Intelligenza artificiale

AI: Aon, il vero vantaggio competitivo nasce dalle persone

Le imprese italiane accelerano, ma servono più competenze per trasformare l’innovazione in valore

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le aziende, a livello globale, riconoscono che «saranno le persone a decretare il successo dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma non stanno investendo in modo adeguato nelle strategie di sviluppo del capitale umano. È quanto viene sottolineato nella prima edizione dello 'Human Capital Trends Study', realizzato da Aon, azienda leader a livello globale nell’intermediazione assicurativa e nella consulenza per la gestione dei rischi e del capitale umano. Secondo il report - che ha coinvolto 2.361 leader aziendali in più di 62 paesi, tra cui l’Italia - l’88% delle aziende concorda sul fatto che l’intelligenza artificiale richiederà nuove competenze alla forza lavoro e indica, tra i principali fattori di successo per i prossimi tre anni, lo sviluppo di capacità come adattabilità, leadership e gestione del cambiamento, considerate persino più rilevanti delle competenze tecniche. Nonostante questa consapevolezza, permane un divario tra intenzione e azione: il 73% delle organizzazioni ha già avviato o sta sperimentando iniziative di AI, ma solo il 18% dichiara che la maggior parte dei dipendenti ha partecipato nell’ultimo anno a programmi di upskilling o reskilling dedicati.

Questo disallineamento «è ancora più evidente – viene spiegato nello studio - quando le strategie di AI vengono sviluppate senza un chiaro collegamento con gli obiettivi di business, i modelli operativi o le competenze necessarie per realizzarle». Solo il 28% delle aziende ha assunto professionisti con competenze specifiche in ambito AI, segno di una forte dipendenza dallo sviluppo delle risorse interne. Il risultato indica quindi «una distanza tra ciò che le organizzazioni sanno essere determinante per il successo e il modo in cui allocano le risorse: una criticità che si sta configurando come un rischio concreto per il valore d’impresa».

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L'Italia è un mercato in evoluzione con ampi margini di crescita

Anche in Italia l’interesse verso l’Intelligenza artificiale è elevato: il 33% delle imprese - secondo lo studio - ha implementato soluzioni di AI, rispetto a una media globale del 44%. «Si tratta di un dato che evidenzia come il mercato italiano si trovi ancora in una fase di consolidamento e accelerazione - spiega Aon - ma che allo stesso tempo rappresenta un’importante opportunità per le organizzazioni che sapranno investire tempestivamente nello sviluppo delle competenze e nella trasformazione dei propri modelli operativi».

La consapevolezza del cambiamento è già diffusa: l’83% delle aziende italiane ritiene che l’AI creerà nuove opportunità e richiederà nuove competenze, mentre il 30% prevede un impatto significativo sull’evoluzione di alcuni ruoli professionali. Tuttavia, quasi un quarto della forza lavoro non ha partecipato ad alcuna iniziativa di formazione legata all’AI negli ultimi 12 mesi, evidenziando l’esigenza di accelerare i percorsi di sviluppo delle persone. «L’intelligenza artificiale non è solo una trasformazione tecnologica, ma una profonda trasformazione organizzativa. Le aziende che sapranno agire con determinazione potranno cogliere appieno le opportunità offerte dall’AI», ha commentato Cecilia Exacoustos, Head of Human Capital Solutions di Aon. «Colmare il divario tra intenzione e azione sarà l’elemento distintivo: le realtà che riusciranno a sviluppare le competenze giuste, rafforzare la cultura organizzativa e abilitare una leadership capace di guidare il cambiamento saranno quelle meglio posizionate per trasformare l’intelligenza artificiale in un vantaggio competitivo solido e duraturo».

La preparazione della forza lavoro è il fattore chiave

Lo studio evidenzia, inoltre, che l’80% delle organizzazioni, a livello globale, individua nell’automazione delle attività routinarie uno degli obiettivi principali dell’AI, mentre solo il 35% considera prioritari gli investimenti in percorsi strutturati di upskilling e reskilling. Allo stesso tempo, i leader riconoscono in misura crescente il ruolo determinante delle capacità umane per il successo dell’AI: l’84% dei datori di lavoro ritiene che tali capacità acquisiranno maggiore rilevanza con l’aumentare dei livelli di automazione, mentre il 37% indica i futuri gap di competenze della forza lavoro come la principale criticità nei prossimi cinque-dieci anni. Nel loro insieme, questi dati mostrano un disallineamento evidente: le organizzazioni stanno accelerando sull’automazione, ma continuano a sottostimare il valore dell’investimento sulle persone necessarie per renderla operativa in modo efficace e sostenibile. Il report sottolinea come, «in assenza di aspettative chiare e di adeguati framework di governance sull’utilizzo dell’AI, o quando il livello di preparazione resta indietro rispetto alla sua implementazione, le organizzazioni si espongono a una maggiore lentezza nell’adozione, a processi decisionali frammentati e a un incremento dei rischi operativi e reputazionali, limitando il valore che l’AI potrebbe generare».

Trasformare l’investimento in AI in valore concreto

Oltre a identificare i rischi, lo Human Capital Trends Study di Aon delinea una serie di azioni concrete che le organizzazioni possono intraprendere per colmare il gap di preparazione e liberare il pieno valore dell’AI. Tra queste: allineare la strategia di AI alla pianificazione della forza lavoro; valutare le competenze esistenti e i fabbisogni futuri; investire in percorsi strutturati e diffusi di upskilling e reskilling; rafforzare le capacità di leadership nella gestione del cambiamento attraverso modelli di governance chiari; valorizzare dati e analytics sulle persone, sempre più integrati e maturi, per orientare in modo più efficace le decisioni di investimento. «Con l’accelerazione nell’adozione dell’AI – conclude il report - le organizzazioni si trovano di fronte a una scelta chiara: continuare a concentrare gli investimenti esclusivamente sulla tecnologia oppure investire in modo altrettanto deciso nelle persone necessarie a renderla realmente efficace».

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