Alunni con disabilità, la Cassazione rafforza gli obblighi di vigilanza
I giudici hanno chiarito che la responsabilità della scuola e dell’ente locale non si esaurisce nell’assicurare la presenza di personale accanto agli alunni più fragili, ma richiede che tale personale sia realmente in grado di prevenire e gestire le situazioni di emergenza.
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I punti chiave
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La Corte di Cassazione (Ord. n. 23292/2026) ha chiarito che la responsabilità della scuola e dell’ente locale non si esaurisce nell’assicurare la presenza di personale accanto agli alunni più fragili, ma richiede che tale personale sia realmente in grado di prevenire e gestire le situazioni di emergenza. Un principio destinato a incidere sull’organizzazione delle scuole dell’infanzia e, più in generale, sulla tutela degli studenti con disabilità.
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La vicenda
La vicenda trae origine dalla tragica morte di una bambina di cinque anni, affetta da grave disabilità, deceduta per asfissia durante il riposo pomeridiano in una scuola dell’infanzia. Dopo un lungo iter processuale, culminato in un precedente rinvio disposto dalla Suprema Corte, i giudici hanno confermato la condanna del Comune e dell’istituto scolastico al risarcimento dei danni in favore dei familiari.
La decisione
Il punto centrale della decisione non riguarda l’imprevedibilità dell’evento, come sostenuto dalle amministrazioni coinvolte, ma la qualità dell’assistenza garantita. Secondo la Cassazione, infatti, la bambina avrebbe dovuto essere sorvegliata in modo continuo. L’addetta incaricata del controllo si trovava invece in un locale diverso e verificava le condizioni della minore soltanto a intervalli di circa dieci minuti. Una vigilanza ritenuta incompatibile con le particolari condizioni della piccola.
A pesare sulla decisione è stato anche il ritardo nell’attivazione dei soccorsi. La chiamata al 118 non venne effettuata dal personale scolastico o comunale, ma dal genitore di un altro bambino, presente all’uscita della scuola. Secondo i giudici, quei minuti persi avrebbero potuto risultare decisivi, poiché un intervento più tempestivo avrebbe potuto salvare la vita della bambina.
L’ordinanza sottolinea inoltre un altro profilo di grande interesse pratico. Non era indispensabile la presenza di personale infermieristico, ma era comunque necessario che gli operatori fossero adeguatamente formati per affrontare le emergenze più comuni, comprese le manovre di disostruzione delle vie aeree e l’immediata attivazione dei soccorsi. Si tratta, osserva la Corte, di competenze essenziali per chi opera quotidianamente con bambini piccoli, soprattutto se portatori di disabilità.
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