Welfare e invecchiamento

Anziani, 4,3 milioni vivono soli: ecco perché il Piano Casa del Governo li dimentica

Già 2,8 milioni abitano in case non adeguate e intanto con l’aumento di over 80 crescono fragilità e domanda di assistenza: il disagio abitativo non si risolve solo abbassando gli affitti ma promuovendo servizi integrati capaci anche di generare risparmi

di Claudio Falasca *

(AdobeStock)

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Ridurre il disagio abitativo non significa soltanto affrontare il caro affitti. Significa anche garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alla fragilità e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità, assistenza sociosanitaria e relazioni sociali. Il Piano Casa del Governo, invece, concentra quasi tutte le sue proposte sulla costruzione e ristrutturazione di alloggi, confidando nella possibilità di offrire canoni calmierati, senza interrogarsi davvero su chi abiterà quelle case e in quali condizioni.

La Rsa «non basta»

In questo modo il disagio abitativo viene ridotto a una semplice questione economica.

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Ma abitare non è solo pagare un affitto. A essere ignorato è soprattutto il disagio abitativo vissuto da milioni di persone anziane e fragili: oggi il gruppo demografico più numeroso e più esposto. Alla base di questa mancanza c’è una visione ormai superata: considerare l’invecchiamento quasi esclusivamente un problema sanitario.

Da qui deriva l’idea che la risposta principale debba essere la Rsa, collocando le persone anziane nell’ambito della non autosufficienza. È un errore di prospettiva.

La qualità dell’abitare è invece la prima infrastruttura della cura e della Long Term Care.

Con il Piano Casa si continua a perpetuare un pregiudizio culturale molto radicato: “gli anziani stanno a casa loro”. Come se tutto potesse continuare a funzionare così: la casa come proprietà privata, la famiglia che supplisce ai bisogni assistenziali, l’anziano che non si sposta mai.

Ma la realtà oggi è cambiata profondamente. La transizione demografica sta modificando profondamente il quadro sociale del nostro Paese: circa 4 milioni di anziani sono non autosufficienti; 4,3 milioni vivono soli; 2,8 milioni abitano in case non adeguate; aumentano gli over 80, la fragilità e la domanda di assistenza; le reti familiari si assottigliano sempre di più.

Questo significa più solitudine, più isolamento e maggiore vulnerabilità sociale.

Servizi integrati

Per questo SPI CGIL, Auser e Abitare e Anziani sostengono da tempo la necessità di un vero cambio di paradigma: passare dall’idea di “casa” come semplice bene economico all’idea di “abitare” come servizio integrato.

Abitare significa poter contare non solo su un alloggio, ma anche su: servizi sociosanitari di prossimità, supporti alla domiciliarità, spazi di relazione; assistenza condivisa; quartieri accessibili e inclusivi.

Città da ripensare

E questa una problematica da tempo al centro delle riflessioni in molti Paesi come vero snodo delle nuove politiche di sostegno a una popolazione che invecchia. Si è capito in particolare che non si tratta solo di progettare nuovi e più numerosi servizi per anziani: nessun paese è oggi in grado di affrontare una crescita costante e potenzialmente illimitata dei servizi sociali e sanitari. Si tratta invece di realizzare città e case in modo compatibile con le esigenze dell’intero arco di vita delle persone al fine di prevenire i rischi di fragilità in vecchiaia, generando una minore domanda sanitaria. Occorre, in sostanza, produrre una nuova offerta abitativa in grado di mettere le persone in condizione di cercare e trovare autonomamente risposte efficaci ai propri bisogni, riducendo le barriere che i più diffusi modelli abitativi e di organizzazione urbana oggi propongono ai soggetti fragili, a causa dell’età o di altre disabilità.

I risparmi attesi

Una offerta che non risponde soltanto ai bisogni delle persone più fragili, ma che produce anche un forte risparmio sociale ed economico: per ogni euro investito nell’adeguamento della domiciliarità si generano infatti da 1,5 a 2 euro di risparmio sanitario e assistenziale.

Eppure, il Piano Casa del Governo, malgrado la drammatica esperienza del Covid 19, sembra ignorare completamente questa trasformazione sociale e demografica, che riguarda già oggi milioni di famiglie italiane e la qualità della loro vita quotidiana.

* Auser - Associazione per l’invecchiamento attivo

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