Corte d'Appello di Roma

Condanna di Delmastro, Nordio ricorda presunzione di innocenza e cita Garlasco

Il ministro della Giustizia, in occasione di una conferenza stampa invita ad attendere il ricorso in Cassazione e cita il caso Garlasco

di Patrizia Maciocchi

Caso Cospito, confermata condanna a 8 mesi per Delmastro. Legale: "Delusi, faremo ricorso"

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“Abbiamo parlato sinora della presunzione di innocenza. Vi sarà un ricorso per Cassazione, vedremo l'esito, non è la prima volta, caso Garlasco insegna, sia pure in termini opposti, che la Cassazione talvolta stravolge delle sentenze di merito di primo e di secondo grado. E quindi in questo momento la considerazione sarebbe non solo inopportuna, ma anche inutile”. Il monito arriva dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, in merito al caso dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, condannato ieri in appello ad otto mesi di reclusione per il reato di rivelazione del segreto d'ufficio. Il guardasigilli ha risposto nel corso di una conferenza stampa negli uffici del dicastero di via Arenula.

La Corte d'Appello di Roma ha, infatti, confermato la condanna a carico dell'ex sottogretario alla Giustizia Andrea Delmastro, per l'accusa di rivelazioni di segreti d'ufficio, in relazione al caso dell'anarchico Alfredo Cospito. Nella scorsa udienza il sostituto procuratore generale aveva sollecitato l'assoluzione con la formula perché “il fatto non costituisce reato”. In primo grado, il 20 febbraio di un anno fa, Delmastro, presente oggi in aula, era stato condannato a 8 mesi, pena sospesa. I giudici di primo grado avevano riconosciuto a Delmastro, che si è dimesso da sottosegretario alla giustizia il 24 marzo scorso, le attenuanti generiche, e applicato l'interdizione di un anno dai pubblici uffici, respingendo le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Pd. Un verdetto confermato dalla Corte territoriale capitolina “Sono pronto a fare sicuramente ricorso in Cassazione”. Questa la lapidaria reazione dell'ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, a margine della lettura della sentenza, prima di lasciare l'aula.

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Le rivelazioni a Donzelli

Alla base della condanna la rivelazione di informazioni riservate. Notizie, comunicate all'onorevole Donzelli, che il Tribunale di primo grado aveva considerato coperte dal segreto d'ufficio, la cui diffusione è punita penalmente (dall'articolo 326 del Codice penale). Per i giudici di prima istanza la comunicazione ha comportato un concreto pericolo per la tutela e l'efficacia della prevenzione e repressione della criminalità. Per il Tribunale Delmastro non poteva essere “ritenuto tanto leggero e superficiale, come per certi versi vorrebbero Difesa e Procura, da non aver considerato e non essersi reso conto della valenza e delicatezza, e in definitiva della segretezza, di quelle informazioni“.

Il Tribunale di Roma aveva ribadito la segretezza delle informazioni “La norma – hanno scritto i giudici capitolini – comprende un ambito di applicazione molto più ampio delle classificazioni amministrative a cui spesso si è fatto riferimento; le categorie del “segreto/segretissimo, riservato/ riservatissimo” e altre consimili sono certamente ricomprese nell'ambito della tutela della norma ma non ne esauriscono affatto il portato, sicché è del tutto fuorviante e privo di qualsiasi fondamento giuridico opinare che poiché nessuna di tali clausole era apposta sulla relazione sul carteggio, sol per questo le notizie lì contenute fossero ostensibili urbi et orbi”. Queste le motivazioni del primo grado, in attesa di conoscere le ragioni della Corte d'Appello.

Il difensore di Delmastro

Si dice deluso e stupito dalla decisione dei giudici di appello il difensore di Andrea Delmastro, l'avvocato Andrea Milani, “È un caso per cui sono disposto ad andare fino in fondo. Attendiamo le motivazioni della sentenza. Andremo sicuramente in Cassazione. Siamo delusi e stupiti della sentenza di oggi pomeriggio. Alla luce delle parole della procura generale e della ricostruzione non c'era alcun dubbio. Le presunte notizie rivelate non erano segrete”.

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