In fiera

A Varsavia la crescita economica sostiene il mercato dell’arte

La fiera Art Warsaw porta in un edificio storico più di 50 gallerie. La domanda si sta spostando dall’arte polacca a quella internazionale

di Silvia Anna Barrilà

L’ingresso di Art Warsaw 2026

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

La forza dell’economia polacca, con un Pil cresciuto del 3,6% nel 2025, spinge il mercato dell’arte e fa aumentare sia il numero dei collezionisti che quello degli eventi dedicati al contemporaneo. Oltre al Warsaw Gallery Weekend, che si svolge già da 15 anni ed è una sorta di festival che coinvolge vari luoghi della città, Varsavia oggi conta ben due fiere. Una è Art Warsaw, in corso dal 21 al 24 maggio, organizzata da Joanna Witek-Lipka, che è anche direttrice del Gallery Weekend, e Michał Kaczyński, che è il co-fondatore della galleria Raster, e l’altra è Hotel Warszawa Art Fair che, invece, si tiene a settembre in un albergo di lusso ed è organizzata da altre quattro gallerie.

Lo stand di Hollybush Gardens a Art Warsaw 2026

Lo sviluppo del collezionismo

“Nelle prime due edizioni abbiamo collaborato con Nada, la New Art Dealers Alliance, che organizza fiere anche a New York e Miami” ha spiegato Joanna Witek-Lipka, “ma quest’anno abbiamo lanciato il nostro brand, Art Warsaw. Le due fiere di Varsavia sono nate più o meno contemporaneamente per rispondere alle esigenze dei collezionisti, sempre più orientati verso una proposta internazionale. Il mercato dell’arte, infatti, è nato 25-30 anni fa. Inizialmente era molto locale, per cui il Gallery Weekend, con le gallerie polacche, era l’unico evento. Poi è nato Friend of a Friend, una sorta di Condo, in cui le gallerie ospitavano colleghi internazionali. E poi sono arrivate le fiere, poiché negli ultimi dieci anni i collezionisti, dopo aver acquistato un sufficiente numero di artisti polacchi, cercano gli artisti internazionali”.

Loading...

Il centro del mercato dell’Est Europa

Certo, l’artista polacco, o di origini polacche, rimane il lasciapassare, come è stato nel caso di Ada di Roma, alla sua prima fiera nel Paese (oltre a lei l’altra italiana presente è East Contemporary di Milano). “Ho iniziato a lavorare con Alicja Pakosz nel 2024” ha raccontato Carla Chiarchiaro di Ada, “dopo averla scoperta in una collettiva, poi, tramite lei, ho scoperto la scena polacca”. Durante l’inaugurazione della fiera la galleria ha notato un pubblico numeroso e interessato, anche giovane, e ha registrato delle vendite. “A giugno mostrerò un altro artista polacco in galleria, Cyryl Polaczek”. Ad Art Warsaw, accanto ai dipinti enigmatici di Alicja Pakosz (2-7 mila euro), Ada ha portato le sculture sottili della spagnola Blanca Gracia (2-4 mila euro), entrambe accomunate dal disegno come base delle loro opere.

Ada Roma ad Art Warsaw Villa Róż 2026, opere di Blanca Gracia e Alicja Pakosz

La conferma arriva da Coulisse Gallery di Stoccolma, che ha notato come il mercato sia maturo per l’offerta internazionale, ma ha voluto creare un gancio con la polacca Katarzyna Przezwańska, che ha già rappresentato la Polonia alla Biennale di Architettura l’anno scorso e sarà al Museo d’Arte Moderna di Varsavia a settembre (5.500 euro), e presentare anche l’inglese di origini polacche Thom Trojanowski (11 mila euro), il giovane pittore polacco Bartosz Kowal (5 mila-6.500 euro) e le fotografie di Alina Chaiderov, russa di base a Stoccolma (2.800 euro). La fiera aspira ad essere un punto di riferimento, soprattutto, per l’area dell’Europa centrale ed orientale. “Anche Vienna aspirava ad esserlo” ha spiegato Joanna, “ma non ci è riuscita, perché di base appartiene all’Europa occidentale. Varsavia, invece, ha le carte giuste per diventare il centro del mercato dell’area”.

Il fascino della storia

Le gallerie partecipanti sono 56, che pagano una cifra molto contenuta rispetto a fiere internazionali, tra i mille e i 4 mila euro. Il luogo è Villa Róż, affascinante palazzo del XIX secolo, già sede dell’ambasciata britannica, che al suo interno è stato modificato e ricostruito e nei suoi corridoi labirintici e nelle stanze occupate dalle gallerie mostra tutta la stratificazione della storia polacca (incluse curiosità come l’inceneritore di documenti, la casseforti per armi e contanti e i pulsanti per le emergenze). Anche l’ambiente contribuisce a sottolineare l’aspetto di ricerca e scoperta che caratterizza la fiera; non è detto che rimanga lì per sempre, poiché prima o poi andrà ristrutturato, ma è possibile ci stia almeno per l’anno prossimo.

Lo stand di Hunt Kastner a Art Warsaw 2026

Gli artisti affermati

L’offerta non include solo artisti emergenti. Nordenhake, per esempio, ha portato artisti come Frida Orupabo e Mirosław Bałka, Carlier Gebauer Julie Mehretu, Hunt Kastner Eva Koťátková; Foksal Gallery Foundation i nuovi lavori in ceramica di Pawel Althamer, che rappresentano un ritratto corale della società di oggi (tutti rigorosamente con il telefono in mano, circa 4.700-8.200 euro l’una). Dürst Britt & Mayhew ha confermato l’interesse da parte delle istituzioni locali per Jacqueline de Jong (1939 -2024). Da Hollybush Gardens c’è la svedese Charlotte Johannesson, classe 1943, artista tessile, pioniera dell’uso delle tecnologie informatiche nell’arte (già esposta alla Biennale di Cecilia Alemani). Gli artisti del Padiglione polacco di questa Biennale, Bogna Burska e Daniel Kotowski, sono esposti allo stand di Lisowski con il video “Breathe”, del 2025 (15 mila euro in ed. 3), accanto a “sketch” su pietra del più giovane Przemek Branas (2 mila euro l’una) e fotografie di Adam Siner (800 euro l’una) e disegni di un altro artista storicizzato, Henryk Morel, scomparso prematuramente, ben noto alle istituzioni polacche, ma per la prima volta sul mercato (6.500 euro per i disegni delle sculture). Altri lavori storici sono da Gregor Podnar, che ha presentato un dialogo tra Marzena Nowak e Attila Csörgő, accanto a lavori degli anni 70 di Julije Knifer e Ion Grigorescu (opere in stand tra 3.500-55 mila euro), mentre Olszewski Gallery ha portato l’unico artista moderno, Marek Włodarski (1903-1960), che rivela nel suo stile lo studio presso Léger a Parigi. L’offerta include solo disegni, in quanto tutte le tele di prima della guerra sono andate perdute. Sopravvissuto ai lager nazisti, ha cambiato la sua identità anche cancellando la firma dalle sue opere precedenti (circa 6.600-24 mila euro). La galleria ora lo sta riposizionando nel mercato, nonostante la domanda oggi sia più propensa all’arte attuale.

Lo stand di Suprafinit a Art Warsaw 2026

Il collezionista italiano

“La fiera è cresciuta tanto” ha commentato il collezionista italiano Davide Boy, che nella capitale lavora come direttore medico per un’azienda farmaceutica, “confermando Varsavia come una capitale emergente. Più che una semplice fiera, è un vero evento culturale, con un focus sugli artisti, spesso presenti, più che sulle vendite – un approccio che apprezzo, perché mette al centro il dialogo e la ricerca. Una scoperta interessante per me è stata Anna Maria Zuzela, presentata da Krupa Gallery di Wrocław: la sua rappresentazione di corpi femminili non conformi, quasi anonimi, con una pittura che amplifica la trama della pelle e ha una forte tensione erotica, mi ha colpito molto. La scena artistica polacca e dell’Est Europa si conferma in fermento, e spero che sempre più gallerie italiane guardino a Varsavia e alle sue nuove iniziative culturali”.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti