Weekend di mare

Alla scoperta di Cagliari con Max Sirena, pensando alla Coppa America

Con il mare nel cuore ma, per una volta, i piedi sulla terraferma. Il ceo di Luna Rossa racconta la sua città fra ristoranti di pesce, pizze da passeggio e il mercato di San Benedetto, dove fare scorta di bottarga e mirto.

di Bianca Ascenti

Max Sirena

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Inizio da un paradosso: pur trascorrendo 365 giorni l’anno in mare tra yacht e regate, ho venduto la barca a vela perché non trovavo il tempo per una crociera in famiglia, in uno specchio d’acqua che non fosse un campo di gara. Gestire un team di Coppa America come Luna Rossa è un impegno totalizzante. Per fortuna, dal 2014 vivo a Cagliari, una città dove è sempre possibile ritagliarsi momenti a contatto con la natura, scoprendo un entroterra che non ha nulla da invidiare al suo mare.

Due barche AC40 Luna Rossa in allenamento a Cagliari.

La cosa straordinaria è che puoi goderti le bellezze della Sardegna pur restando in città, dove la qualità di vita è alta, soprattutto se hai una famiglia. Mi piace esplorare l’isola da solo, in moto da enduro – magari tra maggio e luglio, circondato dai profumi del mirto e della ginestra –, ma bastano anche pochi minuti a piedi tra boschi e sentieri sterrati per ritrovarsi davanti a panorami che ti lasciano senza fiato. Se dovessi consigliare un itinerario per un weekend partirei, al venerdì, da uno dei miei luoghi del cuore: la Sella del Diavolo. Si raggiunge a piedi, con un percorso che è già bello di per sé. E quando arrivi in cima, ti si spalanca davanti una vista incredibile: da un lato il mare infinito, dall’altro la città e le torri di Sant’Elia. Poi si possono raggiungere gli amici alle Palmette, per un aperitivo al tramonto sulla spiaggia del Poetto.

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Linguine alla Nìcolo del ristorante Luigi Pomata: tonno rosso, capperi selargini, olive, pecorino e buccia di limone. ©Confinivisivi Pierluigi Dessì

Per cena, c’è solo l’imbarazzo della scelta. A me piace molto cucinare, ma se esco, vado a colpo sicuro: uno dei miei posti preferiti è Luigi Pomata, con una cucina carlofortina rivisitata. Prendo sempre le linguine alla Nìcolo (con accento sulla i) con tonno, capperi, olive, pecorino e scorza di limone. Per una pizza classica punterei su Maiori, primo classificato in Sardegna al Pizza Awards 2025 e vincitore anche per la Miglior carta dei cocktail in Italia.

Un cocktail della pizzeria Maiori.

Ma ho un debole per La Pizzetta d’Oro, che dal 1972 fa quella a portafoglio, da passeggio, più buona che esista. Apre solo la sera: dalle 18 alle 22, e bisogna mettersi in fila già dalle 17. Il sabato mattina andrei al mercato di San Benedetto per comprare tonno, mirto, bottarga e altre specialità, poi una gita al Parco di Monte Urpinu con laghetti e tantissimi animali. Da lì in pochi minuti si arriva al Parco Naturale Molentargius, dove passeggi tra le saline e i fenicotteri rosa. Uno spettacolo straordinario del quale non mi stanco mai. Per pranzo mi sposto in zona Marina, al ristorante Stella Marina di Montecristo, un luogo identitario di Cagliari, nonché il primo dove ho mangiato. Ricordo che mi colpì un tavolo apparecchiato, con una penna e degli occhiali poggiati accanto al piatto. Rimase vuoto per tutta la sera. La stessa cosa accadde qualche settimana dopo. Quando stavo per chiedere spiegazioni, entrò Gigi Riva e, con grande naturalezza, si sedette al posto davanti agli occhiali: era il “suo” tavolo.

La suite presidenziale del Palazzo Tirso. ©Andrea Martiradonna

Ancora oggi, c’è un angolo interamente dedicato al grande campione, che adorava la cucina di Giacomo: piatti tradizionali di mare, con un menu fisso che varia in base al pescato del giorno. Per smaltire l’immancabile mirto di fine pasto, niente di meglio che inerpicarsi per le ripide salite del centro storico tra le stradine strette e piene di vita, locali, botteghe di prodotti tipici e gioiellerie specializzate nella lavorazione della filigrana e del corallo rosso, tra cui la Gioielleria Rolla, una delle più antiche in città. Per quanto riguarda l’artigianato, mia moglie ama molto Galinanoa, con una selezione di oggetti che vanno dalle ceramiche di Terrapintada fino ai tappeti sardi antichi, gioielli, i cestini di giunco di Utzeri o le creazioni artistiche di Is Fem mineddas. Per l’aperitivo, se come me amate il Gin Tonic, consiglio la Guzmán Gallery, che è anche un ottimo ristorante libanese. Per cena, invece, vale la pena di spostarsi poco fuori città, alle Terrazze di Calamosca, ristorante con una vista che domina tutto il golfo.

Lampada in argilla a forma di riccio in vendita da Galinanoa

La domenica mattina consiglio di salire al bastione di Saint Remy fino alla Basilica di Bonaria (“buona aria”, perché esposta al maestrale), alla quale sono particolarmente affezionato, perché è la chiesa dei naviganti. Non a caso, nel pavimento accanto all’altare, c’è incastonata una rosa dei venti. Per dormire i due indirizzi più amati dagli amici e dal team di Luna Rossa sono il B&B Il Cagliarese, con la migliore prima colazione della città, e Palazzo Tirso, un elegante 5 stelle in un palazzo storico. Vivere a Cagliari mi ha permesso non solo di conoscere a fondo questa città e i suoi dintorni, ma anche di scoprire cose che ignoravo: ad esempio, che è stata Tiscali, sarda, la prima azienda a diffondere in Italia l’accesso gratuito a Internet, o che il primo giornale online è stato L’Unione Sarda, addirittura precedente al New York Times. Ho capito anche che i sardi non sono cocciuti, sono tenaci, ancorati a valori autentici e pesano con attenzione le parole. Ma se entri davvero in relazione con loro, è per sempre.

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