Alla scoperta di Copenhagen: piccoli musei, negozi di fiori e delizie gourmet
Una madeleine dalla glassa rosa e lo Stenbiderrogn, il caviale locale. Per la designer di gioielli Sophie Bille Brahe, la città va scoperta nelle sfumature del pittore Hammershøi e nei versi di Inger Christensen.
di Lisa Corva
4' di lettura
4' di lettura
Copenhagen per me è la sua luce: grigio blu. Il blu dell’acqua, del porto, del mare: anche se il mio showroom è in centro, io vivo accanto alla spiaggia. Tutti questi elementi mi ispirano e hanno ispirato anche il gioiello che ho disegnato e indosso sempre, l’anello Grand Ensemble Ocean Ring, un’onda di diamanti che digradano da grande a piccolo, la linea in cui il mare e il cielo si incontrano e si confondono. Come la twilight, il momento in cui il giorno lascia il posto alla notte. O quell’istante in cui ti stai per addormentare: un misterioso, inafferrabile passaggio.
Il grigio blu di Copenhagen è quello che ritrovo anche nei quadri del mio pittore danese preferito, Vilhelm Hammershoi, da scoprire al museo The David Collection, che racchiude anche una grande collezione di arte islamica. Se dovessi consigliare un libro per capire la città, direi un volume con i dipinti di Hammershøi, interni silenziosi di fine Ottocento. E una piccola raccolta di poesie di Inger Christensen, una donna che ha più volte sfiorato il Nobel: La valle delle farfalle (in Italia pubblicato da Donzelli, ndr). Ogni volta che lo rileggo, mi commuove fino alle lacrime.
Un altro museo da non perdere in città è quello dedicato a Thorvaldsen, lo scultore neoclassico che ha vissuto a lungo in Italia, e che è stato molto legato alla mia famiglia, spesso ospite nei nostri castelli: un nostro avo era un noto astronomo del Cinquecento, Tycho Brahe. Ora i castelli non ci sono più, delle cose preziose di famiglia è rimasto poco e i ritratti scolpiti degli antenati sono al museo. Ma a casa c’è ancora un antico mobile cinese fatto di decine di cassettini: io avevo il permesso di aprirne uno ogni domenica, insieme a mio padre, e tirar fuori quello che c’era dentro. Un’incredibile Wunderkammer.
Un giorno ho trovato un anello di diamanti che nessuno sapeva fosse ancora lì. Sono cresciuta con l’amore per le statue di Thorvaldsen e ho scelto due suoi leoni per il mio showroom appena aperto a New York, su Madison Avenue. Volevo ricreare quello che per me è un interno del Nord: alle sue sculture ho accostato pezzi di design con cui sono cresciuta, come le PH Lamps di Poul Henningsen. In America ho portato la mia collezione Letter, anelli e collane con le lettere dell’alfabeto. Sono partita dalla S del mio nome, rifinita in diamanti. Tutte le iniziali sono nella mia grafia, amo scrivere a mano e ricordo quando la mamma di una delle mie prime amiche mi disse: sarai davvero grande quando avrai trovato la tua firma, il tuo modo di scrivere il tuo nome. È quello che cerco di insegnare anche ai miei figli.
Un’altra cosa che amo di Copenhagen sono i negozi di fiori, soprattutto quello di Tage Andersen, un vero artista. Nei miei atelier ci sono bouquet freschi ogni settimana ed è per questo che ho disegnato alcuni vasi di Murano. Sono stata a lungo sull’isola veneziana, a sperimentare insieme ai maestri vetrai. Mi piace la luce perlacea e opalescente che abbiamo ottenuto per vasi e portacandele.













