Valute digitali

Anche Intesa e Bper nella stablecoin europea Qivalis

La componente italiana si rafforza: nel consorzio anche UniCredit e Banca Sella

di Luca Davi

 Photographer: Hannelore Foerster/Bloomberg Bloomberg

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Qivalis scala la marcia e porta la sfida europea alle stablecoin in una nuova fase. Il consorzio bancario europeo, nato per lanciare una moneta digitale regolamentata in euro, accoglie 25 nuove banche, e sale così a 37 istituzioni finanziarie in 15 Paesi europei. Tra i nuovi ingressi figurano anche Intesa Sanpaolo e Bper Banca, che si aggiungono a UniCredit e Banca Sella, già presenti nel progetto, rafforzando così la componente italiana del consorzio. L’obiettivo è costruire una stablecoin ancorata “uno a uno” all’euro, conforme al regolamento europeo sui criptoasset MiCa e soggetta alla supervisione della banca centrale olandese. «Penso che sia un passo incredibilmente significativo», spiega al Sole 24 Ore Jan-Oliver Sell, ceo di Qivalis. «Siamo partiti con una banca, tre anni fa. E ora siamo arrivati a 37. Siamo solo all’inizio, perché il consorzio è aperto».

Le discussioni sono in corso con un paio di altri gruppi bancari e non è da escludere un loro ingresso a breve mentre altri potrebbero seguire a ruota. Ma ciò che conta è che il salto dimensionale è rilevante non solo sul piano industriale, ma anche su quello politico. Qivalis punta a creare un’infrastruttura europea per pagamenti e settlement in euro on-chain, cioè eseguiti direttamente sulla blockchain, in un mercato oggi dominato quasi interamente dal dollaro. «Per le istituzioni europee dipendere esclusivamente dal dollaro statunitense come gamba di regolamento è qualcosa di impossibile da sostenere. In questo momento non avere uno strato di regolamento europeo è un rischio troppo alto».

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Per il manager – che oggi è a Milano per prendere parte a un evento nell’ambito della Italian Investment Conference organizzato da UniCredit, una delle 9 banche europee fondatrici di Qivalis – il tema centrale è la sovranità nei pagamenti: se l’Europa svilupperà strumenti finanziari tokenizzati, ma continuerà a regolarli in dollari, rischierà di spostare fuori dal proprio perimetro un pezzo della futura infrastruttura del denaro. Questione di tempo, insomma. E che chiama a raccolta la politica europea. Ma l’accelerazione del consorzio – a cui hanno aderito ora, oltre a Intesa e Bper, tra gli altri anche AbnAmro, Banco Sabadell, Bankinter, Rabobank, Nordea, Swedbank, Erste Group, Groupe BPCE, Helaba e National Bank of Greece – nasce anche da un tema normativo, ovvero la maggiore confidenza della banche con i regolamenti sui criptoasset, così come l’aumento di consapevolezza sulle strategie sugli asset digitali. Sotto questo profilo «le banche sono sempre più interessate a capire come la tecnologia blockchain per generare efficienza è più veloce, più economica, migliore quasi sotto ogni profilo».

In questo scenario, il modello consortile di Qivalis offre maggiori garanzie. Anche perché «una stablecoin vive o muore in base alla liquidità». E «se non c’è liquidità nel token, le persone non possono usarlo. Ma se c’è, le persone lo usano e ciò porta altra liquidità».

Ora si guarda ai prossimi passi operativi, con una road map che è tracciata: Qivalis sta chiedendo alla Banca d’Olanda l’autorizzazione come istituto di moneta elettronica. Una volta ottenuta, avverrà il lancio della stablecoin nella seconda metà del 2026. Ma a che cosa servirà la stablecoin Qivalis? I primi casi d’uso, spiega Sell, arriveranno dal mondo crypto, dagli exchange europei e poi dalle banche. Qivalis punta a rendere disponibile l’euro direttamente sulla blockchain, dapprima per il trading di cripto-attività e per alcuni servizi di finanza decentralizzata, ma soprattutto per pagamenti internazionali, trade finance e regolamento di strumenti finanziari tokenizzati, il tutto sul fronte wholesale. I vantaggi potenziali sono evidenti: si pensi alle tesorerie aziendali, che potranno beneficiare di movimenti di liquidità 24 ore su 24 con settlement istantaneo. O agli esportatori europei, che potranno utilizzare direttamente stablecoin denominati in euro, senza dover ricorrere alle tradizionali reti di corrispondenza valutaria, riducendo costi e latenza grazie al settlement diretto on-chain.

Resta il nodo del rapporto con la Bce e con l’euro digitale. Sell ne è convinto: «Per me è ovvio che stablecoin ed euro digitale siano complementari. Servono scopi diversi, clienti diversi, casi d’uso diversi». L’euro digitale è uno strumento di «pagamento retail all’interno dell’Europa, non costruito su blockchain. Non vediamo meccanismi di pagamento interni europei come qualcosa che dobbiamo sfidare. In Europa funzionano. Ci sono SEPA Instant, Wero, Bizum in Spagna, iDEAL, PayPal e molti altri sistemi. Funzionano tutti», mentre lo stablecoin guarda al fronte istituzionale. E rispetto alla prudenza di Christine Lagarde, che ha definito poco convincente l’utilità delle stablecoin per l’euro? «Abbiamo bisogno ora di una stablecoin on-chain. La minaccia della dollarizzazione è oggi. Tra cinque anni la partita sarà finita».

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