Cannes 79

Al via il festival senza Hollywood e Italia con un’apertura francese

«Vénus électrique», un godibile melò, ha inagurato la rassegna. Unico italiano Francesco Zippel a Cannes Classic con un documentario su De Sica

di Cristina Battocletti

Il manifesto della 79ª edizione del Festival di Cannes è appeso sulla facciata del Palais des Festivals alla vigilia dell'inizio della 79ª edizione del Festival di Cannes. Il festival si svolgerà dal 12 al 23 maggio 2026.   (EPA/Teresa Suarez)

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Sotto l’immagine sognante e malinconica di Susan Sarandon e Geena Davis di Thelma & Louise, è iniziata ieri la 79esima edizione del Festival di Cannes, con i vestiti di gala frustati da un vento dispettoso sul tapis rouge srotolato in una cerimonia ad hoc nel primo pomeriggio. I francesi sono maestri del divismo e nessuno è loro pari: celebrano ogni singolo rito, creano percorsi in salita per accedere alle sale e alle interviste, proteggono e allontanano le star in modo che il divismo sia ancora più assoluto. La gente comune risponde con eccentricità passeggiando travestita da vecchie glorie del cinema, come Marilyn o Chaplin, e portando a spasso cani robot seguiti da curiosissimi cani in carne e ossa e umanoidi a passeggio circondati da fotografi. C’è un che di festoso e brioso, ma ci sono anche delle riflessioni serie da fare sul cinema.

L’inaugurazione in francese

Anzitutto, il festival ha deciso di aprire con un film francese, come sta facendo da anni ormai, Vénus électrique di Pierre Salvadori, dando massima luce al proprio cinema. Giusto e sacrosanto, ma ha cominciato a perdere Hollywood e i blockbuster che, magari Fuori concorso, facevano gran polvere di stelle. Così, quel manifesto che ricorda come 35 anni fa Ridley Scott avesse scelto la Croisette per presentare il suo road movie, diventato un cult, sembra quasi grottesco.

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L’assenza di Hollywood

Steven Spielberg, che qui ha lanciato ET L’extraterreste nel 1982, ha scelto di andare direttamente in sala a giugno con Disclosure Day saltando del tutto la rassegna francese. Sembra che gli ottimi rapporti di Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia, con l’Academy e L.A., faranno sbarcare molti film al Lido a settembre, da sempre una rampa di lancio per pellicole che si aggiudicano un Oscar.

Il problema della Francia è anche un rapporto di diffidenza e pregiudizio con i film prodotti e distribuiti da Netflix e Amazon, che quindi disertano la Croisette. Diversamente da quanto fa, giustamente, Venezia: i tempi del cinema sono ormai cambiati, non prendere in considerazione le piattaforme è anacronistico. Poi, però, bisogna dare uno spazio forte agli indipendenti.

Il vuoto degli italiani

Oltre che per Hollywood, è un deserto anche per gli italiani, se non per Francesco Zippel in Cannes Classic con Vittorio De Sica – Staging life. Questo bravissimo regista, che ricostruisce le vite dei grandi del cinema, aveva già presentato a Cannes, Oscar Micheaux - The Superhero of Black Filmmaking nel 2021 e aveva indagato, tra gli altri, le esistenze di Sergio Leone, Fellini e Volonté. Con grande pervicacia ricerca le star che abbiano conosciuto o possano aver tratto luce per la propria arte dal maestro che sceglie e questa volta, per De Sica, ha intervistato Isabella Rossellini, Ruben Östlund, Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne, Andrej Zvjagincev, Wes Anderson, Francis Ford Coppola, Asghar Farhadi. Sarà proiettato il 16 maggio, una bella data, visto che il primo fine settimana del festival è quello più ambito per il passaggio.

Attori e produzioni italiani

Ci si deve consolare con qualche attore italiano nel film Roma Elastica di Bertrand Mandico con Marion Cotillard e Noémie Merlant e che nei ruoli secondari vede Isabella Ferrari, Tea Falco, Maurizio Lombardi, Ornella Muti, Martina Scrinzi e Franco Nero. Il film, che si descrive come il tributo ai grandi maestri del cinema italiano, è prodotto in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto del Ministero italiano della Cultura. Domenica, però, a Cannes arriverà Leonardo Maria Del Vecchio, che ha coprodotto il thriller politico Paper Tiger, in concorso, di James Gray con Adam Driver e Scarlett Johansson.

Perché questo vuoto? Perché il cinema italiano è stato fermo a causa delle incertezze sul Tax credit e poiché ormai i film con le nuove tecnologie sono in grado di chiudere a tempo record avremmo potuto avere sorprese come Le città di pianura, che ha esordito, per l’appunto a Cannes. Ma evidentemente non sono stati girati. Speriamo che il ministero della Cultura faccia una seria riflessione su questo.

La capacità dei francesi di scommettere sui nuovi talenti

Quello che sanno fare bene i francesi è, invece, scommettere sui nuovi talenti e trovare ottimi film di registi poco conosciuti che regalano capolavori, come Sentimental value di Joachim Trier o Anatomia di una caduta di Justine Triet. Coraggiosi e corroboranti per cinefili e spettatori casuali che tornano ad avere fiducia in un cinema che sa dire qualcosa di nuovo e toccante.

I registi più attesi e l’apertura

Comunque, arrivano anche i maestri, da Almodóvar a Kore-EdaHirokazu, a Hamaguchi, a Pawlikowski e star come Marion Cotillard, Alicia Vikander, Javier Bardem, oltre a Driver e Johansson.

Il film che ha inaugurato ieri il festival è una commedia romantica molto godibile, Vénus électrique, ambientata nella Belle époque parigina, tra metempsicosi, rimpianto e dramma di un pittore che ha perduto la moglie e crede di ritrovarla in una specie di Medium elettrica. Dopo i cani robot a spasso sulla Croisette, può essere uno spunto di riflessione.

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