Formazione

A Palermo nasce la laurea per formare i manager dell’artigianato e delle Pmi

Il nuovo corso magistrale dell’Università di Palermo, nato dall’alleanza tra Mur, Ateneo e Confartigianato, sarà presentato allo Steri. Obiettivo: portare competenze manageriali, digitale e internazionalizzazione dentro il cuore produttivo del Made in Italy

di Nino Amadore

L’artigianato del futuro è sempre di più la somma di competenze e di conoscenze manageriali

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La scommessa è chiara: trasformare l’artigianato da settore da tutelare a piattaforma di crescita, innovazione e nuova occupazione qualificata. E farlo partendo da Palermo, in un Mezzogiorno che ha bisogno di competenze manageriali tanto quanto di investimenti.

Nasce da questa esigenza il nuovo corso di laurea magistrale in Economia e Management delle Imprese Artigiane e delle Pmi, che sarà presentato oggi a partire dalle 11, nell’Aula Magna del Complesso Monumentale dello Steri, in piazza Marina, nell’ambito dell’evento “ArtigianIA”. Il corso sarà illustrato da Marcantonio Ruisi, direttore del Dipartimento di Scienze economiche, aziendali e statistiche dell’Università degli Studi di Palermo. All’incontro interverranno anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il presidente di Confartigianato Imprese Sicilia, Emanuele Alessandro Virzì.

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L’iniziativa nasce dall’alleanza tra Ministero dell’Università e della Ricerca, Università degli Studi di Palermo e Confartigianato e rappresenta una novità nel panorama formativo nazionale: un corso magistrale costruito per formare figure capaci di guidare la trasformazione delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese, tenendo insieme cultura produttiva, innovazione, digitalizzazione, passaggio generazionale e apertura ai mercati internazionali.

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, sottolinea il valore strategico dell’iniziativa: «Il compito dell’università non è soltanto trasmettere conoscenze. Ma anche indicare strade, aprire visioni, costruire opportunità per il futuro dei giovani e, insieme, per il futuro del Paese e delle sue eccellenze. Questo corso di laurea incarna esattamente questa missione: un’università che ascolta, che dialoga con il sistema produttivo, che fa squadra con le imprese per costruire competenze nuove e sempre più strategiche. Dalla capacità di accompagnare l’artigianato italiano nei processi di innovazione, nella crescita manageriale e nell’apertura ai mercati internazionali dipende anche la tutela di un patrimonio che custodisce la nostra storia e rappresenta una leva fondamentale per il futuro del Paese».

Il debutto nell’anno accademico 2026-2027

Il corso debutterà nell’anno accademico 2026-2027 nell’Ateneo palermitano e rientra nella classe di laurea magistrale in Scienze economico-aziendali, LM-77. L’obiettivo è formare profili altamente qualificati nella governance e nella gestione delle piccole imprese, delle Pmi e delle aziende artigiane, realtà che costituiscono una componente fondamentale del tessuto produttivo italiano e, in particolare, del Mezzogiorno.

Il punto di partenza è un cambio di paradigma: le imprese artigiane non sono più soltanto realtà locali o tradizionali. Sono sempre più inserite in filiere globali, orientate all’export, all’innovazione di prodotto e di processo, chiamate ad adottare tecnologie digitali avanzate e a misurarsi con mercati complessi. In questo scenario il “valore artigiano” non scompare, ma si trasforma: il saper fare resta un vantaggio competitivo, ma ha bisogno di competenze nuove per diventare crescita, organizzazione e capacità di stare sui mercati.

Digitale, investimenti e competenze

Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, lega il nuovo percorso alla necessità di rafforzare la cultura produttiva delle imprese. «Il nuovo corso di laurea nasce dalla volontà di far incontrare università e aziende per potenziare la secolare cultura produttiva dei nostri imprenditori in un percorso di formazione utile a possedere gli strumenti indispensabili ad affrontare le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, dalle transizioni green e digitale, dalla competizione sui mercati mondiali».

A confermare questa esigenza sono anche i dati del 5° Radar Artigiano, elaborato dal Censis per Confartigianato. Nel 2025 il 64% delle aziende artigiane ha utilizzato stabilmente il digitale e il 48% lo impiega già nelle fasi di progettazione. Negli ultimi anni l’80,5% degli artigiani ha effettuato investimenti strategici, ma il 67% degli imprenditori segnala ancora forti criticità nel reperire manodopera qualificata e competenze gestionali adeguate.

Con questa nuova laurea, Università di Palermo e Confartigianato puntano a costruire non solo un titolo accademico, ma una vera infrastruttura di competenze. Il corso prevede una costante interlocuzione con il sistema produttivo e metodologie didattiche innovative, come project work ed esperienze sul campo, per garantire una formazione coerente con le reali evoluzioni del mercato del lavoro.

Un percorso per le imprese che cambiano

Per il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri, il nuovo corso rafforza il ruolo dell’Ateneo nel rapporto tra formazione e territorio. «Per il nostro Ateneo oggi è una giornata importante. Rappresenta l’aggiunta di un tassello prezioso che arricchisce un’offerta formativa orientata all’innovazione, senza però rinunciare a valorizzare le tradizioni e le peculiarità del nostro territorio, che meritano di essere sostenute e accompagnate nel loro sviluppo. Mettere al centro le esigenze formative dei giovani significa offrire loro strumenti concreti per affrontare le sfide del mercato del lavoro, creando percorsi di studio capaci di essere competitivi a livello europeo. Palermo, del resto, occupa una posizione strategica nel Mediterraneo e può diventare un hub fondamentale per il dialogo e lo scambio di professionalità e competenze».

Il piano formativo avrà un taglio multidisciplinare. Tra gli insegnamenti previsti figurano l’analisi dei sistemi di produzione locale e dei network imprenditoriali, la gestione della supply chain, il Made in Italy, il marketing digitale e l’intelligenza artificiale, i sistemi di misurazione della performance per le Pmi, il diritto dei contratti d’impresa, i metodi statistici per l’analisi dei big data, la finanza aziendale per le Pmi, la sociologia dei consumi, l’economia dei sistemi agroalimentari e l’organizzazione delle risorse umane.

I profili in uscita saranno imprenditori, manager, consulenti d’impresa, dirigenti di associazioni di categoria, operatori di istituzioni e pubbliche amministrazioni impegnati nel sostegno allo sviluppo economico dei territori. Figure chiamate a governare internazionalizzazione, innovazione tecnologica, transizione digitale ed ecologica, gestione finanziaria e sviluppo organizzativo, senza perdere il legame con le caratteristiche tipiche delle Pmi: radicamento territoriale, forte integrazione tra proprietà e gestione, reti relazionali complesse.

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