Anatomia di un suicidio. Il Milan perde anche con l’Atalanta. Ora rischia la Champions
di Dario Ceccarelli
6' di lettura
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Anatomia di un suicidio collettivo. Di una caduta senza fine negli abissi. Ormai l’ennesimo schianto del Milan, battuto per 3-2 a San Siro dall’Atalanta, oscura perfino il fresco scudetto dell’Inter, splendente e indiscusso quanto si vuole, ma tutto sommato facilmente inquadrabile in una normale logica calcistica.
Il collasso rossonero (4 sconfitte e una sola vittoria nelle ultime 6 partite), ha invece qualcosa di inspiegabile, assurdo e indecifrabile. Fino a mese e mezzo fa, dopo aver battuto l’Inter nel derby, il Milan era ancora in corsa per lo scudetto davanti al Napoli. Adesso, a due giornate dal termine, rischia di perdere anche la Champions. Superato dalla Juve, e raggiunto al quarto posto dalla Roma (vittoriosa a Parma), il Diavolo è il concorrente più debole nella corsa all’Europa.
Vero che gli basterebbe fare sei punti contro Genoa e Cagliari, ma questo gruppo, fischiato e contestato dai suoi tifosi, usciti da San Siro dopo il terzo gol dell’Atalanta, sembra aver perso completamente la bussola. Non sa più vincere con nessuno. Un veliero disalberato in balia della corrente. Perfino una colonna come Maignan non dà più garanzie. L’Atalanta, che pure veniva da un periodo critico, fino al 3-0 ha corso sulle macerie del Milan di cui si ricorda soltanto in avvio un palo scheggiato di Rabiot e qualche guizzo individuale. Poche idee e tanta confusione. E dopo il primo gol di Emerson in campo si è vista solo la Dea ancora in rete con Zappacosta e infine con Raspadori bravo a battere Maignan sempre più in affanno come tutta la difesa rossonera.
Solo nel finale i rossoneri hanno avuto un sussulto d’orgoglio: prima con una inzuccata di Pavlovic, uno dei pochi a non arrendersi. Quindi il raddoppio di Nkunku su rigore. Nel recupero, Fullkrug, ha sfiorato il pareggio, ma non sarebbe stato giusto. Pesantissima la contestazione rivolta soprattutto verso l’ad Giorgio Furlani e i vertici della società colpevoli, secondo i tifosi, di investimenti sbagliati e scelte fallimentari come quella di aver mandato via Paolo Maldini, continuamente evocato nei cori.
Lo stesso Allegri, che ha completamente rimescolato la squadra, non può più sbagliare. Perdere l’Europa equivale a perdere quasi 100 milioni e il tecnico livornese quest’anno aveva un unico mandato: riportare il Milan in Champions. Magari a corto muso. Ma questo Milan, oltre a segnare col contagocce, di gol ne imbarca in quantità industriale: nove nelle ultime sei partite. Altro che corto muso. Il tutto mentre le rivali, Juve, Roma e lo stesso Como hanno di nuovo segnato e vinto. Proprio il Como, sesto a due punti da Roma e Milan, ha già un piede in Europa. Sette anni fa era in Serie D. Ora ha questo povero Diavolo nel mirino.








