DigitEconomy.24

«Allo studio valorizzazione dei data center, imminente closing su Sparkle»

Parla Jorge Alvarez, amministratore delegato di Retelit

Jorge Alvarez, amministratore delegato di Retelit

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

Retelit, operatore di telecomunicazioni e Ict focalizzato sul mercato B2B e controllato dal fondo spagnolo Asterion, sta esplorando già da diversi mesi varie opzioni per valorizzare o vendere i propri data center, ma nel frattempo va avanti col piano triennale di investimenti da 350 milioni, puntando sulla crescita di questo asset. A fare il punto con DigitEconomy.24 (in collaborazione con Digt'Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning, è Jorge Alvarez, amministratore delegato della società che è impegnata, in questo momento, anche nel closing dell’operazione su Sparkle, la società dei cavi sottomarini acquistata da Telecom assieme al Mef per un enterprise value di 700 milioni di euro. La chiusura dell’operazione è definita da Alvarez « imminente», visto che manca solo l’ultima formalizzazione dagli Usa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tornando ai data center, questi costituiscono attualmente «un’area importante» dell’offerta di Retelit che, parallelamente, sta puntando anche molto sul cloud: «un servizio strettamente connesso con l’infrastruttura dei data center e che oggi ci vede crescere del 30%: la consideriamo una grossa opportunità, anche alla luce della maggiore consapevolezza sull’importanza di mantenere i dati all’interno dei confini nazionali».

Loading...

IL REPORT

Datacenter: come superare il nodo energia e fare dell'Italia l'hub europeo

Visualizza

Ci sono passi avanti nel progetto di valorizzazione dei vostri data center per cui vi eravate rivolti agli advisor? 

Stiamo esplorando le diverse opzioni strategiche di valorizzazione dei nostri data center anche con il supporto di advisor, ma intanto stiamo continuando a dare attuazione al piano triennale da 350 milioni annunciato nel 2025. Abbiamo progetti di sviluppo che sono in corso e stanno avanzando velocemente. Il 50% delle risorse è già stato indirizzato e abbiamo allocato 100 milioni di euro per due nuovi data center che sorgeranno a Bisceglie.

Quali sono le stime di investimento per il 2026 e il 2027? 

Asterion Industrial Partners, il fondo che controlla Retelit e che ci sostiene nella crescita strategica anche per linee esterne, ha investito e vuole continuare a investire in Italia, mercato che continua a considerare attrattivo. Il 2025 è stato un anno importante relativamente all’entità delle risorse allocate sui data center e quest’anno l’impegno sul fronte degli investimenti è anche più significativo (+ 54% nel 2026). Il business plan del 2027 prevede di continuare su questa linea .

E’ in previsione la costruzione di altri data center oltre a quelli annunciati?

Già oggi Retelit è proprietaria di 38 data center in Italia dislocati soprattutto nel Nord Italia, ma anche Lazio, a Napoli e Bari: una scelta che permette di avvicinare le infrastrutture ai territori dove sono le aziende e abbattere la latenza, favorendo l’adozione di tecnologie come ad esempio il cloud e l’intelligenza artificiale.

Al momento ci stiamo concentrando nell’area metropolitana di Milano, dove è già presente il nostro data center Tier IV di Settimo Milanese, arrivato dall’acquisizione degli asset e delle operations italiane di BT, e l’Avalon Campus di Retelit, il più grande interconnection hub italiano. In questa zona c’è un data center già in costruzione (Corsico) nell’area dell’ex Marcegaglia a Milano e altri due a Bisceglie che seguiranno a breve. Al momento è stato acquistato il terreno, ma i lavori non sono partiti. Puntiamo inoltre a investire ancora in città come Torino e Roma, dove siamo già presenti.

Come vede il mercato in Italia e la posizione del nostro Paese nell’attuale situazione geopolitica?

Loading...

La posizione dell'Italia al centro del Mediterraneo ne ha fatto storicamente un crocevia strategico per i commerci e la geopolitica globale; oggi, quella stessa centralità si riflette sulle infrastrutture digitali critiche. Il traffico dati sulle infrastrutture europee passerà dai 349 Tbps registrati nel 2024 ai 646 Tbps previsti per il 2027, spinto anche dalla crescita dell’AI, e l’Italia è già un crocevia geograficamente rilevante per i dati internazionali. Data Center, reti e cavi sottomarini sono la chiave di volta di questa sfida ma servono investimenti. Avere delle regole e delle leggi chiare che favoriscano gli investimenti e semplifichino il contesto di riferimento è senz’altro un elemento imprescindibile. Guardo perciò con favore anche alle regolamentazioni europee, nell’ottica di costruire un framework chiaro entro il quale le aziende e gli investitori possano muoversi.

Sul tema data center, dove l’Italia ed in particolare la Lombardia hanno concretizzato delle regolamentazioni specifiche che vanno anche nella direzione di tutelare il territorio e la popolazione, troviamo spesso approcci in stile Nimby (not in my back yard, ndr). Consapevoli di queste preoccupazioni, abbiamo scelto di costruire i nostri nuovi data center su terreni brownfield, ovvero siti industriali dismessi che stiamo contribuendo a bonificare (sul sito di Corsico ad esempio abbiamo bonificato l’amianto), e deciso di utilizzare energia prodotta al 100% da fonti rinnovabili per tutti i nostri data center. Una scelta costosa ma che premia la nostra attenzione prioritaria per la sostenibilità. Per quelli nuovi, abbiamo anche previsto pannelli solari, sistemi di raffreddamento ad acqua a circuito chiuso per non pesare sulle riserve idriche del territorio, e avviato delle collaborazioni con le aziende energetiche territoriali (A2A per Avalon 3 ed Engie per Avalon 4 a Corsico) per recuperare il calore di scarto e immetterlo nella rete di teleriscaldamento urbano a beneficio delle famiglie dell’area.

I data center oggi costituiscono una parte importante della nostra offerta. Parallelamente ci stiamo concentrando molto sulla crescita del cloud che è un servizio strettamente connesso con l’infrastruttura dei data center e che oggi ci vede crescere del 30%: la consideriamo una grossa un'opportunità anche alla luce della maggiore consapevolezza sull’importanza di mantenere i dati all’interno dei confini nazionali.

Per quanto riguarda invece il business dei cavi sottomarini e in particolare Sparkle che avete acquistato assieme al Mef, a che punto è la procedura per arrivare al closing?

Il termine del percorso, che è stato molto lungo sul fronte dell’approvazione regolatoria, è imminente. Ora abbiamo avuto tutte le autorizzazioni dovute, manca solo un’ultima formalizzazione da parte degli Stati Uniti che ci aspettiamo arrivi nei prossimi giorni o settimane.

Quello di Sparkle è un investimento strategico per Retelit e rientra nel contesto di un nostro riposizionamento anche in ottica europea ed internazionale. Sparkle ha un’infrastruttura che collega circa 50 Paesi con oltre 600 mila chilometri di fibra, con una parte rilevante su cavi sottomarini oceanici. Parlavo prima del tema della crescita del traffico dei dati sulle infrastrutture europee ed in particolare del tema centrale dei cavi sottomarini, su cui transita oltre il 95% del traffico dati internazionale. Conosciamo bene questo settore, siamo già presenti sia in consorzi di cavi sottomarini (ad es. AAE-1) che nel mondo delle landing station, le infrastrutture che insieme alla rete nazionale permettono ai dati che arrivano dal fondo degli oceani di raggiungere tutta l’Italia e le direttrici europee e mondiali. Con l’operazione Sparkle abbiamo l’obiettivo di far crescere questi investimenti in infrastrutture digitali critiche contribuendo a costruire un ecosistema digitale che favorisca il consolidamento dell’Italia come hub digitale europeo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti