Formula 1

Antonelli promosso anche in Canada. Hamilton secondo dopo un anno e mezzo

A Montreal il giovane italiano conquista la quarta vittoria consecutiva dopo il ritiro del compagno. Miglior gara di Hamilton in Ferrari al secondo posto davanti alla Red Bull Verstappen. McLaren fuori fase, Leclerc quarto.

di Alex D'Agosta

Andrea Kimi Antonelli Mercedes, Lewis Hamilton Ferrari, Max Verstappen Red Bull  REUTERS/Mathieu Belanger REUTERS

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Il Canada resta il Canada: sembra sempre che il primo problema debba essere il meteo, poi a decidere sono le gomme, i guasti e quella quantità di imprevisti che al Gilles Villeneuve non manca quasi mai. Con meno “muri” rispetto al passato, ma sempre una gara con un bel po’ di pepe e suspense.

Ma, soprattutto, ha vinto Andrea Kimi Antonelli, per la quarta vittoria consecutiva, in una gara accorciata a 68 giri dopo una procedura di partenza abortita e diventata presto molto più complicata di quanto lasciasse immaginare la prima fila tutta Mercedes.

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Il successo dell’italiano conferma una supremazia tecnica netta della squadra di Brackley, ma non racconta tutto. Perché George Russell, poleman e vincitore della Sprint di sabato, era ancora pienamente dentro la corsa quando la sua Mercedes si è fermata al giro trenta per un problema alla power unit. Da quel momento la gara ha cambiato asse: non più duello interno, ma controllo di Antonelli davanti a una corsa spezzata da neutralizzazioni, penalità e ritiri. Sul podio sono saliti anche Lewis Hamilton, secondo con la Ferrari dopo un sorpasso nel finale su Max Verstappen, e lo stesso Verstappen, al primo podio stagionale con la Red Bull.

L’avvio era già stato una piccola trappola. Non una falsa partenza in senso tecnico, ma una partenza abortita: problema sulla griglia per Arvid Lindblad, giro di formazione supplementare e distanza ridotta. In una giornata fredda, con asfalto poco gommato e aderenza incerta, il dettaglio non era secondario. Le McLaren, partite con una lettura troppo prudente della pista, hanno pagato subito la scelta delle intermedie su un asfalto che si asciugava più in fretta del previsto. Norris era scattato bene, ma il vantaggio è durato poco: il rientro anticipato lo ha ricacciato nel traffico. Piastri non è riuscito a rimettere insieme la gara e più avanti ha ricevuto dieci secondi di penalità per un grave contatto, con piena colpa, ai danni di Albon.

Davanti, invece, la Mercedes aveva un altro passo. Nei primi giri Antonelli ha attaccato Russell, poi ha sbagliato, ha restituito la posizione ed è tornato a costruire pressione. Il gran premio, fino al ritiro, è stato soprattutto lì: due piloti separati da pochi decimi, un campionato che già suggerisce più tensione interna di quanta un box vorrebbe gestire già nel mese di maggio. Russell sembrava avere esperienza e posizione dalla sua parte. Antonelli aveva ritmo e una calma ormai sempre meno sorprendente. Il guasto del britannico ha evitato il seguito del confronto, ma ha anche tolto alla Mercedes l’unica cosa che negli anni migliori e, dall’inizio di questa stagione 2026, sembrava quasi garantita: l’affidabilità assoluta.

Il ritiro di Russell ha aperto la fase centrale della corsa. Virtual safety car, finestre di sosta, detriti e guai tecnici hanno ricomposto la classifica a strappi. Alonso si era già fermato, Perez si è ritirato più avanti, Norris ha parcheggiato la McLaren per un problema meccanico dopo una domenica nata male e proseguita peggio. Albon è uscito dal quadro dopo il contatto con Piastri. In totale, ben sei ritiri. In mezzo a tutto questo Leclerc ha fatto quello che poteva: ha superato Hadjar, è risalito fino al quarto posto, ma non ha mai agganciato davvero la lotta per il podio. Uno svarione “largo” nel finale ha chiuso ogni residua possibilità di rientrare su Hamilton e Verstappen, ma il distacco non era mai sembrato facilmente colmabile neanche prima.

La parte migliore, per il pubblico, l’ha regalata proprio Hamilton. Non a caso, è stato votato pilota del giorno. Anche in questo caso, non accadeva dal 2024, l’ultimo suo anno con la steppa a tre punte. A Montreal ha vinto sette volte (undici sul podio, meglio di lui solo Michael Schumacher a quota dodici) e conosce traiettorie, frenate e trappole meglio di quasi tutti. Per molti giri è rimasto in zona utile, senza forzare oltre il necessario. Poi ha iniziato a ridurre il distacco da Verstappen e al giro sessantadue ha completato il sorpasso in frenata, prendendosi un secondo posto pesante per la Ferrari e per la sua stagione. Non è stata una vittoria, ma era da tempo che non si vedeva un Hamilton così concreto nel corpo a corpo finale.

Verstappen ha resistito, poi ha dovuto cedere. Il terzo posto, in altri anni, sarebbe stato quasi una sconfitta; vale invece come primo podio stagionale e come segnale minimo di riapertura per una Red Bull ancora lontana dalla macchina dominante che era stata fino al 2024 e, tutto sommato, anche nel finale del 2025. Più indietro, dopo un Leclerc in chiaroscuro, ma ancora a pieni giri, la classifica ha premiato Hadjar, Colapinto, Lawson, Gasly, Sainz e Bearman: punti utili, in una domenica in cui arrivare al traguardo senza errori è già stata una selezione. Ma un cattivo segnale: tutti doppiati dal sesto in poi, di cui 1 giro dal sesto al decimo ma perfino a due e quattro giri per gli altri, non sono un buon segnale di salute e di bilanciamento delle prestazioni fra i vari team.

Antonelli, in stato di grazia e contemporaneamente al volante dell’auto migliore, sale così a quota quattro vittorie in Formula 1: una in meno di Nino Farina e Michele Alboreto nella speciale ranking degli italiani più vincenti di sempre. Il confronto storico resta delicato, perché Farina costruì quei numeri in sole due stagioni, dove tre vittorie nel 1950 furono sufficienti per il primo mondiale: c’erano tuttavia molti meno gran premi e un contesto tecnico, sportivo e finanziario assolutamente incomparabili. Ma il dato sportivo basta da solo. A 19 anni Antonelli ha vinto una gara sporca, interrotta, difficile da tenere in mano. Non l’ha vinta nel modo più pulito, perché Russell si è fermato quando era ancora pienamente in partita. E l’ha ammesso a fine gara: “non volevo vincere così”. L’ha però chiusa senza regalare nulla, mentre attorno a lui molti altri perdevano pezzi, tempo o lucidità.

La Mercedes lascia alle spalle quindi la prova canadese con un’altra vittoria e con un problema da non sottovalutare. Il passo c’è, il pacchetto funziona, però Russell è rimasto a bordo pista, furioso (e indietro di 43 punti mentre dopo la “partenza” di Hamilton sperava di avere quasi campo libero e di essere diventato la prima guida), e la McLaren ha buttato via una gara che poteva almeno avvicinarla al podio. La Ferrari porta a casa punti e una domenica solida, senza poter ancora dire di essere alla pari: è a 41 punti nei costruttori dai papaya campioni del mondo in carica, ma il ritardo sulle frecce d’argento è già a quota 72 punti dopo cinque prove completate.

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