Anthropic chiude le falle nell’accesso a Claude per stoppare Pechino
Società cinesi aggirano i divieti attraverso filiali estere o servizi avviati da aziende terze
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La corsa globale all’Artificial intelligence (Ai) entra in una nuova fase, dove il vantaggio competitivo non si misura più soltanto sulla qualità dei modelli, bensì anche sulla capacità di controllarne la diffusione. Anthropic, la società americana sostenuta da Amazon e Google e sviluppatrice della famiglia di modelli Claude, sta rafforzando le proprie difese per impedire alle aziende cinesi di aggirare le restrizioni imposte sull’utilizzo dei suoi sistemi.
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La violazione e il software
Secondo il Financial Times, diverse imprese di Pechino, tra cui Ant Financial e ByteDance, sarebbero riuscite ad accedere a Claude e a Claude Code sfruttando filiali estere, infrastrutture cloud internazionali e reti VPN. Si tratta di modalità che non violano né la normativa statunitense né quella cinese. Tuttavia risultano incompatibili con i termini di servizio imposti da Anthropic, che vietano espressamente l’utilizzo dei propri modelli da parte di società cinesi o di entità da esse controllate.
La vicenda evidenzia una delle principali criticità della nuova economia dell’Ai: limitare l’accesso a un software distribuito via cloud è molto più complesso rispetto al controllo delle esportazioni di componenti hardware come i semiconduttori. Se i chip possono essere bloccati alle frontiere, i modelli linguistici possono essere raggiunti attraverso società controllate all’estero, account internazionali o servizi di intermediazione.
Anthropic avrebbe quindi intensificato i controlli sugli utenti, monitorando parametri quali fuso orario, modalità di connessione e configurazioni di rete, per individuare accessi sospetti. L’azienda sta inoltre contrastando i cosiddetti “transfer station”, piattaforme che inoltrano le richieste verso account Claude registrati fuori dalla Cina, consentendo di fatto l’utilizzo del servizio nel mercato cinese.
La battaglia
La stretta arriva dopo settimane di crescente tensione tra la società americana e alcuni gruppi tecnologici cinesi. Nei giorni scorsi Anthropic aveva accusato Alibaba di avere orchestrato una vasta operazione di “distillazione” dei propri modelli, attraverso decine di migliaia di account fittizi utilizzati per acquisire grandi volumi di risposte generate da Claude e addestrare sistemi concorrenti. Alibaba ha respinto le accuse, ma il caso ha riacceso il dibattito sulla tutela della proprietà intellettuale nell’Intelligenza artificiale.







