Alesse: «Per corridoi portuali efficienti, sempre più accordi esteri»
Intervista al direttore di Adm: «Il rafforzamento delle relazioni istituzionali e lo sviluppo di strumenti condivisi rappresentano un fattore decisivo per il futuro del Mediterraneo e della blue economy»
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Accise, energia, ecommerce, controlli, sicurezza e gettito. In occasione dei recenti Stati generali, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli ha reso pubblici i numeri. Oltre 82 miliardi di introiti nel 2025, in aumento di circa 2 rispetto all’anno precedente. Ci sono però sul tavolo del sistema Italia i temi dell’internazionalizzazione e delle nuove piattaforme digitali che andranno sempre più a integrarsi a livello comunitario. Il direttore Roberto Alesse è più volte intervenuto a proposito della trasformazione dei sistemi attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Obiettivo: maggiore tutela del Made in italy e accelerazione dei canali procedurali. Che impatto avranno le novità tecnologiche sulla logistica, specialmente quella portuale?
Chiedilo al Sole
Direttore, il Mediterraneo rappresenta una direttrice fondamentale per il commercio internazionale. Qual è la priorità strategica per rafforzare il ruolo dell’Italia come hub nei prossimi anni?
«La priorità più rilevante è superare una visione frammentata del sistema portuale italiano e orientare lo sviluppo verso un modello integrato. Oggi i grandi operatori logistici non valutano più i singoli scali in modo isolato, ma la capacità complessiva di un Paese di offrire servizi efficienti, affidabili e prevedibili lungo l’intera catena logistica. In questo contesto, il fattore decisivo non è soltanto la dotazione infrastrutturale, ma la qualità dell’organizzazione dei processi a terra. Tempi certi, regole chiare e controlli proporzionati costituiscono gli elementi che orientano le scelte degli operatori internazionali. Per l’Italia, la competizione si gioca quindi sulla capacità di presentarsi come una piattaforma logistica unitaria, in grado di integrare porti, retroporti e reti terrestri. Questo richiede un coordinamento più stretto tra le amministrazioni, un uso sistematico delle tecnologie digitali e una programmazione coerente degli investimenti».
Quale ruolo svolge l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in questa strategia?
«Il ruolo dell’Agenzia si è progressivamente ampliato. La dogana non rappresenta più soltanto un punto di verifica al confine, ma un elemento strutturale dell’efficienza complessiva del sistema logistico. La direzione è quella di una gestione dei flussi più avanzata, che accompagni le merci lungo tutta la catena logistica e non si limiti al momento dell’ingresso nel territorio nazionale. In questo senso, strumenti come lo sdoganamento anticipato, i corridoi logistici veloci e lo sportello unico per i controlli rispondono all’esigenza di ridurre tempi e incertezze operative. L’obiettivo è duplice: da un lato, facilitare il commercio legittimo rendendo più fluido il passaggio delle merci; dall’altro, mantenere elevati standard di controllo attraverso un approccio selettivo e basato sull’analisi del rischio. In questo equilibrio tra semplificazione e presidio si determina in larga misura la competitività di un sistema portuale».

