All’asta uno dei più antichi manoscritti su Re Artù stimato fino a 4 milioni di dollari
Il volume, datato tra il 1290 e il 1310, sarà battuto all’asta da Christie’s l’8 luglio a Londra
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Un raro manoscritto medievale che racconta le leggende di Re Artù, Merlino e del Santo Graal sarà battuto all’asta da Christie’s l’8 luglio a Londra. Il valore stimato arriva fino a quasi 4 milioni di dollari. Il volume, noto come “Manoscritto Lebaudy”, è considerato dagli esperti una delle testimonianze più importanti della tradizione arturiana medievale ed è rimasto in mani private per oltre sette secoli.
Il manoscritto
Il codice risale a un periodo compreso tra il 1290 e il 1310 e contiene testi del ciclo in antico francese “Lancelot-Grail”, una delle principali fonti narrative delle storie di Lancillotto, Merlino e della ricerca del Graal. Il manoscritto comprende 126 miniature decorate, molte delle quali impreziosite da foglia d’oro brunita. Tra le immagini più note compare Merlino trasformato in un cervo, mentre altre scene raffigurano i Cavalieri della Tavola Rotonda di ritorno dalle battaglie e scontri contro i Sassoni.
Eugenio Donadoni, direttore del dipartimento di manoscritti medievali e rinascimentali di Christie’s, ha definito il volume il più antico dei tre e il più riccamente illustrato tra gli esemplari conosciuti oggi. Si tratterebbe inoltre della più antica copia del ciclo di Lancillotto e del Graal mai apparsa in una vendita pubblica.
La storia del manoscritto attraversa diversi secoli. Il codice deve il suo nome al collezionista francese Jean Lebaudy, che lo acquistò nel Novecento. In precedenza era appartenuto a figure storiche diverse, tra cui un cavaliere del XV secolo e il celebre bibliofilo britannico Sir Thomas Phillipps. Lo stile delle miniature viene attribuito al cosiddetto “Maestro dell’Apocalisse di Liegi”, miniaturista anonimo attivo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo.
Un patrimonio culturale
Oltre al valore economico e artistico, l’asta potrebbe avere conseguenze importanti anche sul piano accademico. Gli studiosi ritengono infatti che il manoscritto presenti una versione rielaborata delle storie del Graal e di Merlino, con differenze rispetto alla tradizione manoscritta più diffusa. Un elemento che, secondo gli esperti, testimonia la libertà con cui gli scribi medievali adattavano i racconti ai gusti dei committenti dell’epoca.







