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A luglio disponibile l’elenco degli influencer rilevanti

A un anno dall’introduzione del codice Ateco, Agcom cerca di fare pulizia: entrerà solo chi ha 500mila follower o un milione di visualizzazioni

di Camilla Colombo

(Adobe Stock)

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Sono circa 40mila, con un fatturato medio di 24mila euro all’anno, per lo più giovani uomini (66% con un’età media di 32 anni) e attivi come nano e microinfluencer (nel 74% dei casi), cioè con community che arrivano fino a 100mila follower, spesso molto targettizzate su uno specifico argomento. L’istantanea scattata dalla tech company Fiscozen, che aiuta i professionisti nella gestione della partita Iva, e da Kolsquare, piattaforma internazionale di influencer marketing, restituisce il quadro di una professione in costante evoluzione, a un anno dall’introduzione del nuovo codice Ateco (73.11.03) dedicato a chi svolge attività di influencer marketing.

In base all’indagine condotta su un campione di oltre 5mila professionisti influencer in Italia, Instagram si conferma il social network più usato e preferito dalle aziende, in oltre il 90% dei casi, seguito da TikTok (79%) e YouTube (69%). Le story sono il canale di comunicazione quotidiana con il proprio pubblico mentre post e reel servono più per i messaggi di carattere pubblicitario. Moda, integratori e beauty si attestano come i settori con il più alto numero di investimenti, ma sono viaggi e turismo a generare i livelli di interazione più significativi.

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L’evoluzione del settore

Negli ultimi due anni il settore dell’influencer marketing ha subìto un processo di maggiore professionalizzazione e regolamentazione – oltre al codice Ateco, la circolare Inps 44/2025 e la delibera 197/25/Cons di Agcom che ha modificato le Linee guida per gli influencer e approvato il Codice di condotta – che ora rischia di arenarsi.

Secondo gli esperti che hanno partecipato al tavolo tecnico per gli influencer di Agcom, a luglio sarà pubblicato l’elenco a cui devono iscriversi gli influencer rilevanti, ovvero chi raggiunge almeno 500mila follower o un milione di visualizzazioni medie mensili, su almeno una piattaforma. Essendosi iscritte molte persone che gravitano intorno al mondo dell’influencer marketing, credendo che fosse un albo abilitante, sarà necessario fare pulizia attraverso un censimento di chi davvero rientra nei criteri stilati da Agcom. L’elenco è infatti una fotografia dello stato dell’arte.

A questo stallo si aggiungono altre tre complessità. In primis, l’Autorità non intende avviare procedimenti sanzionatori, finché non sarà stato ripulito e sistematizzato l’elenco degli influencer rilevanti. A questo si affianca l’assenza di campagne informative che dovevano essere avviate in relazione al tavolo tecnico di Agcom, utili anche per tutta la filiera della content creator economy. Infine, la Commissione europea ha avviato una consultazione per rivedere nuovamente la direttiva Sma sui servizi di media audiovisivi alla base della regolamentazione dell’influencer marketing. Rispetto al 2018, è prevista l’introduzione di una definizione di influencer che potrebbe impattare sulle regole in vigore in Italia.

Hub mediatici

In questo panorama complesso, dove si innestano controlli sugli adempimenti fiscali (in particolare su parziali od omesse dichiarazioni) e sulle tipologie di rapporto di lavoro (partite Iva, collaborazione coordinata e continuativa, lavoro subordinato e reddito d’impresa) da parte dell’agenzia delle Entrate e della guardia di Finanza, va ricordato come gli influencer siano ormai diventati una sorta di hub mediatici per le community, molto più vicini al pubblico di quanto siano mai stati i media tradizionali.

Il vero tema da monitorare da parte di autorità e istituzioni, ormai, non è tanto la trasparenza pubblicitaria, già regolamentata dagli inserzionisti, dall’Antitrust e dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap), quanto il controllo sui contenuti: la trasparenza e la correttezza delle informazioni veicolate, la tutela dei minori, l’applicazione del Digital services act, la modalità con cui si parla di certi temi (come alcol, fumo, effetti degli alimenti) o l’uso dei filtri bellezza da riportare nelle story o nei post.

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