Acqua risorsa cruciale ma resta un gap di azioni e conoscenza
Il goal 14 dell’Agenda Onu 2030 sulla vita sottomarina è tra i più in ritardo e sconta un deficit di monitoraggio che si sta cercando di colmare anche con l’IA. Un’ulteriore spinta potrebbe arrivare dalla legge sul ripristino della natura
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Oro blu, risorsa preziosa per la sopravvivenza umana e scrigno di biodiversità. L’acqua, sempre più minacciata dal cambiamento climatico, è tra i protagonisti dell’Agenda Onu 2030 – che dedica all’uso sostenibile degli Oceani e alla vita sottomarina l’obiettivo 14. Ma proprio qui si registrano ritardi significativi: un divario di azioni e di conoscenza che si sta cercando di colmare, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. E un’opportunità da cogliere che arriva dalla legge Ue sul ripristino della natura.
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Quadro a tinte fosche
L’ultimo aggiornamento dell’Onu è contenuto nel report “Progress towards the sustainable development goals” di inizio giugno che punta il dito in particolare contro l’aumento dell’acidificazione, il riscaldamento degli oceani e il traguardo della pesca sostenibile ancora lontano. Sollecita inoltre maggiori investimenti nella scienza e nelle tecnologie innovative. «La situazione è a tinte fosche con un andamento molto lento», dice Ivan Manzo, referente del gruppo di lavoro Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) sul Goal 14 . E snocciola alcuni dati a livello globale: solo l’8,4% degli oceani è classificato come area marina protetta, una percentuale ancora lontana dal 30% entro il 2030 fissato dal Kunming-Montreal global biodiversity framework, mentre il 35,5% degli stock ittici marini è ancora sovrasfruttato.
Se si restringe il focus al Mediterraneo, spiega Giovanni Coppini, direttore del programma Coste Globali come nuova frontiera (Global coasts as a new frontier) del Cmcc, il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici ,«il quadro che emerge è preoccupante: il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato con una temperatura media superficiale di 21,2 gradi centigradi, superata solo dal record del 2024 (21,3 gradi). E per il terzo anno consecutivo l’intero bacino ha registrato ondate di calore marino, con eventi intensi che hanno caratterizzato il 93% della superficie». A questo si aggiunge l’innalzamento del livello del mare, già di sei centimetri negli ultimi 20 anni con proiezioni fino a più di mezzo metro negli scenari peggiori. «Segnali - afferma - che non possiamo più ignorare».
Nella Ue - secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat sull’Agenda Onu 2030 pubblicato a inizio giugno - l’acidità delle acque superficiali è aumentata del 3% nel 2025 rispetto al 2019. Qualche timido segnale di miglioramento però c’è. Le aree protette rappresentano il 13,7% del totale, il 2,8% in più rispetto al 2019 (ma il dato si ferma al 2023) ed è diminuito lo sfruttamento degli stock ittici con un valore mediano di 0,85 che rappresenta un calo del 35% rispetto al 2018. Tuttavia, fa notare Coppini, il Mediterraneo detiene la percentuale più alta al mondo di stock non sostenibili. «Un’altra nota dolente - rileva - riguarda l’implementazione del target per ridurre l’inquinamento marino: nel Mediterraneo fino all’82% dei rifiuti sono plastiche e l’eutrofizzazione delle acque costiere, ovvero l’inquinamento causato dall’accumulo di sostanze nutritive nell’acqua, rimane critica».
In Italia guardando all’ultimo Rapporto Asvis (il prossimo verrà pubblicato a ottobre) «il goal 14 - sottolinea Manzo - ha mostrato qualche segnale di miglioramento a partire dal 2020 per poi stabilizzarsi». In particolare, il nostro Paese è ancora lontano dal traguardo della pesca sostenibile: secondo l’ultimo dato disponibile (2023) il 62% degli stock ittici è sovrasfruttato. I risultati sono insufficienti anche sulle aree marine protette, pari all’11,6 per cento. «Siamo preoccupati – prosegue il referente dell’Asvis - : il goal 14 è tra gli obiettivi più in ritardo. Di questo passo non riusciremo a centrare il traguardo nel 2030. Serve uno scatto in avanti anche nell’azione di monitoraggio e nella disponibilità di dati puntuali e aggiornati». Tanto più che – fa notare Coppini– il goal 14 resta il più sottofinanziato tra tutti gli obiettivi dell’Agenda Onu: per raggiungerlo entro il 2030 servirebbero quasi 175 miliardi di dollari all’anno, ma la strada da percorrere resta ancora molta se si pensa che dal 2015 al 2019, solo per fare un esempio, ne sono stati allocati meno di 10 miliardi».


