Nuove tecnologie e formazione

Ai, perché bisogna imparare logica e creatività, non algoritmi

Il conflitto uomo-macchina, tanto paventato, è in realtà un assurdo logico. Il conflitto sarà semplicemente tra uomo e uomo, ovvero tra chi deterrà la conoscenza e il controllo dei nuovi strumenti, e chi la subirà venendone anche influenzato

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Negli ultimi tre anni ho sentito molto spesso commenti sul rapporto tra uomo e macchina, sui pericoli dell’IA, sulla necessità di controllare i ‘ragionamenti’ algoritmici, sulla inevitabilità che questo rapporto non possa che essere antropocentrico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ovviamente lo spazio pubblico, in particolare nella sua espressione politica, ha manifestato una varietà di opinioni significative. Del resto, il sistema pubblico rappresenta circa il 13,5% della forza lavoro del nostro Paese, e di conseguenza deve occuparsi di regolare l’utilizzo di questi strumenti da parte dei dipendenti pubblici. Inoltre, la politica ha la possibilità e il dovere di varare le norme con le quali si possono definire regole etiche e di comportamento, così come velocizzare o rallentare l’evoluzione tecnologica italiana.

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Ma c’è una riflessione più ampia che riguarda la formazione. Il conflitto uomo – macchina, tanto paventato, è in realtà un assurdo logico. Mi è capitato di litigare con forni a microonde o televisori, ma non ci ho mai creduto veramente… In un mondo tecnocratico, il conflitto sarà semplicemente tra uomo e uomo, ovvero tra chi deterrà la conoscenza e il controllo dei nuovi strumenti, e chi la subirà venendone anche influenzato. Le tematiche di natura etica nasceranno fondamentalmente da nuove possibilità, e le relative scelte potranno o meno favorire la nascita e l’uso di algoritmi capaci di realizzare decisioni importanti.

L’antropocentrismo, tante volte menzionato in questa fase storica, non è qualcosa che si realizzerà semplicemente evocandolo, e tanto meno restringendo l’accesso alle tecnologie del futuro o ritardandone la diffusione. Deve invece potersi affermare ripensando l’essere umano all’interno del nuovo equilibrio, e coinvolgendo il maggior numero di persone a divenire parte attiva del cambiamento.

Il mondo tecnocratico contribuisce inoltre a diffondere una sorta di fatalismo tecnologico che assorbe l’impostazione classica del fato come volontà divina, quello che una volta era legato al destino o ai dettami di Bibbia o Corano, e domani potrebbe essere ascrivibile a qualche ignoto algoritmo o a ChatGPT.

In un mondo dominato dalla tecnologia, l’uso inconsapevole e passivo dello strumento può produrre appiattimento e un abbandono alle decisioni e alle influenze del new normal, caratterizzato da nuovi modelli capaci di proporsi come infallibili e quindi di condizionare il proprio creatore.

Per rispondere a tutto questo, abbiamo ripensato la formazione del futuro in un’ottica completamente diversa: non formazione sull’IA o con l’IA ma ‘’a causa dell’IA’’. Questo tipo di formazione si snoderà già in questo autunno in tre percorsi innovativi: il primo è partito in questi giorni alla Pontificia Università Antonianum sul rapporto fra umano e IA, il secondo fra novembre e dicembre all’università LUISS sugli aspetti più manageriali, e il terzo, a dicembre, coinciderà con la sesta edizione dei nostri webinar online sull’IA nella PA, ormai punto di riferimento per molti dipendenti pubblici.

Tre cicli complementari, finalizzati a rafforzare il pensiero critico al fine di utilizzare i nuovi strumenti interagendo al meglio con essi e senza esserne condizionati passivamente. Nel nostro approccio, la logica diventa linguaggio universale, e si avvale di strumenti e metodologie di supporto decisionale, approcci data-driven e collegamenti fra l’evoluzione del pensiero sistemico e l’IA.

La finalità di tutto questo è imparare a interagire con il mondo algoritmico in modo nuovo. Non servirà la conoscenza di un linguaggio di programmazione, ma la capacità di formulare richieste impostate in modo strutturato, logico, creativo. Entriamo in un mondo che passerà a breve dal premiare le solite risposte a valorizzare le migliori domande, un mondo che si muoverà dalla necessità di saper prendere decisioni a risorse scarse all’importanza di saperle prendere selezionando l’eccedenza di informazioni a disposizione, e dove la prevalenza di opinioni rischia di divenire opinione prevalente. Ma si tratta anche di uno scenario ricco di prospettive, con grandi promesse di scoperte nel campo scientifico, della medicina, della genetica.

Il tempo del nozionismo volge al termine. I dati sono e saranno sempre più facilmente raggiungibili. Gli stessi percorsi formativi richiederanno una profonda revisione, così come il ruolo dell’insegnante. Sarà insensato dare la caccia alle streghe su chi ha usato o meno l’IA per fare una ricerca, quanto verificare se l’interazione con l’IA è stata di valore o meno. Le professioni si stanno già evolvendo, e subiranno profonde variazioni anche le aspettative sulla produttività individuale.

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Mentre con lo sviluppo dell’informatica, un lavoratore in area amministrativa che conosceva un po’ di programmazione diventava, al massimo, il riferimento-utente per i sistemi informativi, domani un amministrativo esperto di IA sarà un controller ‘augmented’. E questo non potrà non avere impatti organizzativi.

All’interno di tutto questo, il Formez vuole, ancora una volta, dimostrare la propria propensione all’interpretazione dei tempi, proponendo all’ecosistema pubblico il

prossimo passo, cioè lavorare all’esaltazione delle doti fondamentali dell’uomo. Un percorso aperto a tutti, nella volontà di superare l’assurda e antistorica pretesa che le buone idee e le decisioni siano prerogativa esclusiva di alcuni ruoli organizzativi, ma fondato sullo sviluppare consapevolezza generalizzata del proprio posto nel nuovo ordinario. Il fine che ci proponiamo è dare a tutti strumenti, metodi e conoscenza critica, che, in un mondo tecnocratico, non sono altro che il nuovo volto della democrazia.

(*) Presidente del Formez

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