Addio a Fulvio Lucisano: il re dei produttori aveva 98 anni
Pioniere del cinema italiano, Lucisano ha fondato importanti società di produzione e guidato l’Anica, lasciando un’eredità che continua con le figlie nel mondo dello spettacolo
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«Non c’è dubbio: che io ricordi è il momento più difficile per il mondo del cinema. E la vedo abbastanza nera, anche per la lentezza con cui le istituzioni stanno affrontando la situazione». Era il 28 giugno 2020 e Fulvio Lucisano esordiva così in una lunga intervista al Sole 24 Ore, fatta insieme alla figlia Federica. Difficili da derubricare parole così, se a dirle è uno dei leoni del cinema italiano.
Chiedilo al Sole
Fulvio Lucisano, nato il 1° agosto del 1928, in circa 70 anni di attività le ha viste tutte: dalla fase delle file al botteghino, a quella in cui il cinema ha iniziato a fare i conti con la Tv commerciale – e a soffrire – fino a quella attuale delle piattaforme, un po’ committenti e un po’ concorrenti (e se siano più avversarie o alleate è dibattito apertissimo).
Non un punto di osservazione qualsiasi il suo, che oltre all’attività della Lucisano Media Group, nella sua lunga carriera è stato anche presidente di Anica e dell’Unione Nazionale Produttori, insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro e vincitore di un David di Donatello e un Nastro alla carriera. Produttore, distributore, esercente e talent scout. «Il cinema soffrirà come ha sofferto il teatro. Ma la gente continuerà ad andarci. La sala è insostituibile» fu la conclusione. E in effetti, a guardarla ora, passato l’effetto Covid, la traiettoria disegnata da quelle parole sembra rispettata.
Una vita per il cinema
A 98 anni Fulvio Lucisano se ne va lasciando dietro di sé qualcosa che non sta soltanto nei titoli di oltre centotrenta film, nei David di Donatello, nei Nastri d’Argento, nelle nomination agli Oscar o nella società omonima costruita. Lascia un mestiere. O forse, più precisamente, un modo di intenderlo. Quello del produttore che leggeva una sceneggiatura, guardava un attore salire sul palcoscenico, faceva due conti e poi decideva di rischiare. Spesso i suoi soldi. E la faccia.
Lucisano apparteneva alla generazione per la quale produrre cinema non significava amministrare soltanto tax credit, finestre distributive e piattaforme. Significava soprattutto scegliere. E qualche volta sbagliare. Lui stesso raccontava senza troppe indulgenze di avere rinunciato ai diritti italiani di “Rambo”, perché nel 1982 gli era sembrato troppo violento, e di avere ceduto quelli di “Dio perdona... io no!”, primo film della coppia Bud Spencer-Terence Hill.








