Appalti verdi, un bando su cinque non applica i criteri ambientali minimi
Tra i Cam più disattesi quelli su calzature da lavoro e sugli eventi culturali
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I punti chiave
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Oltre un bando di gara su cinque non applica i criteri ambientali minimi (i cosiddetti Cam), nonostante dal 2016 ci sia l’obbligo di includerli negli appalti pubblici. Il dato emerge dal nono Rapporto dell’Osservatorio appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, che sarà presentato oggi durante la seconda giornata del Forum Compraverde Buygreen di Roma.
L’analisi
L’analisi di Legambiente prende in esame 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 Asl. Ne viene fuori che in 191 gare, pari al 22,6% del totale, i Cam non sono stati applicati. Tra i criteri ambientali minimi maggiormente disattesi, secondo l’analisi, c’è quello relativo alle calzature da lavoro e accessori in pelle, in vigore dal 2018, che non è stato applicato in 24 delle 51 gare in cui avrebbe dovuto essere previsto (il 47% dei casi).
Segue il Cam dedicato agli eventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari a un tasso di mancata applicazione del 40 per cento. C’è, poi, il Cam strade, con un tasso di disapplicazione del 38 per cento. Seguono il Cam punti di ristoro e distributori automatici al 37%, il Cam prodotti tessili, non applicato in 15 gare su 32 (pari al 32%), il Cam verde pubblico al 26%, il Cam veicoli al 23%, il Cam forniture di cartucce e toner al 22% e, infine, il Cam forniture arredi per interni al 20 per cento. Spiega Enrico Fontana, della Segreteria nazionale di Legambiente: «I Cam non rappresentano solo un adempimento normativo ma un fattore di qualità degli appalti, perché rendono le procedure più trasparenti, introducono requisiti verificabili, garantiscono tracciabilità dei materiali e rafforzano i controlli».
Green public procurement
Il Rapporto, però, va oltre i soli Cam e analizza più in generale lo stato di diffusione del Green public procurement in Italia, considerando gli strumenti che ne favoriscono la diffusione. «Il Green public procurement da cui derivano i Cam non è più soltanto uno strumento tecnico legato agli appalti pubblici, ma una vera leva strategica di politica industriale, ambientale e sociale», dice a questo proposito Renata Zuffi, presidente del Coordinamento Agende 21 locali italiane, che ha preparato il primo Quaderno dedicato all’applicazione del Gpp.
Dall’indagine di Legambiente emerge, così, un indice complessivo di performance del Gpp pari al 65% per le 122 stazioni appaltanti monitorate. Tra le maggiori criticità c’è lo scarso monitoraggio degli acquisti verdi: su questo fronte si registra un tasso di mancata attuazione pari al 78 per cento. All’interno delle amministrazioni mancano, poi, figure dedicate agli acquisti verdi. Solo l’8% del campione analizzato ha infatti istituito un referente in questo settore. Manca, poi, in molti casi una formazione specifica.







