Turismo

Affitti brevi, a Napoli tetto del 30% in arrivo da dicembre

La stretta sui singoli edifici non è attiva da subito: serve prima un regolamento. Il limite sarà applicato attraverso una piattaforma per verificare la capienza

di Annarita D’Ambrosio e Giuseppe Latour

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IMAGOECONOMICA

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Il tetto del 30% per gli affitti brevi in alcuni quartieri del centro storicodi Napoli non scatterà da subito. Serve prima un regolamento attuativo: l’obiettivo dell’amministrazione è portarlo in giunta nel mese di ottobre, per rendere operativa la misura a partire da dicembre. Nel frattempo, però, c’è il rischio che parta la corsa ad attivare nuovi affitti brevi, per aggirare la stretta.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Cosa prevede la variante

La variante urbanistica appena approvata dal Comune di Napoli poggia su due elementi centrali per limitare questo tipo di locazioni: l’obbligo di cambiarela destinazione d’uso, passando alla A/2 (abitazioni per uso turistico), e il vincolo in base al quale, nell’edificio nel quale è collocato l’appartamento in locazione breve, la superficie dedicata a questa finalità non può superare il 30 per cento. La parte relativa ai cambi d’uso è in vigore da subito, mentre quella sul tetto del 30% ha bisogno di un regolamento attuativo.

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Piattaforma in progress

Nel testo bisognerà definire i dettagli di funzionamento della piattaforma che consentirà di impegnare la superficie dedicata a locazione breve. In pratica, quando si presenta la Scia per cambio d’uso allo sportello unico edilizia, questo sarà collegato al Suap e consentirà di verificare se nel proprio edificio c’è superficie libera per non sforare il tetto del 30 per cento. Dopo trenta giorni (tempo entro il quale l’amministrazione può bloccare la Scia), il cambio si consolida e la superficie dedicata ad affitto breve sarà impegnata.

Il lavoro in corso viene raccontato dal vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Laura Lieto: «È in ultimazione la piattaforma digitale, che adotteremo con un disciplinare approvato dalla Giunta comunale, sulla quale è possibile accreditarsi e nella quale verranno rese disponibili le procedure per richiedere il cambio di destinazione d’uso verticale e orizzontale. La piattaforma consentirà inoltre di verificare in tempo reale e in maniera preventiva la capienza del singolo edificio e chiarirà le particolari casistiche relative alla saturazione della soglia. La piattaforma sarà, inoltre, uno strumento di trasparenza amministrativa e garantirà l’accesso pubblico alle informazioni».

Il rischio

La superficie già impegnata in passato sarà misurata nei nuovi tetti: quindi, se un edificio supera il limite, la domanda non potrà essere presentata. Proprio qui, però, arriva uno dei problemi delle prossime settimane. Il rischio è che, in questa fase transitoria, ci sia un aumento delle richieste di cambio d’uso per bloccare le superfici disponibili. Anche se dal Comune si riservano verifiche rafforzate, qualora ci sia un incremento sospetto delle Scia.

Attività in forma imprenditoriale

Nelle restrizioni, per una strada diversa, ricadono anche i soggetti che esercitano l’attività in forma imprenditoriale (ad esempio, chi affitta almeno tre appartamenti). A loro non si applica il tetto del 30%; sono, però, già da adesso obbligati a cambiare la destinazione d’uso verso la nuova categoria dedicata al ricettivo extra alberghiero. Il problema è che questi cambi hanno vincoli minimi di superficie, variabili a seconda del tipo di edificio. Quindi, potrebbe accadere che nei loro immobili non ci siano le dimensioni adatte a un’attività ricettiva.

Allarme ricorso

I gestori aspettano di leggere il regolamento, ma non escludono un ricorso al Tar, perché i dubbi restano molti. Mario Morra, referente regionale Aigab (Associazione gestori affitti brevi) e membro dell’Osservatorio turismo della Regione Campania, precisa: «Andrà chiarito cosa accade nel limbo tra vigenza e piattaforma operativa, oltre al delicato tema della retroattività. Il Comune ripete che la variante non è retroattiva. In senso formale è vero, ma il calcolo del 70/30 include lo stock non imprenditoriale già esistente. Sul piano sostanziale, quindi, l’impatto sull’esistente c’è. Quanto alla nuova destinazione d’uso poi il proprietario di un’unità classificata A/2 vincola l’immobile a un unico impiego o può mantenere la flessibilità? E il cambio obbliga a una variazione catastale Docfa? In tal caso la nuova classificazione inciderebbe anche sulla rendita».

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