Anziani, 4,3 milioni vivono soli: ecco perché il Piano Casa del Governo li dimentica
Già 2,8 milioni abitano in case non adeguate e intanto con l’aumento di over 80 crescono fragilità e domanda di assistenza: il disagio abitativo non si risolve solo abbassando gli affitti ma promuovendo servizi integrati capaci anche di generare risparmi
di Claudio Falasca *
3' di lettura
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Ridurre il disagio abitativo non significa soltanto affrontare il caro affitti. Significa anche garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alla fragilità e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità, assistenza sociosanitaria e relazioni sociali. Il Piano Casa del Governo, invece, concentra quasi tutte le sue proposte sulla costruzione e ristrutturazione di alloggi, confidando nella possibilità di offrire canoni calmierati, senza interrogarsi davvero su chi abiterà quelle case e in quali condizioni.
La Rsa «non basta»
In questo modo il disagio abitativo viene ridotto a una semplice questione economica.
Ma abitare non è solo pagare un affitto. A essere ignorato è soprattutto il disagio abitativo vissuto da milioni di persone anziane e fragili: oggi il gruppo demografico più numeroso e più esposto. Alla base di questa mancanza c’è una visione ormai superata: considerare l’invecchiamento quasi esclusivamente un problema sanitario.
Da qui deriva l’idea che la risposta principale debba essere la Rsa, collocando le persone anziane nell’ambito della non autosufficienza. È un errore di prospettiva.
La qualità dell’abitare è invece la prima infrastruttura della cura e della Long Term Care.







