal nostro corrispondente
NEW DELHI - Non è raro che in questa stagione sulle piste d’atterraggio degli aeroporti la visibilità sia meno che ottimale. Ma questa mattina la foschia tossica che da giorni avvolge Delhi era talmente fitta da penetrare fin dentro i terminal dell’Indira Gandhi International.
Colpa della concentrazione di inquinanti più alta mai registrata nel 2024: alle 12.30 locali, l’Air quality index stilato dalla società svizzera IQAir segnava 1.862 punti. Un dato spaventoso se pensiamo che superare i 150 punti è considerato «dannoso», andare sopra i 200 «molto dannoso», e sfondare i 300 «pericoloso» per la salute. È così che questa mattina New Delhi è diventata – per distacco – la città più inquinata del pianeta. Sette volte di più della seconda in classifica – l’altra grande malata dell’Asia del Sud, Lahore, in Pakistan – e 18 volte più di Milano.
Una situazione che si ripete, in peggio, ogni anno, quando a novembre gli occhi e la gola iniziano a bruciare, il sole diventa un disco pallido e ovunque si poggia uno strato di pericolose polveri sottili: dalle foglie degli alberi ai polmoni dei 33 milioni di abitanti di questa megalopoli.
Stamattina a Nehru Nagar, a due passi da uno dei quartieri più esclusivi della capitale, in ogni metro cubo di aria erano sospesi più di 1.000 microgrammi di pm 2,5, il particolato sottile che penetra in profondità nei polmoni e da lì nel sangue, provocando malattie respiratorie e circolatorie. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda di non superare i 15 microgrammi al metro cubo, 67 volte di meno.








