L’operazione

Agroalimentare, operazione della Guardia di finanza a Latina contro il lavoro irregolare

Portati alla luce contratti non a norma e condizioni degradanti in alcune aziende della provincia. Rinvenuta a Priverno la carcassa di un topo negli spogliatoi dei dipendenti

di Pietro Menzani

 IMAGOECONOMICA

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Irregolarità contrattuali, lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno e condizioni ambientali degradanti. È quanto ha rilevato la Guardia di Finanza ispezionando le sedi di alcune aziende agricole della provincia di Latfina. L’operazione delle Fiamme Gialle si è svolta nell’ambito del contrasto al lavoro sommerso e irregolare, con l’obiettivo di tutelare i dipendenti da soprusi e sfruttamenti.

L’operazione della Guardia di Finanza

Al centro delle ispezioni avviate il 13 maggio dai militari del Comando Provinciale di Latina ci sono le sedi, i campi e le serre di coltivazione di sette aziende del comparto agroalimentare operanti nei comuni di Sezze, Pontinia, Cisterna di Latina, Priverno e Fondi.

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Alla maxi-operazione hanno preso parte più di 60 finanzieri supportati da un elicottero, necessario - data l’estensione delle aree agricole interessate - per individuare dall’alto lavoratori e braccianti.

Le anomalie riscontrate

Dopo aver raccolto la documentazione relativa alla gestione delle società e ai rapporti lavorativi in essere, le Fiamme Gialle hanno identificato 93 lavoratori, tutti stranieri, provenienti per larga parte da India, Bangladesh e Nord Africa. Tre di loro sono risultati sprovvisti di permesso di soggiorno.

Dai controlli preliminari, come comunica la Gdf, stanno emergendo numerose irregolarità. Alcune anomalie sono legate alla totale assenza di contratti di lavoro, altre a un numero di ore di lavoro effettivamente prestate di gran lunga superiore a quello indicato sul contratto. Sono stati anche rilevati salari e paghe orarie inferiori a quelli dichiarati ufficialmente.

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Condizioni di lavoro degradanti

In un’azienda di Priverno in cui sono stati identificati 28 lavoratori, poi, l’ispezione ha portato alla luce condizioni ambientali e lavorative degradanti. Sono stati trovati rifiuti pericolosi sul fondo agricolo, scoperta che ha portato al sequestro preventivo dell’area.

In più, è stata addirittura rinvenuta la carcassa in decomposizione di un topo all’interno di un capannone adibito anche a spogliatoio per i lavoratori e dotato di armadietti. Il titolare della società è stato segnalato all’Autorità giudiziaria per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Infine, a seguito dell’operazione un imprenditore è stato deferito per aver impiegato lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e della richiesta nominativa allo sportello unico per l’immigrazione. All’uomo è stata comminata la maxi-sanzione aggravata ed è stata proposta all’ente competente la sanzione accessoria della sospensione immediata dell’attività imprenditoriale.

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