Poesia

Alejandra Pizarnik, la ribelle con la morte negli occhi

Pubblicate tutte le poesie della grande autrice argentina suicidatasi nel 1972, a 36 anni

Alejandra Pizarnik Alamy Stock Photo

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

«La ribellione consiste nel guardare una rosa/ finché non si sbriciolano gli occhi».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ribelle è stata fino in fondo l’autrice di questi versi, Alejandra Pizarnik, poeta argentina nata 90 anni fa: per tutta la sua breve vita ha «rimpian[to] di allontanarsi/ dall’ora in cui nacqu[e]», ha «cantato la tristezza di ciò che nasce», lo sgomento di divenire, la nostalgia di quell’innocenza assoluta che è il non esistere, il principio che dà luce alla fine. Lacerata com’era dal «desiderio di essere» e dal constatare, invece, di essere doppia («Paura di essere due/ avvicinandomi allo specchio:/ qualcuno che in me dorme/mi mangia e mi beve»). Anzi, di essere moltitudini.

Loading...

Un continuo cercarsi, il suo, sapendo che è impossibile trovarsi: «adesso/ in quest’ora innocente/ io e colei che sono stata ci sediamo/ sulla soglia del mio sguardo».

Irriducibile, ha guardato allora la rosa della sua vita appassire, la sua «realtà retrocede[re]». Fino all’ultimo ne ha scritto, fin quando se l’è tolta. «Ho consumato la mia vita in un momento», affermava, appena ventiduenne. «Con tutte le mie morti/ io mi consegno alla mia morte», dichiarava nella stessa raccolta, del 1958: Le avventure perdute. I suoi versi giovanili contengono già la cronaca della sua fine, sono epicedi riferiti a sé stessa. Quando era ancora in vita, si considerava già morta. «Moriva spiegando la sua morte».

«Poco so della notte/ ma la notte sembra sapere di me,/ e piuttosto mi assiste come se mi amasse,/ mi rimbocca la coscienza con le sue stelle». I versi espressionisti dei primi anni, quando frequentava gli artisti surrealisti di Buenos Aires, tornano già ossessivamente sul suo «disagio magniloquente» - come lo definisce l’ispanista Matteo Léfevre nell’introduzione al volume Poesia completa, che ha curato e che raccoglie integralmente tutti i componimenti della poeta nata a Buenos Aires da una famiglia ebrea di origine russa, tradotti con testo a fronte.

Rispetto a quelle più tarde, quelle scritte in prossimità del suo decesso, a trentasei anni, queste poesie contengono soltanto un po’ di luce in più: «Che importa se ci spingiamo avanti/ di sorriso in sorriso/ fino all’ultima speranza?». Contengono solo un po’ più di desiderio: «Ma chi mi darà la risposta mai usata?/ Una parola che mi ripari dal vento,/ una verità piccola su cui sedermi/ e dalla quale vivermi,/ una frase tutta mia/ che io possa abbracciare ogni notte,/ in cui mi riconosca, in cui mi esista».

Pizarnik «ha mangiato sé stessa mentre si guardava allo specchio, mentre provava ostinatamente a varcarlo» osserva, in un appassionato ricordo contenuto nel volume, la giornalista Concita De Gregorio, che quando era bambina l’aveva frequentata.

«Guardati da me amore mio/ guardati dalla donna silenziosa nel deserto/ dalla viaggiatrice con il bicchiere vuoto/e dall’ombra della sua ombra». Avvisava Pizarnik, con i suoi versi ieratici, la cui forza si concentra spesso su una, massimo tre righe, quasi degli apoftegmi.

Viaggiatrice con il bicchiere vuoto, o forse - si direbbe dalla caparbietà del suo idealismo - con la sensazione di avere un bicchiere vuoto. Dopo aver pubblicato le prime raccolte poetiche, nella prima metà degli anni Sessanta Pizarnik è andata a Parigi, dove ha conosciuto Georges Bataille, Italo Calvino, Simone de Beauvoir, Julio Cortázar e Octavio Paz e ha iniziato a lavorare come traduttrice. «Da qui in avanti - osserva Lefèvre - la sua poesia si fa più complessa, misteriosa».

La traccia lieve dell’amore per altre donne è registrata da alcune composizioni meno cupe, come Amanti: «un fiore/ non lontano dalla notte/ il mio corpo muto/ si apre/alla delicata urgenza della rugiada». Eppure anche l’amore è una delusione: meglio «riconoscere nella sete il mio emblema». La sua diventa allora un’erranza «di lupa nel bosco/ nella notte di corpi». Sempre sull’altra sponda della vita, della notte.

Loading...

«Io presagivo una scrittura totale», si rammaricava. Le sue sono liriche piene di vento e di uccelli pietrificati, desolati, metafisici, uccelli che ricordano quelli dei dipinti di Max Ernst, uccelli che disegnano nei suoi occhi «piccole gabbie», e liriche piene di gabbie che s’involano lasciando però l’autrice smarrita, impaurita. Risuonano sempre di echi mortiferi: «uccide la sua luce un fuoco abbandonato».

«La morte sempre a fianco./ Ascolto il suo parlare./ Sento soltanto me». Un essere-per-la-morte la sua vita, una condizione subìta, tuttavia, e mai accettata. «Ho voluto illuminarmi alla luce della mia mancanza di luce», confessa. Gli ultimi anni sono sempre più disperati: «Ormai ho perso il nome che mi chiamava,/ il suo volto mi scivola addosso/ come il suono dell’acqua nella notte,/ dell’acqua che cade sull’acqua».

Flora, Buma, Bumita, Sasha, Blimele, Alejandra erano i suoi nomi e soprannomi. «Eravamo tante, tanti, eravamo moltitudine. In tutte le mie vite ho avuto sete. Ho chiuso tutto ma c’è vento dentro». Pizarnik ha tentato più volte il suicidio, è riuscita nell’intento il 25 settembre 1972, ingoiando alcune pastiglie di barbiturici. «Quando la notte sarà la mia memoria/ la mia memoria sarà la notte», scriveva. Dalla sua tragica fine è nato «il mito della sua poesia», conclude Lefèvre, che la definisce «una delle autrici latinoamericane più interessanti del Novecento» . Come accade praticamente solo alle poete tragiche, infelici, morte - morte possibilmente giovani, disperate, suicide - ha potuto entrare nello smilzo, quasi impalpabile, canone eterofondato delle grandi scrittrici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Alejandra Pizarnik

Poesia completa

A cura d Matteo Lefèvre

Con uno scritto di Concita De Gregorio

Crocetti, pagg. 450, € 25

Riproduzione riservata ©
  • Lara Ricci

    Lara Riccivicecaposervizio curatrice delle pagine di letteratura e poesia

    Luogo: Milano e Ginevra

    Lingue parlate: Inglese e francese correntemente, tedesco scolastico

    Argomenti: Letteratura, poesia, scienza, diritti umani

    Premi: Voltolino, Piazzano, Laigueglia, Quasimodo

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti