L’intervista

Alaa Farouk: «Il settore agricolo italiano può guardare all’Egitto come hub per l’Africa. Noi siamo pronti»

Il ministro dell’Agricoltura egiziano spiega il programma di rafforzamento del settore e i progetti per la sicurezza alimentare. «Stiamo individuando le modalità per valorizzare al meglio gli asset di proprietà del ministero, investendoli nel modo più efficiente possibile». «Con Roma si può andare oltre al modello di conversione del debito e sfruttare ancor di più il collegamento Ro.Ro tra Damietta e Trieste». Acquacoltura e nuove tecnologie sono fondamentali. «Abbiamo discusso con l’Ue la creazione di un centro per la produzione e la commercializzazione di sementi ad alto rendimento»

Il ministro egiziano dell’Agricoltura e della Bonifica fondiaria, Alaa Farouk

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«Esistono ancora grandi opportunità per le imprese private italiane che intendano ampliare gli investimenti nel settore agricolo egiziano, soprattutto alla luce della volontà del governo di rafforzare gli investimenti agricoli e favorire l’ingresso di aziende straniere in partnership con soggetti egiziani e con il settore privato. Questo avrà ricadute economiche sui Paesi del bacino del Mediterraneo e del Nord Africa». È quanto afferma Alaa Farouk, ministro dell’Agricoltura e della Bonifica fondiaria dell’Egitto, in un’intervista a 24OreNextMed, nella quale sottolinea anche l’obiettivo di «rafforzare il commercio intra-africano e, al tempo stesso, creare opportunità di accesso per le imprese europee, comprese quelle italiane, ai mercati africani». Con un lungo percorso professionale nel settore finanziario e bancario, Farouk è stato presidente dell’Agricultural Bank of Egypt dal 2020 prima di assumere l’incarico ministeriale nel luglio 2024. In questa intervista, il ministro analizza le sfide del settore agricolo egiziano e le opportunità di investimento per il settore privato italiano.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Quattro decenni nel settore bancario, anche in posizioni di vertice presso Barclays Egypt e National Bank of Egypt. In che modo questo percorso professionale ha influenzato il suo approccio alla politica agricola da quando è ministro? Considera l’agricoltura principalmente in termini di produzione o come un sistema di investimento del quale vanno valutati i finanziamenti, rischi e rendimenti?

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«Non vi è dubbio che l’esperienza maturata nel settore bancario abbia avuto un impatto positivo sul mio lavoro nel comparto agricolo. Da quando sono diventato ministro dell’Agricoltura e della Bonifica fondiaria, nel luglio 2024, ho cercato costantemente di gestire questo settore con una mentalità economica, orientata agli investimenti, con l’obiettivo di conseguire la massima efficienza nell’utilizzo delle risorse. Stiamo individuando le modalità per valorizzare al meglio gli asset di proprietà del ministero, investendoli nel modo più efficiente possibile. Inoltre, stiamo lavorando alla realizzazione di un sistema di trasformazione digitale, attraverso la digitalizzazione di tutti i dati e le informazioni del ministero, al fine di rendere più efficace il processo decisionale. Vogliamo anche definire criteri chiari per la selezione e la valutazione dei funzionari del ministero responsabili di sostenere l’attuazione di questo sistema. Lavoriamo costantemente per trasformare i settori produttivi e di servizio in attività in grado di generare un ritorno sugli investimenti. Allo stesso tempo, attribuiamo grande importanza alla ricerca scientifica e all’innovazione in agricoltura, incoraggiando i ricercatori che operano nei centri di ricerca collegati al ministero, definendo indicatori e standard specifici per misurare le performance e monitorare i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati».

L’Egitto e l’Italia hanno relazioni consolidate, in particolare nel settore agricolo, anche attraverso il Programma italo-egiziano di conversione del debito. È arrivato il momento, a suo avviso, di trasformare questa lunga esperienza di cooperazione pubblica in una più ampia stagione di investimenti privati italiani? E cosa dovrebbe fare l’Egitto per passare dai progetti pilota ad investimenti da milioni di euro?

«Il programma di conversione del debito italiano rappresenta un modello di successo per sostenere i settori dello sviluppo, non soltanto quello agricolo ma anche gli altri comparti. Il ministero ha beneficiato della realizzazione di due progetti nell’ambito di questo programma. Il primo riguarda il sostegno alla produzione di sementi ad alto rendimento e resistenti alla siccità, in particolare sementi orticole, con l’obiettivo di aumentare la produzione locale e ridurre la spesa per l’importazione di sementi sostenuta ogni anno dallo Stato egiziano, soprattutto per quanto riguarda le sementi. Si tratta attualmente di una delle priorità della leadership politica. Il secondo è un progetto dedicato all’acquacoltura, volto a contribuire al raggiungimento della sicurezza alimentare attraverso l’aumento della produzione ittica in Egitto. Vorrei sottolineare che, sulla base delle forti relazioni storiche tra Egitto e Italia, auspichiamo di ampliare la portata di questo programma e aumentare il numero dei progetti sostenuti dalla parte italiana. Questa direzione consentirebbe di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi nel settore agricolo, sostenere lo sviluppo sostenibile e contribuire alla sicurezza alimentare non soltanto a livello nazionale, ma anche regionale, migliorando al contempo le condizioni dei piccoli agricoltori».

Nella strategia in quattro pilastri presentata nell’aprile 2026, lei ha indicato l’obiettivo di costruire un’agricoltura ad alta produttività, orientata all’export e anche sostenibile dal punto di vista ambientale, in grado di garantire la sicurezza alimentare nonostante l’instabilità regionale e i cambiamenti climatici. Alla luce dell’instabilità dei mercati alimentari globali e dei grandi progetti di recupero di terre desertiche, come «Future of Egypt», come immagina una strategia di modernizzazione del Paese che vada oltre l’aumento delle superfici coltivate e della produzione?

«Questi quattro pilastri riguardano il rafforzamento della produttività agricola, l’aumento delle esportazioni agricole a sostegno della sicurezza alimentare, il contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici e l’espansione della bonifica e del recupero delle terre agricole. Ciò avverrà attraverso lo sviluppo di progetti nazionali quali “Future of Egypt”, il New Delta, Toshka, Sharq El Owainat, nonché i progetti di bonifica nell’Egitto centrale e meridionale e nel Sinai. Ci aspettiamo che questi progetti generino significativi ritorni economici non soltanto a livello nazionale, ma anche regionale, considerando che l’Egitto è uno dei principali esportatori di prodotti agricoli della regione. I dati del 2025 mostrano che le esportazioni agricole egiziane hanno raggiunto circa 9,5 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, in particolare agrumi, patate, uva e altri prodotti, destinati a oltre 160 Paesi nel mondo, tra cui l’Unione europea, i Paesi del Golfo, l’Africa, gli Stati Uniti e l’America Latina. La performance del settore agricolo egiziano trova conferma anche nei risultati dell’export: nel 2025 le esportazioni agricole, inclusi prodotti freschi e trasformati, hanno raggiunto circa 11,5 miliardi di dollari. Vorrei sottolineare che l’Unione europea, e l’Italia in particolare, è tra i principali partner commerciali dell’Egitto. Ogni anno circa il 25% delle nostre esportazioni agricole complessive è destinato all’Unione europea. Nei prossimi anni puntiamo ad aumentare ulteriormente le esportazioni agricole, soprattutto verso i mercati dell’Unione europea e dell’Italia, alla luce delle relazioni privilegiate e della cooperazione in corso con la parte italiana, sia attraverso l’Ambasciata d’Italia al Cairo sia attraverso istituzioni tecniche specializzate, tra cui CIHEAM Bari. Siamo stati lieti di ospitare in l’Egitto la riunione annuale del Consiglio di amministrazione del CIHEAM Bari, il Centro regionale per gli studi agricoli euro-mediterranei. L’evento riflette il ruolo regionale e internazionale dell’Egitto nel sostenere la sicurezza alimentare e nel rafforzare la cooperazione tra i Paesi mediterranei in questo ambito. Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi incontri a livello politico e commerciale tra Egitto e Italia, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione bilaterale non soltanto nel settore agricolo, ma in tutti gli altri comparti. Si è inoltre tenuto un forum sugli investimenti tra i due Paesi, oltre a incontri tra le camere di commercio e il settore privato al Cairo. Questi incontri hanno portato alla creazione di una rotta di trasporto diretto per i prodotti agricoli e alimentari deperibili: la RoRo Line tra il porto egiziano di Damietta e quello italiano di Trieste, che oggi opera regolarmente. Esistono ancora grandi opportunità per le imprese del settore privato italiano che intendano ampliare gli investimenti agricoli nei prossimi anni, soprattutto alla luce della volontà del governo egiziano di rafforzare gli investimenti nel comparto e incoraggiare le aziende straniere a entrare in partnership con soggetti egiziani e con il settore privato. Questo potrà avere un impatto economico sui Paesi del bacino del Mediterraneo e del Nord Africa».

Al termine dell’attuale programma, quali indicatori dovrebbero utilizzare i potenziali investitori italiani per misurare i progressi dell’agricoltura egiziana? Qual è l’indicatore che considera essenziale? E qual è oggi il principale ostacolo a un maggiore afflusso di capitali privati italiani nell’agricoltura egiziana?

La promozione degli investimenti nel settore agricolo costituisce uno dei principali pilastri della Strategia agricola 2030. Rappresenta inoltre una priorità per lo Stato, nell’ambito delle direttive della leadership politica volte a incoraggiare gli investimenti in tutti i settori, in particolare gli investimenti esteri nell’agricoltura. L’obiettivo è raggiungere la sicurezza alimentare a livello egiziano e regionale, aumentando al contempo le opportunità occupazionali. Lo Stato attribuisce inoltre grande importanza all’aumento del contributo del settore agricolo al Pil. Questo riflette la convinzione dello Stato circa l’importanza di sviluppare e investire nel settore agricolo. Misuriamo il successo dei nostri sforzi in base alla capacità del settore agricolo di aumentare il proprio contributo all’economia nazionale. La principale sfida che vedo è intensificare il dialogo tra le comunità imprenditoriali dei due Paesi, attraverso l’organizzazione periodica di incontri ufficiali, workshop, conferenze e forum sugli investimenti che riuniscano investitori egiziani e italiani. È necessario anche rafforzare il ruolo dei consigli economici e imprenditoriali italo-egiziani, affinché possano presentare le opportunità di investimento nel settore agricolo, mettere a confronto le rispettive visioni e costruire partnership capaci di generare interessi comuni».

L’Egitto potrebbe diventare non soltanto un mercato, ma anche una piattaforma produttiva ed esportatrice per le imprese italiane che intendono servire i mercati della regione MENA?

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«Assolutamente sì. L’Egitto deve affrontare sfide enormi, ma, nonostante ciò, offre opportunità molto promettenti grazie alla sua posizione geografica strategica, che ne fanno un centro regionale per i Paesi del Mediterraneo e una porta d’accesso privilegiata ai mercati africani. Abbiamo discusso con i Paesi dell’Unione europea la proposta di creare un centro per la produzione e la commercializzazione di sementi ad alto rendimento, in collaborazione con aziende europee specializzate, comprese quelle olandesi. Siamo pronti ad accogliere la partecipazione di aziende italiane alla realizzazione di questa iniziativa e a collaborare con la parte italiana per fare dell’Egitto una base dalla quale lanciare le esportazioni e consentire ai prodotti italiani di accedere ai mercati africani, non soltanto nel settore agricolo ma anche negli altri comparti dell’economia, sfruttando la rete di accordi commerciali di cui l’Egitto dispone. D’altra parte, l’Egitto considera l’Unione europea nel suo complesso, e l’Italia in particolare, un partner strategico. Egitto e Italia sono stati tra i primi Paesi a istituire la RoRo Line tra il porto italiano di Trieste e quello egiziano di Damietta, che consente il trasporto di merci deperibili su camion in circa 48 ore. Questo contribuisce a rendere l’Egitto un hub regionale per il commercio, anche grazie alla sua importante partecipazione al COMESA e agli altri accordi di libero scambio, che possono favorire da un lato l’interscambio commerciale tra l’Egitto e i Paesi africani e, dall’altro, offrire alle imprese europee, comprese quelle italiane, nuove opportunità di accesso ai mercati africani».

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