Lavoro

Amadori al Mimit: serve un piano per colmare il gap di competenze nell’agroalimentare

Tavolo con istituzioni e imprese sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro specializzato. Al centro anche l'educazione alimentare nelle scuole

Gruppo Amadori alla Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 Amadori

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L’agroalimentare italiano vale circa 600 miliardi di euro l’anno, rappresenta il 15% del Pil e occupa oltre 4 milioni di persone. Le esportazioni del made in Italy hanno superato i 70 miliardi nel biennio 2024-2025, e l’Italia guida la classifica europea per denominazioni di origine con oltre 900 specialità Igp e Dop. Eppure, dietro questi numeri da primato, c’è la mancanza di figure professionali qualificate.

È questo il nodo al centro della tavola rotonda "Dalla consapevolezza al saper fare - Le competenze delle filiere Amadori", svoltasi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit): un confronto sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro specializzato nel comparto agroalimentare in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy.

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Il paradosso del settore

«Siamo il secondo paese manifatturiero d'Europa, eppure fatichiamo a trovare veterinari, tecnologi alimentari, esperti di sostenibilità, manutentori di impianti automatizzati», ha sottolineato Gianluca Giovanetti, direttore generale corporate di Amadori. «L’Italia ha inventato il food, ma i tecnologi alimentari scarseggiano», ha spiegato elencando le figure più cercate come esperti in trasformazione digitale e manager della sostenibilità e del benessere animale. Un paradosso che Giovanetti definisce anche culturale: il settore cresce ma agli occhi dei giovani appare statico e poco attrattivo.

La risposta del Gruppo Amadori passa da una serie di partnership strutturate con il mondo accademico: un corso di laurea magistrale in digital transformation con l'Università di Bologna, collaborazioni con il Politecnico di Milano per tirocini pratici nell'ambito di percorsi magistrali, e la partecipazione alla fondazione di Fooder, il polo della food valley in Emilia-Romagna. A questi si aggiunge il lancio, un anno fa, della corporate university interna, per garantire formazione continua anche dopo l'assunzione. Entro l'estate è previsto un nuovo programma per accelerare l'ingresso nel mondo del lavoro dei neolaureati.

Segnali positivi sulla formazione

Dal fronte istituzionale, Federico Eichberg, capo di gabinetto del Mimit, ha inquadrato l'iniziativa nel più ampio progetto della Giornata del Made in Italy, giunta alla terza edizione con un focus proprio su formazione. «Dobbiamo ispirare i giovani affinché si dedichino al Made in Italy», ha detto sottolineando i buoni risultati degli istituti tecnici superiori e il Ddl pmi approvato di recente, che introduce forme agevolate per i contratti di sviluppo. «Il Made in Italy vive una fase di grande crescita, pur in un momento complesso, e la filiera agroalimentare rappresenta un asset strategico, confermata anche dal riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio Unesco», ha concluso.

Zootecnia virtuosa: meno antibiotici

Giuseppe Blasi, capo del Dipartimento della politica agricola comune e dello sviluppo rurale, ha portato lattenzione sul comparto zootecnico come esempio di politica strutturale riuscita. L’Italia ha ridotto del 97% l'uso di antibiotici in zootecnia, portandosi agli ultimi posti in Europa per consumo. «Abbiamo dimostrato che quando si mettono in campo incentivi mirati si incide davvero sul comportamento degli operatori», ha detto Blasi. Resta aperta, però, la questione della carenza di veterinari e di figure professionali nelle aree interne, dove lo spopolamento aggrava la difficoltà di presidiare le filiere.

Educazione alimentare: il progetto nelle scuole

La seconda parte della tavola rotonda si è concentrata sul tema della salute e dell’educazione alimentare. Matteo Conti, direttore centrale marketing strategico di Amadori, ha ricordato che il 37% dei bambini italiani è in sovrappeso — secondo dato più alto in Europa — e che il 95% dei ragazzi è al di sotto della soglia raccomandata dall’Oms per l'attività fisica.

«Il nostro scopo come azienda è prenderci cura degli ecosistemi di cui facciamo parte», ha spiegato Conti, illustrando come questa visione si traduca in scelte concrete, dalla partecipazione all’osservatorio sul valore dello sport sviluppato con The European House – Ambrosetti, al progetto "Piatto Pro", già portato in 2.000 classi su tutto il territorio nazionale. Il programma, presentato da Giulio Saltarelli dell'agenzia di comunicazione d&f, si ispira al paradigma One Health — riconosciuto dall'Oms — che integra salute umana, animale e ambientale, e offre strumenti pratici agli insegnanti e giochi didattici agli alunni.

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