Rischio di genere

Alzheimer: depressione, sedentarietà e sonno segnali d’allarme per le donne

Studio rivela che esistono fattori di rischio modificabili di genere e indica l’importanza di agire con strategie mirate per frenare il declino cognitivo

di Federico Mereta

Hospital Lobby. Doctors, Nurses, Assistant Personnel and Patients Working and Walking in the Lobby of the Medical Facility. Gorodenkoff - stock.adobe.com

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I numeri parlano chiaro. Le donne sono più esposte alla probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer ed altre forme di deficit cognitivo, tanto da rappresentare quasi i due terzi dei casi.Inoltre manifestano un decorso iniziale più rapido rispetto agli uomini. A spiegare la maggior vulnerabilità biologica del genere femminile possono concorrere diversi elementi: ad esempio l’aspettativa di vita più lunga, fattori ormonali, l’accumulo più rapido della proteine tau e amiloide che si depositano, l’impatto più pesante dei fattori genetici di rischio. Ma attenzione. Se su questi aspetti si può fare poco, ci sono invece elementi di pericolo specifici di genere su cui agire in prevenzione è possibile, con una particolare attenzione per la donna. A dirlo è una ricerca condotta dagli esperti dell’Università della California di San Diego (primo nome Megan Fitzhugh), coordinata da Judy Pa e pubblicata su Biology of Sex Differences.

Il rischio di genere

Gli studiosi d’oltre Oceano hanno preso in esame le informazioni relative a 13 diversi fattori di rischio (ad esempio livello di istruzione, perdita dell’udito, fumo, consumo di alcol, obesità, depressione, inattività fisica, ipertensione, diabete e altre patologie cardiometaboliche) in una popolazione di oltre 17.000 adulti compresi nello Health and Retirement Study. “Questi fattori, codificati dalla letteratura internazionale, sono la chiave per gli approcci di prevenzione del decadimento cognitivo e le strategie di salute cerebrale”, segnala Matteo Pardini, docente presso il Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili – DINOGMI dell’Università di Genova – Azienda Ospedaliera Metropolitana Genovese.

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L’analisi di questi dati ha rivelato che per le donne la depressione risulta maggiormente frequente rispetto agli uomini (17% rispetto al 9% negli uomini), così come inciderebbero di più la sedentarietà (48% rispetto al 42%) e le difficoltà nel sonno (45% rispetto al 40%). Infine, nel genere femminile si è riscontrato un livello di istruzione medio leggermente inferiore, possibile fattore di rischio per il successivo declino cognitivo.

Nella popolazione maschile si sono invece osservati con più frequenza altri fattori di rischio: il calo uditivo (64% rispetto al 50% nelle donne) il diabete (24% rispetto al 21%), l’abuso di alcolici (22% rispetto al 12%). Praticamente pari, infine, la situazione per l’ipertensione (siamo intorno al 60% della popolazione in esame e per l’indice di massa corporeo: il BMI medio per entrambi i sessi è risultato nella fascia di sovrappeso-obesità. Attenzione però: le carenze nella salute cardiaca e metabolica hanno mostrato associazioni negative più marcate con le funzioni cognitive nelle donne. Anche la perdita dell’udito e il diabete, pur essendo più comuni negli uomini, sono risultati associati a punteggi cognitivi inferiori nelle donne.

Verso la prevenzione di precisione

Insomma: non solo alcuni fattori di rischio modificabili sono più frequenti nelle donne che negli uomini, ma lo stesso fattore di rischio per il decadimento cognitivo potrebbe non colpire tutti allo stesso modo, con effetti cognitivi moderati negli uomini ma pesanti influenze sul benessere cerebrale femminile. “Queste differenze evidenziano l’importanza di considerare il sesso come variabile chiave nella ricerca sulla demenza – è il commento di Pa in una nota dell’Università californiana -. Le differenze di genere sono profondamente trascurate in molte delle principali cause di morte come l’Alzheimer, le malattie cardiache e il cancro”. Insomma: piuttosto che concentrarsi in modo aspecifico sui fattori di rischio in generale, quando si parla di elementi modificabili secondo gli esperti sarebbe importante dare priorità a quelli che sembrano avere il maggiore impatto cognitivo per i maschi e per le femmine.

“E’ importante notare anche come, attraverso la lente dei fattori di rischio modificabili e della salute cerebrale – fa sapere Pardini – la prevenzione personalizzata è fattibile in tutte le fasi della vita”. Ed allora? Per le donne si richiede particolare attenzione alla gestione della depressione, all’aumento dell’attività fisica e al miglioramento della salute cardiovascolare, in particolare in caso di ipertensione non trattata. “Guardando oltre i fattori di rischio più comuni, abbiamo scoperto che alcuni hanno un impatto sproporzionatamente maggiore sulla cognizione femminile – è il parere di Megan Fitzhugh -. Questo suggerisce che gli interventi di prevenzione potrebbero essere più efficaci se mirati non solo alla prevalenza dei fattori di rischio, ma anche all’entità con cui ciascun fattore influenza la cognizione nelle donne rispetto agli uomini”. “La prevenzione del decadimento cognitivo, - conclude Pardini - anche in un’ottica di genere, parte da cose semplici, spesso però non valorizzate a sufficienza. Conoscendo il peso per la salute cerebrale dei fattori modificabili è possibile sensibilizzare le persone a comprendere come la memoria si protegge giorno per giorno”.

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