Un tuffo nel genio

Alla scoperta delle più belle piscine d’autore: nuotare nell’arte contemporanea

Un’installazione di Land Art nel deserto della California o una scultura sulla Quinta Strada. Il mosaico di Nicolas Party a Le Sirenuse e il danzatore di Picasso a Marbella. Occasioni per immergersi nell’acqua e in un’altra dimensione.

di Silvia Anna Barrilà

“Social Pool” (2014), realizzata da Alfredo Barsuglia in collaborazione con il MAK Center di Los Angeles, nel deserto del sud della California. © Alfredo Barsuglia

6' di lettura

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Era il 1964 quando David Hockney, allora ventisettenne, si trasferì a Los Angeles. Veniva dalla grigia conservatrice Inghilterra, dove aveva fatto coming out, nonostante l’omosessualità fosse ancora reato. Sorvolando la città americana sulla West Coast fu colpito dalle numerose piscine: un lusso nella sua terra natia, un’esigenza nel clima californiano. Non sapeva ancora che quello sarebbe diventato uno dei temi più caratteristici della sua produzione creativa e, soprattutto, che il mercato l’avrebbe riconosciuto come la sua cifra espressiva: nel 2018, da Christie’s, il dipinto Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) del 1972 fu aggiudicato per 90,3 milioni di dollari, all’epoca il prezzo più alto mai pagato all’asta per l’opera di un artista vivente (record poi superato da Jeff Koons). La piscina, per Hockney, rappresentava uno spazio in cui esplorare la figura maschile, la superficie dell’acqua, lo scintillio della luce. La sua fascinazione per il tema arrivò al punto che dipinse il pavimento della sua piscina con le onde blu che usava rappresentare nei quadri, e la stessa cosa fece per la piscina del Roosevelt Hotel di Hollywood. Si narra che un giorno del 1988 si presentò in hotel con un bidone di pittura e un pennello attaccato al manico di una scopa: nel giro di quattro ore dipinse il fondo della piscina, in quel momento vuota, creando un’opera d’arte immersiva nel vero senso della parola.

La storia dell’arte del Novecento è costellata di opere che hanno come soggetto le piscine, partendo da Matisse – per la sua The Swimming Pool ricavò sagome di creature marine da un rotolo di carta azzurra e le applicò su un nastro bianco posizionato orizzontalmente lungo le pareti della sua sala da pranzo – per arrivare agli scatti del jet set e delle celebrità a bordo piscina di Slim Aarons. Come nel caso di Hockney, da questa attrazione non sono nati solo quadri e fotografie, ma anche vere e proprie piscine d’artista. Già Georges Braque nel 1963 ha disegnato un mosaico con pesci stilizzati, Les Poissons, per una vasca nel giardino della Fondation Maeght a Saint-Paul de Vence, nel sud della Francia, mentre un disegno di Picasso realizzato per il ballerino di flamenco Antonio Ruiz Soler, noto come El Bailarín, è stato riprodotto sul fondo della piscina del danzatore nella sua villa El Martinete a Marbella.

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La piscina della villa El Martinete a Marbella: sul fondale, il disegno “La Danza” (1961) di Pablo Picasso. ©Diego Cuevas/Courtesy villa El Martinete

Oggi, soprattutto gli hotel più attenti all’arte contemporanea mirano a creare per i propri clienti ambienti unici, in cui l’originalità e la ricerca del dettaglio arrivano a definire anche lo spazio riservato a sport e benessere. Un esempio recente è Le Sirenuse, storico boutique hotel a Positano, sulla Costiera Amalfitana, che ha affidato il rifacimento della piscina a Nicolas Party, artista svizzero che vive a New York, classe 1980, star del mercato dell’arte. Lavorando con mosaico Bisazza, Party ha creato sul pavimento e sulle pareti della piscina motivi astratti in una palette di colori tra il verde e il blu, richiamando le onde e l’acqua, il cielo e le nuvole. Al centro, un disco dorato evoca il sole. «Tuffarsi nella piscina diventa come tuffarsi nel cielo», spiega l’artista. I ritratti, i paesaggi e le nature morte, dipinte col suo stile fuori dal tempo, le linee sinuose e i colori surreali, hanno conquistato i collezionisti: i valori delle sue opere in asta hanno superato i 5 milioni di euro.

A bordo piscina del Castello di Casole - A Belmond Hotel, invece, è installata solo per quest’estate un’opera in situ di Daniel Buren, che nel corso del 2024 è intervenuto in altri quattro alberghi del gruppo, da Copacabana a Cape Town. Si tratta di un grande cerchio con le tipiche strisce verticali bianche e nere – firma dell’artista concettuale francese – che, insieme ad altre due figure geometriche, un quadrato e un triangolo, incornicia la bellezza del paesaggio toscano, creando tre nuovi punti focali. Un ambiente molto diverso è quello creato nel 2012 da Karl Lagerfeld intorno alla piscina Odyssey dell’Hôtel Métropole Monte-Carlo: 15 pannelli di vetro con fotografie che rappresentano il viaggio di Ulisse compongono una sorta di fregio contemporaneo.

La piscina “Odyssey”, disegnata da Karl Lagerfeld all’Hôtel Métropole Monte-Carlo. ©©Emanuele Scorcelletti/Courtesy Odyssey Hotel Métropole Monte-Carlo

La piscina d’artista è un prezioso arredo presente anche in tante ville e fondazioni private, secondo un approccio che rivela una propensione totale per l’arte, che arriva a permeare ogni ambiente di vita. Per tornare in California, si sono cimentati in questo ambito diversi creativi concettuali che hanno fatto la storia della West Coast, da Lawrence Weiner, con le sue iconiche scritte, ad Edward Ruscha, che ha realizzato, oltre a un libro d’artista con una raccolta di fotografie di piscine di motel (Nine Swimming Pools and a Broken Glass), la pavimentazione della vasca di suo fratello Paul a Studio City, quartiere di Los Angeles, replicando un modulo di registrazione, con le piastrelle bianche a formare parole come “name”, “address” e “phone”.

“Piscina” (2009), di Jorge Macchi, all’esterno del Museo Inhotim di Arte Contemporanea di Brumadinho, in Brasile. ©Pedro Motta/ Inhotim

Un approccio simile è quello dell’argentino Jorge Macchi nella piscina A specific site, realizzata nel 2021 nella sua casa a Lobos, provincia di Buenos Aires, che simula una mappa di una porzione di mare, con coordinate, meridiane, paralleli, scala e profondità data dai gradini che discendono verso il fondo. Lo stesso artista – in Italia rappresentato da Galleria Continua – ha riprodotto nella vasca del Museo Inhotim di arte contemporanea di Brumadinho, in Brasile, una rubrica telefonica con le lettere dell’alfabeto sugli scalini. Più giocosa la piscina della portoghese Joana Vasconcelos realizzata per Jupiter Artland, un giardino di sculture dei mecenati e collezionisti Robert e Nicky Wilson alle porte di Edimburgo, in linea con il suo stile pieno di umorismo. Anche il titolo dell’opera, Gateway, evoca l’idea di evasione: un cancello verso un’altra dimensione dei sensi.

“Gateway” (2019), di Joana Vasconcelos, vasca composta da piastrelle policrome nel parco Jupiter Artland a Wilkieston, Edimburgo. © Allan Pollok-Morris - Courtesy Jupiter Artland

La piscina, con il suo colore azzurro-verde intenso, diventa per l’artista un ambiente surreale da esplorare, separato dalla realtà dalla superficie scintillante, che nasconde un mondo misterioso. È così nell’opera del 1999 The Swimming Pool, dell’argentino Leandro Erlich. Avvicinandosi alla vasca, ci si accorge delle figure umane che camminano sul fondale. È un tipico gioco illusorio dell’artista (sua l’installazione a Palazzo Reale a Milano, con i visitatori appesi alla facciata di un palazzo), che ha creato un ambiente accessibile al pubblico, posto sotto la superficie dell’acqua.

L’installazione “The Swimming Pool” (1999) di Leandro Erlich. ©Courtesy Leandro Erlich and Galleria Continua

 

Quando si parla di piscine d’artista, infatti, non bisogna pensare solo a quelle funzionali. In molti casi la piscina diventa pura installazione: il californiano James Turrell ha usato vasche d’acqua per amplificare l’effetto straniante dei suoi ambienti luminosi (come in Bakers Pool, a Greenwich), mentre la Social Pool di Alfredo Barsuglia, con le sue linee pulite che ricordano una scultura di Donald Judd, si inquadra nella storia della Minimal Art americana. Undici metri per cinque, aperta a tutti, si trova in una zona remota del deserto del sud della California, come fosse un’installazione di Land Art, e si raggiunge dopo ore di automobile da Los Angeles e una lunga camminata: simboleggia la trasformazione dell’opera d’arte in una commodity, pronta per essere consumata da un pubblico che dal museo si aspetta servizi e non esperienze contemplative, pensando più a condividere sui social che a registrare l’emozione. Gioca sulla decontestualizzazione anche Van Gogh’s Ear del duo scandinavo Elmgreen & Dragset. Qui la piscina tipica della West Coast, con tanto di trampolino, è sulla Quinta Strada a Manhattan, davanti al Rockefeller Center, in posizione verticale. Svuotandola dalla sua funzione e dal suo significato simbolico, diventa un oggetto astratto di cui osservare le linee.

Non per forza la piscina d’artista è un lusso per pochi. Anche quelle pubbliche, talvolta, hanno accolto l’intervento di artisti. La piscina di Carmine Street a New York conserva un murale realizzato da Keith Haring durante un pool party nell’estate del 1987, con il sottofondo musicale del famoso dj Junior Vasquez. Dal 2021 a Milano alla storica piscina comunale Cozzi – gioiello di architettura razionalista – si nuota sotto lo sguardo di una gigantesca donna immersa nell’acqua: è Be Water, opera site-specific firmata da Maurizio Cattelan e dal fotografo Pierpaolo Ferrari. La Mincio, altra vasca del Comune di Milano, durante l’ultimo Fuorisalone è stata location di una cena di Residenza 725, piattaforma del lusso e hub nomade di moda, arte e cultura. Attraversando gli spogliatoi, si raggiungeva la lunga tavola apparecchiata a bordo della piscina, resa ancora più speciale da fari roteanti e macchina del fumo: un’occasione per osservare con occhi nuovi l’architettura, opera di Pierluigi Nervi.

La “Penguin Pool” (1934), progettata per lo zoo di Londra da Berthold Lubetkin e il gruppo Tecton. ©Bond/ZSL

Dall’arte all’architettura, le piscine possono essere molto più che luoghi di relax. Ne sanno qualcosa i pinguini dello zoo di Londra, che per anni sono scivolati sulle rampe di un capolavoro del modernismo realizzato nel 1934 dall’architetto Berthold Lubetkin. Non resta che immergersi.

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