Tensioni geopolitiche

Antibiotici: Europa a rischio con forniture fragili e forte dipendenza dall’Asia

Un paper della filiale italiana di Sandoz richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità urgente di rafforzare l’autonomia produttiva europea

di Ernesto Diffidenti

Antibiotici in Europa: una questione di sicurezza per tutti gli Stati

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In un contesto globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e da una competizione industriale sempre più accesa, l’Europa presenta una criticità rilevante nel settore degli antibiotici, legata alla forte dipendenza da catene di fornitura extra-europee, con un livello di esposizione che può compromettere la continuità terapeutica e la capacità di risposta in situazioni di emergenza.

Il 60-80% dell’approvvigionamento europeo di principi attivi, infatti, proviene dall’Asia mentre l’80-90% della produzione globale di antibiotici è concentrata in Cina. Un’interruzione delle forniture, è il messaggio che emerge da un paper della filiale italiana di Sandoz, multinazionale elvetica leader nei farmaci a brevetto scaduto, equivalenti e biosimiliari, potrebbe avere effetti immediati sulla capacità operativa dell’industria e sulla resilienza dei sistemi sanitari europei.

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Un tema di sicurezza nazionale

“Parlare oggi di antibiotici significa affrontare un tema di sicurezza nazionale - sottolinea Francesca Romana Ramundo, amministratore delegato di Sandoz spa- . Sono farmaci salvavita, prerequisito essenziale della medicina moderna. La loro disponibilità è una condizione imprescindibile per l’operatività del sistema ospedaliero, per la prontezza nella risposta alle emergenze e per la resilienza strutturale del servizio sanitario. In questo contesto, l’Europa e l’Italia in particolare non possono più permettersi una dipendenza strutturale da catene di fornitura lunghe e vulnerabili”.

In questa prospettiva, il documento “La resilienza europea degli antibiotici come priorità di sicurezza nazionale” delinea una visione nella quale l’Italia può contribuire in modo significativo alla definizione di una strategia europea sulla sicurezza degli antibiotici, affrontando in modo strutturato le vulnerabilità della filiera, rafforzando la capacità produttiva interna e, al tempo stesso, tutelando le infrastrutture industriali strategiche.

Avviato un confronto con le istituzioni

Il documento, sottolinea Ramundo, ha già contribuito ad avviare “un proficuo confronto” con i principali interlocutori istituzionali del nostro Paese, a partire dal Dipartimento per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio, dai ministeri degli Affari esteri e delle Imprese e del Made in Italy, nonché dalle componenti di Camera e Senato, oltre ai principali rappresentanti del settore sul territorio, quali farmacisti ed esperti di logistica healthcare.

“Sandoz è oggi l’unico produttore rimasto nell’Unione europea con una capacità industriale integrata - aggiunge Ramundo -. È questa una competenza strategica che può contribuire in modo concreto al rafforzamento della sicurezza e della continuità dell’approvvigionamento di antibiotici in Europa. In ultima analisi, mettere in sicurezza la filiera europea degli antibiotici significa proteggere e tutelare ciò che conta di più e cioè la capacità di curare, oggi come domani”.

Lo stabilmento a Kundl che produce penicilline

Lo stabilimento Sandoz di Kundl, in Austria, attivo da 80 anni, è uno degli ultimi siti in Europa pienamente integrati per la produzione di penicilline, dalla fermentazione al prodotto finito con una capacità che raggiunge circa 4.400 tonnellate di principi attivi e oltre 240 milioni di confezioni l’anno, spedite in più di 100 Paesi. Negli ultimi anni Sandoz ha sostenuto e innovato questo asset con oltre 200 milioni di euro di investimenti, di cui circa 150 milioni nella produzione di principi attivi e 50 milioni nel potenziamento delle forme farmaceutiche finite, con un aumento della capacità del 20%.

“Tuttavia - spiega Ramundo - Kundl opera oggi in un contesto sempre più sfidante, caratterizzato dall’aumento dei costi produttivi e da una crescente pressione competitiva globale, a fronte di prezzi degli antibiotici rimasti sostanzialmente invariati”. Di qui l’appello dell’industria perché l’Europa adotti “un quadro regolatorio e di mercato che ne riconosca pienamente il valore, integrando criteri di resilienza e sicurezza e rafforzando l’autonomia produttiva europea in uno dei segmenti più critici per la salute pubblica”.

Rivedere la Direttiva sulle acque reflue

Un primo passaggio importante, in questa direzione, sarebbe una correzione di rotta sulla Direttiva acque reflue che, secondo Sandoz “riversa sul settore farmaceutico un onere enorme e non proporzionato, in particolare sul segmento off-patent caratterizzato da alti volumi e bassa marginalità”. Un conto salato che potrebbe tradursi in carenze di medicinali essenziali. “Ecco perché - conclude Ramundo - è necessario arrivare a decisioni implementative della direttiva solo con dati solidi e con una efficace ed equa ripartizione degli oneri: la transizione ecologica deve essere un investimento per il Paese, non un fattore di rischio per l’accesso alle cure”.

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