Aerei, le strategie delle compagnie contro il caro carburante
Gli hub alternativi per volare verso Oriente, ma con prezzi alle stelle. I vettori europei chiedono alla Ue la riduzione dell’utilizzo del SAF
di Mara Monti
4' di lettura
I punti chiave
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In Europa cresce la domanda di viaggi, il Medio Oriente è fermo e gli Stati Uniti mantengono le posizioni. In vista delle prossime festività di Pasqua, le compagnie aeree europee stanno rivedendo i loro piani alla luce del conflitto in Iran e decidere su quali destinazioni puntare. Il Vecchio Continente risulta quello meglio posizionato dal momento che per i voli a corto raggio intra-europei si prevede una crescita della capacità del 4% nel primo trimestre, del 7% nel secondo trimestre e del 6% nel terzo trimestre, secondo gli analisti. Cifre che potrebbero variare con l’evolversi del conflitto se le compagnie aeree dovessero riassegnare ai voli europei gli aerei utilizzati in Medio Oriente. Come nel caso di Wizz Air, la compagnia ungherese low cost che sta spostando gli aerei verso l’Europa dalle basi più rischiose in Medio Oriente.
Gli hub alternativi per volare verso Oriente
Con la minor presenza di voli dai paesi del Golfo per le massicce cancellazioni subite dai principali hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi, altri scali stanno emergendo come alternativa per chi deve volare verso Oriente. Un vantaggio che associato alla mancanza di cancellazioni, sta portando ad aumenti a due cifre dei prezzi dei biglietti aerei.
La start up Maiora Solutions, specializzata in pricing e revenue management, ha calcolato su un panel di 30 aeroporti nell’area mediorientale che in media il costo dei voli verso il Medio Oriente è aumentato del 36% nelle ultime due ultime settimane con punte del 114% per i collegamenti in business class da Londra verso Amman in Giordania e del 33% in economy. La Giordania sta sfruttando la sua posizione di gateway obbligatorio per chi deve raggiungere Israele così come lo scalo di Muscat sta emergendo come porta alternativa verso Oriente: per volare da Londra verso la capitale dell’Oman, al momento il costo del biglietto è il 34% più alto rispetto a due settimane fa. In Turchia, Istanbul è l’hub più attrezzato come alternativa a Dubai come dimostrano gli incrementi del 44% dei biglietti aerei. In questa riscrizione dei cieli, anche Atene si gioca le sue carte tanto che i voli da Londra sono saliti del 39% negli ultimi quindici giorni.
La domanda di viaggi resta forte
Le compagnie aeree avvertono che anche nei collegamenti in Europa non mancheranno i rincari legati all’impennata del prezzo del petrolio. L’avvertimento è stato lanciato dalle principali compagnie aeree europee, riunite a Bruxelles dall’associazione Airlines for Europe (A4U). Il direttore generale della Iata, l’associazione delle compagnie aeree, Willie Walsh è positivo sul fatto che la domanda globale di viaggi si mantiene per ora robusta, ma le compagnie aeree potrebbero ridurre la capacità se il conflitto dovesse protrarsi con la conseguente carenza di carburante per aerei. «Sarà un cambiamento strutturale. Dovremo valutare come l’industria ridistribuirà la capacità e come proteggerci da eventuali problemi di approvvigionamento di carburante». ha detto Walsh aggiungendo che in questo conflitto «non ci saranno né vincitori, né vinti». I prezzi del carburante per aerei sono raddoppiati da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran il mese scorso.
Per le compagnie aeree che non utilizzano contratti di hedging a copertura degli aumenti del costo del carburante, come i vettori statunitensi United, Delta e American Airlines, i costi aggiuntivi sono dell’ordine di miliardi di dollari. La compagnia aerea scandinava SAS, che non si copre dal rischio di cambio, ha annunciato questa settimana la cancellazione di circa mille voli a causa dell’aumento dei prezzi del carburante.


