Il Graffio del lunedì

Anatomia di un suicidio. Il Milan perde anche con l’Atalanta. Ora rischia la Champions

di Dario Ceccarelli

 ANSA

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Anatomia di un suicidio collettivo. Di una caduta senza fine negli abissi. Ormai l’ennesimo schianto del Milan, battuto per 3-2 a San Siro dall’Atalanta, oscura perfino il fresco scudetto dell’Inter, splendente e indiscusso quanto si vuole, ma tutto sommato facilmente inquadrabile in una normale logica calcistica.

Il collasso rossonero (4 sconfitte e una sola vittoria nelle ultime 6 partite), ha invece qualcosa di inspiegabile, assurdo e indecifrabile. Fino a mese e mezzo fa, dopo aver battuto l’Inter nel derby, il Milan era ancora in corsa per lo scudetto davanti al Napoli. Adesso, a due giornate dal termine, rischia di perdere anche la Champions. Superato dalla Juve, e raggiunto al quarto posto dalla Roma (vittoriosa a Parma), il Diavolo è il concorrente più debole nella corsa all’Europa.

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Vero che gli basterebbe fare sei punti contro Genoa e Cagliari, ma questo gruppo, fischiato e contestato dai suoi tifosi, usciti da San Siro dopo il terzo gol dell’Atalanta, sembra aver perso completamente la bussola. Non sa più vincere con nessuno. Un veliero disalberato in balia della corrente. Perfino una colonna come Maignan non dà più garanzie. L’Atalanta, che pure veniva da un periodo critico, fino al 3-0 ha corso sulle macerie del Milan di cui si ricorda soltanto in avvio un palo scheggiato di Rabiot e qualche guizzo individuale. Poche idee e tanta confusione. E dopo il primo gol di Emerson in campo si è vista solo la Dea ancora in rete con Zappacosta e infine con Raspadori bravo a battere Maignan sempre più in affanno come tutta la difesa rossonera.

Solo nel finale i rossoneri hanno avuto un sussulto d’orgoglio: prima con una inzuccata di Pavlovic, uno dei pochi a non arrendersi. Quindi il raddoppio di Nkunku su rigore. Nel recupero, Fullkrug, ha sfiorato il pareggio, ma non sarebbe stato giusto. Pesantissima la contestazione rivolta soprattutto verso l’ad Giorgio Furlani e i vertici della società colpevoli, secondo i tifosi, di investimenti sbagliati e scelte fallimentari come quella di aver mandato via Paolo Maldini, continuamente evocato nei cori.

Lo stesso Allegri, che ha completamente rimescolato la squadra, non può più sbagliare. Perdere l’Europa equivale a perdere quasi 100 milioni e il tecnico livornese quest’anno aveva un unico mandato: riportare il Milan in Champions. Magari a corto muso. Ma questo Milan, oltre a segnare col contagocce, di gol ne imbarca in quantità industriale: nove nelle ultime sei partite. Altro che corto muso. Il tutto mentre le rivali, Juve, Roma e lo stesso Como hanno di nuovo segnato e vinto. Proprio il Como, sesto a due punti da Roma e Milan, ha già un piede in Europa. Sette anni fa era in Serie D. Ora ha questo povero Diavolo nel mirino.

Parma-Roma 2-3. Che il calcio sia un mistero insondabile, guidato da forze misteriose, lo dimostra questo successo in extremis della squadra di Gasperini capace di passare dalla polvere all’altare (dall’1-2 al 3-2 ) in tre minuti durante un lunghissimo recupero al calor bianco. Difficile dare una valutazione oggettiva perché la Roma, dopo aver dominato nel primo tempo (gol di Malen su rigore 22’) si era fatta ribaltare dagli emiliani andati in gol con Strefezza (47’) e Keita (87’). Ma nel finale, quando ormai il Parma si era convinto d’averla sfangata, a salvare la Roma è arrivato Devyne Rensch, difensore olandese di 23 anni che prima guadagna il pareggio e subito dopo mette lo zampino nel rigore della vittoria, battuto da Malen al 101esimo minuto. Una partita abbastanza incredibile anche quella di Malen che oltre ad aver realizzato due rigori ha però sbagliato due gol ormai fatti. Intanto però la Roma, con la forza della disperazione, aggancia il Milan al quarto posto.

Verona-Como 0-1. Comunque sia, la squadra di Fabregas va in Europa. Battendo un Verona non rinunciatario, conquista tre punti preziosi che le permettono di blindare il sesto posto e quindi la partecipazione a una Coppa Europea. La rete dei lariani arriva al 71’ con Douvikas che di destro realizza il 13°gol di questa stagione. Il Verona reagisce ma il pareggio di Bowie, tre minuti dopo, viene annullato per fuorigioco dopo l’intervento del Var.

Lazio-Inter 0-3. In attesa di una probabile “doppietta”, la squadra di Chivu pattina in scioltezza all’Olimpico contro una Lazio evidentemente già proiettata con la testa e le gambe verso la prossima finale di Coppa Italia. Almeno questo è quello che sperano i tifosi bianco celesti, cioè che fosse una Lazio in maschera per dare il meglio invece mercoledì sera: altrimenti per Sarri sono guai perché l’Inter, con questo 3-0, ha fatto capire che non scherza e che lo scudetto non le basta. Nelle file dei nerazzurri va segnalato il potente ritorno di Lautaro, subito al gol dopo sei minuti più un assist per Susic al 39’. Nella Lazio, a completare la frittata, l’espulsione di Romagnoli per un inutile e pericoloso intervento su Bonny. Viene da chiedersi perché sempre più spesso i difensori fanno questi falli maldestri, lontani per giunta dall’area e quindi facilmente evitabili. Una risposta non c’è. Oppure, quella più pessimistica, è che i difensori non sanno più fare il loro mestiere.

Lecce-Juventus 0-1. Poco da dire quando un centravanti, dopo soli 12 secondi, come ha fatto Vlahovic, va subito in gol. Vuol dire essere a metà dell’opera. I bianconeri di Spalletti, contro un Lecce non proprio esplosivo, riescono poi a complicarsi la vita non chiudendo la partita. Però vanno registrati alcuni miglioramenti, considerando che al serbo e Kalulu sono stati annullati due reti per fuorigioco. I salentini sono una volta hanno davvero impegnato Di Gregorio, ma il portiere bianconero non si è fatto trovare impreparato. Per la Juve tre punti importanti che la portano al terzo posto (68) davanti a Milan e Roma (67)

Con Vlahovic comunque la Juve è un’altra cosa. il centravanti serbo dà peso e profondità a una squadra che prima, durante i 161 giorni della sua assenza, ha fatto molto fumo e poco arrosto. Vero che Vlahovic a volte sciupa occasioni d’oro, però ne costruisce tante. Cederlo, con quello che costano i bomber di talento, sarebbe una follia.

Cagliari-Udinese 0-2. Ma quanto è forte questa Udinese ora a quota 50? Si parla tanto del Como, ma poco dei friulani che stanno portando a termine un magnifico campionato. In un pomeriggio dove il Cagliari rinvia la festa salvezza, va segnalato un probabile episodio di razzismo anche se le versioni dei protagonisti sono contrastanti. Secondo Kenian Davis, attaccante friulano entrato nella ripresa, il difensore del Cagliari Alberto Dossena, gli avrebbe dato della scimmia, più altri insulti poco gradevoli. Dossena, con un comunicato, nega tutto dicendo che mai avrebbe fatto una cosa del genere. Chiaramente se fosse vero, il difensore cagliaritano rischierebbe una squalifica di almeno dieci giornate perché il regolamento, in questi casi, è severissimo. Ora la parola passa alla giustizia sportiva. Tutto dipenderà dalle relazioni degli ispettori federali e dal referto dell’arbitro Dionisi, al momento dei fatti non proprio sul pezzo. Al di là delle differenti versioni (ma è ben strano che Davis si sia inventato dal nulla questa sceneggiata) il calcio come al solito non ne esce bene.

Cremonese-Pisa 3-0. Ci volevano i pisani, e un ritrovato Vardy, per riportare i grigiorossi a una vittoria che mancava dal 21 marzo. Determinante l’inglese che prima sblocca la gara e e poi avvia l’azione che porta al 2-0 di Bonazzoli. Tre punti preziosi ma non sufficienti. Ora la Cremonese è a un punto dal Lecce. Nelle prossime due partite, se vuole ancora sperare, la squadra di Giampaolo deve sempre vincere, cosa non semplicissima dovendo incontrare prima l’Udinese e poi il Como. Intanto il Pisa continua il suo precipizio verso la B. E precipita nel modo peggiore, con due brutte espulsioni per raptus inaccettabili

Fiorentina -Genoa 0-0. Che strazio questa partita! Che serve ai viola per conquistare matematicamente la salvezza e agli ospiti per passare una domenica tranquilla come se fosse un allenamento. “Fate ridere” ammonisce la curva del Franchi nel finale. Una contestazione durissima che non salva nessuno. Una domenica triste e imbarazzante. Però i tifosi della Fiorentina forse farebbero meglio a vedere il bicchiere mezzo pieno: cioè aver evitato la serie B. Con questo chiari di luna è già molto. Povero Vanoli, almeno ci ha messo l’anima E nessuno lo ringrazia.

Oggi Napoli - Bologna (20.45)

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