Spirits

Aperitivo day, come cambia il rito tra alcol free e cocktail con liquori premium

Solo nella grande distribuzione vendite per 430 milioni di euro, ma gli italiani non rinunciano al fuori casa nonostante la crisi, con la mixology in Europa che viaggia verso un business da 500 miliardi di euro

di Maria Teresa Manuelli

 (Adobe Stock)

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Il 26 maggio si celebra il World Aperitivo Day, quinta edizione di una ricorrenza istituita da Mww Group che ogni anno torna a fotografare un fenomeno ben radicato nella vita degli italiani, e non solo. Ma dietro la retorica del brindisi c’è un mercato che cresce, si articola e diventa sempre più premium con ritmi che pochi altri segmenti del largo consumo possono vantare.

Cresce la qualità di un rito irrinunciabile

A dare la misura del fenomeno sono i dati presentati da NielsenIQ durante la conferenza inaugurale di Aperitivo Festival, al Milano Certosa District. Secondo la ricerca, il 38% degli italiani - uno su tre - ha consumato almeno un aperitivo negli ultimi tre mesi, con una crescita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2024. Il 45%, ovvero quasi uno su due, dichiara di viverlo almeno una volta al mese. Numeri che si inseriscono in un quadro più ampio sul fuori casa: il 73% degli italiani frequenta locali almeno una volta a settimana, il 94% almeno una volta al mese.

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La pressione economica non intacca il rito. Sei consumatori su dieci continuano a considerare il fuori casa un piacere irrinunciabile, spostando inoltre le proprie scelte verso una qualità superiore: il 25% opta per drink premium, il 43% preferisce consumare meno ma meglio. «L’aperitivo oggi non è più soltanto un rituale fuori casa, ma un’occasione di consumo trasversale che i consumatori ricreano sempre più anche tra le mura domestiche, cercando qualità, convivialità ed esperienza», ha commentato Matilde Ciroldi, senior analyst beverage di NielsenIQ.

Difficile isolare il business legato al solo momento dell’aperitivo (e delle sue diverse formule), ma sicuramente è una fetta importante del mondo della mixology che, secondo un’analisi di Fiere di Parma dello scorso anno, a livello europeo - su un mercato che comprende prevalentemente spirits ma anche vini frizzanti e prodotti complementari (soda, concentrati, attrezzature, ecc.) - vale 465 miliardi di euro, con una previsione di crescita del 4% che porterà il valore vicino ai 580 miliardi entro il 2028.

Lo confermano i dati sulla grande distribuzione organizzata: il segmento degli aperitivi e del vermouth ha raggiunto nell’ultimo anno i 254 milioni di euro, con una crescita del 2,6% a valore e del 2,1% a volume. Allargando il perimetro ad altre categorie affini - gin, aperitivi analcolici, spumanti e ready to drink - il comparto supera i 430 milioni di euro, con un incremento del 2,7% a valore. Sul versante domestico, sono 8,3 milioni gli italiani che consumano aperitivi in casa, due milioni in più rispetto al 2019.

Gen Z e nuovi consumi

A trainare l’evoluzione del mercato è la Generazione Z. Tre giovani su cinque escono ogni settimana per l’aperitivo, con una marcata preferenza per cocktail, spritz e proposte no e low alcol. Il 63% degli italiani sceglie già aperitivi alcohol-free. Tra le tendenze emergenti segnalate da NielsenIQ, i tap drink (cocktail alla spina) riscuotono interesse crescente: il 60% degli italiani tra i 18 e i 34 anni dichiara di averli già provati, e la maggioranza li consumerebbe nuovamente.

Parallela è la crescita del fenomeno spritz come linguaggio comune della convivialità. Secondo una ricerca Martini condotta con OnePoll su un campione di 1.000 italiani, per il 64% degli intervistati lo spritz è sinonimo di aperitivo. Il suo appeal è trasversale tra Gen Z e Millennials, che ne riconoscono il rito oltre che il gusto.

Le tendenze premium e no-lo

Il mercato si muove dunque su due binari paralleli: da un lato la premiumizzazione, con consumatori adulti disposti a spendere di più pur di bere meglio; dall’altro la socialità leggera dei giovani, che privilegiano il low alcol e il no alcol e cercano nell’aperitivo soprattutto un’occasione di stare insieme. Le aziende presidiano entrambi i fronti con strategie sempre più differenziate.

Sul versante premium, ad esempio, Belvedere Vodka ha lanciato il Cosmo Spritz, che reinterpreta la struttura dello spritz in chiave super premium. Vermouth Carlo Alberto, brand di Compagnia dei Caraibi, celebra il 26 maggio con il White Blossom, un serve che combina la Riserva White - ottenuta da 27 erbe botaniche e uve piemontesi Docg - con tonica floreale, rilancio del ruolo storico del vermouth come matrice dell’aperitivo all’italiana.

Sul fronte della sperimentazione birra, Heineken Italia ha lanciato a marzo la Birra Messina Note di Melograno: una lager a bassa fermentazione al 5% di alcol, arricchita con succo di melograno, pensata esplicitamente per il momento dell’aperitivo. Il lancio è supportato da un’indagine AstraRicerche su oltre 1.000 italiani, secondo cui per il 63% degli intervistati la curiosità e la voglia di novità guidano la scelta della bevanda da aperitivo, mentre per quasi un giovane Gen Z su tre scegliere cosa bere è un gesto identitario.

Sanbittèr, brand del Gruppo Sanpellegrino, ha invece scelto un formato itinerante: il «Ci Sta Tour» porta un truck nelle piazze di dieci città italiane, da San Benedetto del Tronto a Rimini, trasformando l’aperitivo in un momento di incontro.
Dalla ristorazione, infine, arriva la mossa di Pizzium: in occasione del World Aperitivo Day, la catena di pizza napoletana nata a Milano nel 2017 lancia Aperipizzium, abbinando Margherita, Marinara e focaccia calda all’Aperol Spritz in sei città - Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna e Ferrara - con dj set a partire dalle 18.30. Un segnale che l’aperitivo aspira sempre più a diventare un’occasione di consumo completa, dove il food è parte integrante dell’esperienza.

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