A Venezia “Let Us Through, Dear Ancestors”, l’orrore della colonizzazione secondo Lav Diaz
Fuori concorso alla Mostra di Venezia il nuovo film del Leone d’oro 2016
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Lav Diaz in chiusura della Mostra del Cinema di Venezia: il regista filippino è uno dei nomi più importanti degli ultimi giorni della 83esima edizione del festival lagunare, manifestazione a cui ha partecipato numerose volte e che l’ha fatto conoscere a livello internazionale con il torrenziale e bellissimo “Melancholia”.
Chiedilo al Sole
L’apice del rapporto tra Diaz e Venezia è stato però nel 2016 con la vittoria del Leone d’oro con “The Woman Who Left”, seguìto poi da altre presenze negli anni successivi con film importanti come “When the Waves Are Gone” e “Phantosmia”.
Quest’anno l’autore filippino è tornato in cartellone con “Let Us Through, Dear Ancestors”, inserito fuori concorso.
Ambientato nel 1617, il film si concentra sul frate spagnolo Padre Enciso, encomendero di una delle isole filippine, che governa con ferocia implacabile. «Per domare questi selvaggi», proclama, giustificando la propria crudeltà invocando la salvezza dell’anima attraverso la sofferenza di Gesù.
«Le Filippine vennero ricostruite con la forza dalla Spagna imperiale e cattolica: con sesso a profusione (oggi lo chiameremmo stupro), un insaziabile appetito (oggi la chiameremmo rapina) e la promessa della salvezza (che oggi chiameremmo catastrofe)»: Lav Diaz ha accompagnato con queste parole la presentazione di questa pellicola, con cui torna a raccontare il passato, dopo aver realizzato lo scorso anno “Magellan”, film sul celebre esploratore interpretato da Gael García Bernal.








