Accademia di Santa Cecilia, incassi aumentati del 42% nel 2023
La tendenza al recupero di pubblico e ricavi dopo il Covid prosegue anche nel 2024, con risultati incoraggianti. In umento anche i giovani spettatori
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Dopo un 2023 chiuso con un incremento di biglietti venduti del 27% e addirittura del 42% per quanto riguarda gli incassi - pur a parità di prezzi - anche il 2024 ha registrato finora numeri incoraggianti in termini di pubblico e ricavi. «C’è un trend positivo che trova conferma anche quest’anno e questo è certamente positivo», osserva il presidente e sovrintendente dell’Accademia Santa Cecilia di Roma, Michele dall’Ongaro, alla guida della fondazione lirica capitolina dal febbraio 2015 e prossimo a lasciare il suo incarico, nel febbraio 2025, in concomitanza con la scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione.
La forza di una lunga storia alle spalle
«Lasciamo un’istituzione con oltre 500 anni di storia e un passato superbo che attraversa le vicende del nostro Paese - dice il presidente -. Dalla bolla papale di Sisto V che nel 1585 diede vita all’Accademia, ai grandi musicisti che qui hanno lavorato, da Corelli a Puccini, da Respighi a Vivaldi, da Scarlatti a Donizzetti... tutti i grandi mastri hanno avuto a che fare con l’Accademia».
Una storia che, chiunque si trovi alla guida di questa istituzione, ha sempre voluto proseguire, pur innovando, senza fratture con il passato, ma nel solco della continuità. «Abbiamo fatto moltissimi cambiamenti in questi cinque anni di mandato, soprattutto dopo il Covid - aggiunge il presidente - ma si inseriscono nel solco di questa tradizione prestigiosa».
Qualità e proposta, nonostante la crisi
Ovviamente Santa Cecilia, come tutte le fondazioni liriche, negli ultimi 15-20 ha dovuto fare i conti non solo con la pandemia, ma più in generale con la crisi che ha progressivamente ridotto i finanziamenti pubblici e privati alla cultura. «Eppure siamo riusciti, senza fare tagli e soprattutto senza abbassare la qualità artistica della proposta, ad affrontare le difficoltà che il mondo dell’economia ha attraversato - spiega dall’Ongaro, tracciando un bilancio del suo mandato -. Il costo della produzione, ad esempio, di un quartetto d’archi è il medesimo dei tempi di Haydn, oggi però abbiamo una sala di 2.800 posti, con due repliche per concerto, quindi si tratta di portare quasi 6mila persone per ogni titolo in cartellone».
Una sfida non facile: «Quando si parla di percentuali di riempimento sala bisogna considerare che noi abbiamo uno degli auditorium più capienti d’Europa - aggiunge il presidente - in un Paese che non ha una tradizione sinfonica».






