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Ambiente, in 4 mesi 340 incendi hanno distrutto 3,9 mila ettari di vegetazione

In Toscana, tra Pisa e Lucca, 500 ettari di boschi sono stati interessati dal fuoco tra aprile e maggio 2026

di Davide Madeddu

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Due incendi al giorno. Le campagne fanno ancora i conti con le fiamme.

Nello specifico, dal primo gennaio 2026 fino all’ultimo aggiornamento disponibile dell’European Forest Fire Information System, «al 4 maggio su scala nazionale sono stati rilevati 340 grandi incendi, che hanno interessato una superficie complessiva coperta da vegetazione (forestale, ma anche agricola, erbacea, arbustiva) pari a circa 3,9 mila ettari».

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Nei primi 4 mesi di quest’anno le superfici di ecosistemi forestali già percorse dal fuoco ammontano a circa 1900 ettari, corrispondenti al 49% della superficie complessiva colpita da incendi. L’area forestale colpita riguarda 1300 ettari di boschi di querce e boschi misti, circa 300 ettari di boschi di leccio, sughera e macchia alta; circa 300 ettari di boschi di conifere.

500 ettari in fumo tra Pisa e Lucca

È quanto sottolinea uno studio dell’Ispra che evidenzia anche un altro particolare: in provincia di Pisa, nel comune di San Giuliano Terme, e in provincia di Lucca, nei comuni di Lucca e Capannori, nel periodo compreso tra il 28 aprile e il 2 maggio sono stati percorsi da incendio circa 500 ettari di territorio, di cui 370 riferibili a coperture forestali.

Secondo le stime dell’Ispra, la superficie maggiormente colpita dall’incendio riguarda l’ecosistema forestale delle conifere, con circa 200 ettari percorsi da incendio. Sono state inoltre colpite leccete per circa 100 ettari e boschi di querce e castagni, per una superficie intorno a 70 ettari.

Un capitale inestimabile

«I nostri boschi costituiscono un capitale naturale di valore inestimabile, perché proteggono la biodiversità, contribuiscono alla regolazione del clima e garantiscono servizi ecosistemici indispensabili per la collettività - premette Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa -. La loro salvaguardia richiede un impegno continuo, fondato su conoscenza, innovazione e collaborazione tra istituzioni». Per la presidente «la prevenzione e la gestione degli incendi non possono prescindere da una solida base tecnico scientifica». In questo contesto, «la sorveglianza ambientale rappresenta non solo un presidio di controllo, ma una leva essenziale per una gestione sostenibile delle aree forestali che contribuisca a costruire una cultura della prevenzione e una maggiore resilienza del territorio».

Confrontando i dati 2026 con le statistiche relative al periodo 2019-2025, la superficie totale percorsa da incendi si è mantenuta sui livelli minimi fino a fine marzo. Dall’inizio di aprile si è registrato un incremento progressivo, con un picco corrispondente all’evento del Monte Faeta che ha riportato i valori delle superfici percorse da incendio a superare di poco la media del periodo di riferimento. Le superfici forestali interessate da incendio seguono un andamento simile.

La tecnologia

A giocare un ruolo importante nell’ambito dei controlli e della sorveglianza ambientale è la tecnologia come sottolinea Roberto Inghilesi, responsabile del Centro di sorveglianza ambientale dell’Ispra: «Le attività dell’Istituto in tema di monitoraggio da satellite e analisi degli impatti degli incendi sugli ecosistemi naturali garantiscono il livello scientifico necessario per valutare i trend e le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici. Un aspetto fondamentale delle valutazioni effettuate sulle aree bruciate è la valutazione della capacità resiliente degli ecosistemi boschivi rispetto ai fenomeni di incendio».

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