A Venezia il piccolo mondo speciale dell’Hotel Flora
La proposta controcorrente di un hotel tre stelle fondato più di 60 anni fa e ancora gestito dalla stessa famiglia Romanelli
di Sara Magro
3' di lettura
I punti chiave
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L’hotel Flora è in fondo a un vicoletto che quasi non si vede tra le insegne roboanti di Calle Larga XXII marzo. D&G, Ferragamo, Armani, Cucinelli, Gucci, Moncler, Chanel, sono tutti lì. Eppure proprio lì si nasconde un mondo defilato e speciale. Il piccolo hotel fondato sessant’anni fa è ancora gestito dalla stessa famiglia Romanelli. Ora alla guida ci sono Gioele, terza generazione, con la moglie Heiby che, nonostante la posizione, continuano a lavorare senza omologarsi ai diktat di tendenza, tenendosi ben strette le tre stelle in un circondario di cinque stelle lusso. Gioele, creativo come il padre pittore e il nonno fotografo, ha la dote di trasformare ogni stimolo in un progetto culturale per l’hotel. Quando ha incontrato Promemoria, un gruppo torinese che crea archivi storici per aziende, ha pensato che fosse la volta buona di dare un ordine al materiale accumulato in sessant’anni di attività, una montagna di guest book, foto, conti scritti a mano, suppellettili, persino un libro di Sophie Calle, che nel 1981, allora sconosciuta, ha realizzato un irripetibile progetto fotografico nelle stanze degli ospiti in loro assenza.
Oggetti della memoria
La creazione dell’archivio è stata un’esperienza simile alla psicanalisi che ha permesso ai Romanelli di ricostruire un’eredità, di adottarla e di farne la guida per il futuro. Da lì è nata l’idea di fare una mostra con gli oggetti della memoria e dodici illustrazioni realizzate appositamente da Sarah Mazzetti ispirate alle dediche nei libri degli ospiti. E sempre da quei workshop intensivi è emersa la figura del “turista immaginifico”, una sorta di ospite ideale dell’Hotel Flora e di ogni posto. Un personaggio virtuoso che esiste innanzitutto nella relazione tra ospite e albergatore. Da un lato l’ospite bramoso di conoscenza, dall’altro l’albergatore che offre gli spunti di meraviglia. E in quell’incontro si innesca il meccanismo di “stupefacenza” che, secondo Gioele, non solo sfugge alla noia del quotidiano ma è il passo verso un turismo più autentico.
«Non ci si può continuare a crogiolare sugli aspetti negativi del turismo di massa. Esiste, è vero, ma è un problema globale, e non si può risolvere localmente», dice Romanelli. «Bisogna cambiare la narrazione. E creare appunto occasioni di “stupefacenza”. Per esempio, è inutile focalizzarsi sul bagno di folla di certi momenti a Venezia. Bisogna cercare perc
orsi alternativi, andare controcorrente, scegliere gli orari giusti. E noi veneziani possiamo aiutare i nostri ospiti a farlo».
Lontano dalla folla con Inside Venice
È il senso della guida Inside Venice che l’Hotel Flora regala al check-in: una mappa pieghevole con i luoghi dove fermarsi e le fontanelle per riempire le borracce (l’acqua di Venezia è molto buona). Con questo dettaglio hanno risparmiato migliaia di bottigliette di plastica e gli ospiti sentono di aver contribuito a un progetto utile. «Ospitare in modo proattivo è un gesto rivoluzionario è un gesto rivoluzionario», spiega Romanelli. «Ci vuole coraggio a mettersi a disposizione totale degli ospiti. È un vantaggio dei piccoli alberghi, con proprietari del posto. Le grandi compagnie con fondi alle spalle hanno altri obiettivi e, sì, magari qualche General Manager illuminato c’è, ma la nostra è un’altra dimensione, non segue protocolli e non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno per sperimentare».













