Alzheimer, Schillaci: «Nuovo Piano con fondi freschi in manovra»
Dal ministro l’annuncio della nuova strategia 2027-2031 e la richiesta al Mef di risorse per potenziare le risposte a malati e caregiver
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«Stiamo lavorando a una proposta di finanziamento per la prossima legge di Bilancio a sostegno dell’attuazione del Piano e per potenziare le risposte di sanità pubblica per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il supporto alle persone con demenza e ai loro familiari». L’annuncio di risorse fresche in manovra è arrivato in occasione della XXXIII Giornata mondiale dedicata all’Alzheimer dal titolare della Salute Orazio Schillaci, che ha aperto al ministero il lancio del nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031 messo a punto dal Tavolo di istituzioni, Regioni ed esperti presso il ministero. Un documento che, ha detto, «sarà trasmesso entro la fine di ottobre alla Conferenza Unificata».
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I fondi in campo e quelli richiesti
Schillaci ha poi ricordato che il Fondo Alzheimer «è stato rinnovato e incrementato con quasi 35 milioni per il periodo 2024-2026. Il nuovo Piano ci offre una cornice nazionale più moderna - ha detto - le risorse stanziate hanno permesso di consolidare esperienze importanti e ora la proposta per la legge di Bilancio punta a dare agli interventi continuità e forza strutturale». Il Piano oggi in vigore non ha mai ricevuto risorse stabili e, come ricordano gli esperti, fino a oggi è andato avanti “grazie alla buona volontà delle Regioni e a stanziamenti spot”. Nel quadro internazionale, tra i paesi che dispongono di una pianificazione avanzata, il vulnus ancora oggi è dunque l’assenza di un sostegno economico strutturato che tratti davvero demenze e Alzheimet come una “priorità di salute pubblica”.
La richiesta di risorse in manovra «completerà il lavoro già avviato per fare un salto di qualità - ha proseguito Schillaci -: garantire continuità, ridurre le differenze territoriali e consentire ai territori di adeguare l’offerta alla domanda reale. Vogliamo servizi accessibili e una presa in carico che accompagni la persona nelle diverse fasi della malattia, senza lasciare sole le famiglie», ha concluso il ministro.
Il 10% della popolazione coinvolto
Il presidente dell’Istituto superiore (Iss) di Sanità Rocco Bellantone ha ricordato che l’Alzheimer «coinvolge direttamente circa il 10% della popolazione italiana tra persone con disturbo neurocognitivo maggiore e minore e i loro familiari, con un impatto sociosanitario ed economico notevole». A 14 anni dal precedente, ha aggiunto, il nuovo Piano 2027-2031 «recepisce le sette aree di azione globale dell’Organizzazione mondiale della sanita’ che parte da un approccio alle demenze come priorità di salute pubblica e le traduce in una strategia che guarda a prevenzione, diagnosi e cura, inclusione, sostegno ai caregiver, sistemi informativi e ricerca». Per la prima volta in Italia, ha detto ancora il presidente Iss, è stata realizzata una campagna di comunicazione su demenze e Alzheimer. Sarà promossa dal ministero della Salute con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia italiana del farmaco-Aifa “per accrescere la conoscenza sul tema, contrastare stigma e pregiudizi, valorizzare la prevenzione e favorire diagnosi tempestive, offrendo informazioni chiare, scientificamente fondate e accessibili”.
Dal Piano possibili risparmi fino a 1,8 mld
Per la prima volta il Tavolo sulle demenze ha tentato una stima di quanto andrebbe speso a pieno regime per tutte e sette le aree di azione messe in fila per il prossimo quinquennio: «Per un Piano realmente efficace e che cominci a ragionare su percorsi strategici avremmo bisogno di un investimento di almeno 2 miliardi”, ha spiegato Teresa di Fiandra, consulente Iss per il Fondo per l’Alzheimer e le demenze, che ha ricordato anche l’anomalia italiana di non aver potuto disporre fino a oggi di risorse strutturali. Contestualmente, l’esperta ha riportato una stima dei risparmi ipotizzabili nel caso in cui tutte le azioni del nuovo Piano venissero effettivamente messe in atto. A cominciare dalla prevenzione, agendo sui numerosi fattori di rischio indicati dalla Lancet Commission, «con una riduzione dei casi di demenza, del volume delle istituzionalizzazioni e del consumo degli antipsicotici, si avrebbe un risparmio in termini di risorse economiche pari a oltre 1,2 miliardi per il Servizio sanitario nazionale e di 664 milioni e 500mila euro per le famiglie che oggi sostengono molti costi di tasca propria», ha detto.







