Innovazione

Accenture, partnership con Wta per portare l’AI nel tennis femminile

La sponsorship prevede la creazione di una nuova piattaforma entro sei mesi per migliorare l’esperienza di atlete e fan

di Andrea Biondi

Da sinistra Marina Storti, ceo di WTA Ventures e Mauro Macchi, ceo di Accenture Emea Rob Prange

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Una partita che non si gioca più soltanto sulla terra rossa di Roma o del Roland Garros, oppure sull’erba di Wimbledon. Si gioca nei dati, nelle piattaforme, nella capacità di trasformare un circuito globale in una macchina digitale più semplice per le atlete, più efficiente per l’organizzazione e più coinvolgente per i tifosi.

È il senso della partnership pluriennale annunciata da Accenture e Wta (Women’s Tennis Association): non una sponsorizzazione, ma un accordo tecnologico per modernizzare l’infrastruttura della Wta partendo, nella sua declinazione pratica, dal ridisegno della “Player Zone”, la piattaforma con cui le giocatrici gestiscono tornei, ranking, programmi, viaggi e informazioni. Dietro l’operazione non c’è una semplice sponsorizzazione, ma un progetto industriale e tecnologico.

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La Wta, che organizza oltre 50 tornei in 26 Paesi, sta puntando a un salto di qualità tecnologico per sostenere la crescita globale del circuito. Mauro Macchi, ceo di Accenture Emea e presidente di Accenture Italia, sintetizza così, parlando al Sole 24 Ore, il senso dell’operazione: «Il tennis femminile è uno degli sport più popolari e di maggior successo a livello mondiale e crediamo che il suo futuro sarà definito da ciò che costruiremo oggi». Per Macchi, la partita si giocherà sulla capacità di usare tecnologia e IA per reinventare il rapporto fra atlete, organizzazione e pubblico: «Ci sono ampie possibilità di mettere a fattor comune tecnologia, dati e IA per reinventare l’esperienza delle atlete e sostenere la crescita di questo gioco nel mondo».

In questo quadro «lo sport in generale rappresenta un ambito ideale per sperimentare tecnologie come l’intelligenza artificiale, reinventando l’esperienza del consumatore, come degli atleti». E il momento, aggiunge il ceo di Accenture Emea è propizio anche perché, andando oltre la partnership e il tema sportivo, «c’è un’attenzione sempre maggiore da parte delle aziende per l’AI con l’obiettivo non tanto dell’efficienza quanto della crescita». Se vale per i settori più tradizionali, non può dunque che valere anche per lo sport.

La partnership durerà cinque anni ed è guidata da Accenture Europe, che comprende anche Medio Oriente e Africa, in linea con il nuovo asse internazionale della Wta e con il ruolo delle Finals di Riad. Accenture porterà investimenti, ingegneri e competenze operative: diverse decine di persone lavoreranno già nella fase iniziale del progetto. Il modello guarda ad altre esperienze sviluppate nello sport globale, dalla Nfl al golf. E per il futuro «guardiamo ad altri possibili accordi, come ad esempio con l’America’s Cup».

Marina Storti, ceo di Wta Ventures, parlando al Sole 24 Ore spiega dal canto suo che la federazione vuole «creare una piattaforma commerciale unificata, moderna e orientata al futuro per liberare tutto il valore del tennis femminile». La manager insiste soprattutto sul concetto di partnership strategica: «Cerchiamo organizzazioni che condividano la nostra visione sullo sviluppo dello sport e sulla necessità di elevare l’esperienza di fan e giocatrici».

Quanto ad Accenture, non è solo un partner tecnologico, ma anche di consulenza strategica e per la ceo di Wta Ventures rappresenta anche «un segnale non solo per il tennis ma per tutto lo sport femminile. L’accordo con un player globale di questo calibro segnala che stiamo crescendo e mette in evidenza il nostro valore futuro. Da questo punto di vista noi la consideriamo una validazione della strategia e ti tutto ciò che abbiamo fatto per far crescere il tennis femminile». Il progetto, come detto, non si fermerà alle atlete. La Wta punta anche a usare i dati per raccontare meglio il circuito e rafforzare il coinvolgimento dei tifosi. «Se le giocatrici sono felici, tutto il resto segue».

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