L’intervista

Abete: «Luiss Business School hub formativo sempre più internazionale»

Il presidente della scuola di management inaugura oggi la nuova sede di Milano, funzionale a una strategia multi-hub che consenta agli studenti di fare esperienza in contesti economici differenti

di Giovanna Mancini

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«Siamo uno degli attori economici del Paese, il nostro obiettivo è favorire l’ingresso dei giovani neolaureati nel mondo del lavoro e dare a coloro che già lavorano gli strumenti per evolvere nella loro professione, in un mondo che richiede capacità manageriali sempre più multifunzionali e multidimensionali, in grado di usare le tecnologie come strumento per fare al meglio le proprie attività». Per questo Luigi Abete, presidente della Luiss Business School è convinto che, nei prossimi anni, la domanda di master di primo e secondo livello e di percorsi executive aumenterà, soprattutto da parte delle imprese medie e piccole. «Dobbiamo essere in grado di offrire una formazione il più possibile personalizzata e diversificata, che permetta ai nostri studenti di entrare in contatto con esperienze e contesti produttivi differenti».

La nuova sede di Milano risponde a questa visione?

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Esatto: in questa logica di far entrare gli studenti nella cultura d’impresa, portiamo avanti da anni una strategia che noi definiamo “multi-hub”, che consente di svolgere il master in due o più città diverse, potendo offrire diverse sedi: oltre a quella di Roma, abbiamo già attivi in Italia l’hub di Milano e di Belluno, all’estero quelli di Amsterdam e Dubai. Ed entro un paio di anni apriremo una nuova sede anche a Siracusa. Su Milano siamo attivi già da diversi anni, ma abbiamo operato finora all’interno dell’edificio che ospita l’Università Luiss. Due anni fa si sono liberati alcuni spazi nel palazzo adiacente, perciò abbiamo preso in affitto e ristrutturato circa duemila metri quadrati su tre piani, che inauguriamo oggi e che ci consentono di avere un totale di 12-15 aule, di cui due molto ampie destinate all’MBA, una sala eventi e le altre per i master e i corsi executive. In tutto, potremo ospitare fino a 500 studenti contemporaneamente.

Un investimento importante. Quali saranno le specificità di questa sede?

La nostra offerta è unica, ma si declina in modo specifico e personalizzato a seconda dei contesti territoriali e produttivi ed è questo il valore aggiunto che ci contraddistingue. Gli studenti hanno infatti la possibilità di vivere esperienze aziendali e ambienti economici diversi. È come se una persona facesse l’Erasmus cambiando la sede dell’ateneo anziché l’università. Noi proponiamo un percorso tutto all’interno della Luiss Business School, ma consentiamo a chi lo frequenta di conoscere contesti differenti. In questo senso, una presenza adeguata in termini di spazi e di offerta anche a Milano è imprescindibile.

Questa strategia multi-hub è anche una leva di attrazione verso studenti e docenti esteri?

Certo e questo è in linea con la politica della nostra casa madre finalizzata a rafforzare il livello di internazionalizzazione. La stessa sede di Milano si caratterizza per un’offerta più internazionale, che intercetta la domanda di formazione che esprime non solo la città, ma tutta l’area del nord Italia. Questa, però, è un’aspirazione condivisa da qualsiasi università di eccellenza. Il tema, per noi, è riuscirci facendo crescere allo stesso tempo un ceto dirigente adeguato al territorio e alle esperienze che andrà ad amministrare.

Come si fa a conciliare questi due aspetti?

In Italia abbiamo una struttura produttiva basata prevalentemente sulle piccole e medie imprese, quindi abbiamo bisogno di manager che abbiano non solo competenze tecnologiche e amministrative, ma anche valori culturali adeguati a questo modello. Devono essere in grado di capire che l’impresa è una comunità di persone, oltre che di interessi, e che le leadership sono oggi condivise, non individuali. Che si manifestano e si valorizzano con l’esempio e con la coerenza, non con il comando. Del resto, il nostro azionista è Confindustria, che rappresenta tutto il sistema delle imprese italiane: le grandi, le medie e le piccole. Noi dobbiamo creare una classe dirigente adeguata alle esigenze dell’intero panorama industriale, esperta delle materie nelle quali si applicherà professionalmente, ma che abbia anche esperienze trasversali, per quanto riguarda sia i contenuti, sia gli strumenti tecnologici, sia la conoscenza di territori diversi.

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