Dati sanitari

Apple Watch e Airpods: dal cuore all’udito un ponte tra paziente e medico

Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano: «L’integrazione con la medicina di base è il vero salto culturale»

di Luca Salvioli

Una notifica di frequenza elevata su Apple Watch

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Il matrimonio tra tecnologia e salute è uno dei grandi temi degli ultimi mesi. Tra le funzioni che Apple ha potenziato maggiormente con gli ultimi dispositivi ci sono in particolare quelle per salute del cuore e dell’udito. Per abilitarle occorre aver installato l’aggiornamento watchOS 26 e aprire l’app dell’Apple Watch, oppure l’app Salute per gli AirPods.

Oltre alle funzioni consolidate - rilevazione del ritmo cardiaco irregolare, notifica di possibile fibrillazione atriale e registrazione di un ECG a richiesta - le novità più recenti riguardano prevenzione e monitoraggio continuo: Apple Watch oggi può inviare notifiche di possibile ipertensione, rilevare disturbi della respirazione notturna (apnea) e fornire un’analisi integrata di parametri vitali.

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Con AirPods Pro 2 e Pro 3 il test dell’udito personalizzato rileva eventuali perdite acustiche, mentre la “protezione udito” usa l’intelligenza del chip H2 per attenuare i rumori ambientali forti, salvaguardando l’udito durante l’uso quotidiano.

Una ricerca del St Bartholomew’s Hospital di Londra ha mostrato che pazienti monitorati con Apple Watch dopo ablazione per fibrillazione atriale individuano recidive più precocemente e, pur rilevando più anomalie, registrano meno ricoveri non programmati. All’Amsterdam UMC, uno studio su 437 pazienti ad alto rischio ha rilevato che l’uso combinato di sensori PPG ed ECG su Apple Watch ha permesso di diagnosticare aritmie quattro volte più spesso rispetto alle cure standard, molte delle quali in persone asintomatiche.

«L’integrazione con la medicina di base è il vero salto culturale»

«La cardiologia è da sempre una delle specialità più tecnologiche, ma il vero salto non è la tecnologia in sé: è il modo in cui affianca medico e paziente» ha spiegato Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi di Milano in un incontro all’Apple Store di piazza Liberty, a Milano. «Paradossalmente, questo campo è ancora tutto da esplorare. Non tutti i colleghi ne sono pienamente consapevoli, ma è chiaro che questa sarà la medicina del presente e del futuro».

Il tema si intreccia con una criticità strutturale del sistema sanitario. «Oggi abbiamo un problema enorme, che è sotto gli occhi di tutti: le liste d’attesa. Non riusciamo più a far arrivare tutti in ambulatorio o in ospedale. E non tutto, per fortuna, richiede una visita in presenza». In questo scenario, aggiunge, «la possibilità di autocontrollare alcuni parametri a domicilio, e di condividerli poi con il medico, può essere un aiuto enorme. In Italia siamo ancora indietro, ma il potenziale è molto alto».

Carugo ha sottolineato alcuni numeri della Società Europea di Cardiologia: «L’Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per attività fisica e tra i primi per consumo di tabacco. A questo si aggiunge un enorme problema di prevenzione cardiovascolare, con differenze ancora molto marcate tra Nord e Sud. Le malattie cardio e cerebrovascolari restano la prima causa di morte e di disabilità nel nostro Paese. La prevenzione funziona quando si mettono le persone nella condizione di capire davvero cosa stanno facendo e quali conseguenze hanno le loro abitudini quotidiane».

Un esempio recente riguarda una paziente di 65 anni: «Lamentava palpitazioni da mesi. Le è stato consigliato di utilizzare un orologio in grado di registrare l’ECG: durante un episodio ha effettuato il tracciato, che ha evidenziato un’aritmia poi confermata in pronto soccorso, dove le è stato impiantato un pacemaker. Senza questa possibilità, avrebbe probabilmente affrontato accessi ripetuti al pronto soccorso o monitoraggi Holter, che non sempre riescono a intercettare eventi sporadici» aggiunge Carugo.

Il professore conclude: «Oggi quando un dispositivo segnala fibrillazione atriale la probabilità che sia reale è molto alta. E anche tra i colleghi è cresciuta la fiducia clinica in questi dati». E: «L’integrazione con la medicina di base è il vero salto culturale»

Il caso dell’udito

Frank Lin, del Clinical Team di Apple, si è concentrato sull’audio: «Abbiamo confrontato l’Apple Hearing Test con l’audiometria tradizionale, quella che consideriamo il “gold standard”, eseguita con un audiometro in cabina silente. I risultati sono stati molto accurati, sostanzialmente comparabili».

«Quando si misura l’udito si ragiona in decibel. Una variazione di più o meno cinque decibel è considerata normale: se si fa un test oggi e lo si ripete domani, è facile rientrare in quella soglia. Nel confronto tra il nostro test e l’audiometria standard abbiamo riscontrato una differenza media di circa 1,8 decibel, quindi ben all’interno della normale variabilità».

L’approccio, sottolinea, si articola su più livelli: «C’è innanzitutto la protezione, per esempio con il misuratore di rumore su Apple Watch, che informa sull’esposizione sonora, o con gli AirPods Pro, che proteggono automaticamente dai suoni troppo intensi quando vengono indossati. Poi c’è la consapevolezza: il test dell’udito consente alle persone di conoscere il proprio stato uditivo. Infine, per chi presenta già una perdita, offriamo strumenti di supporto come la funzione apparecchio acustico e la modalità Conversation Boost».

Un aspetto centrale è la doppia lettura del dato. «Per l’utente presentiamo i risultati in modo semplice e immediato. Ma se si seleziona “esporta PDF”, il test viene mostrato come un audiogramma completo, nel formato che un clinico si aspetta. Progettitiamo quindi la stessa informazione in due modi diversi: uno pensato per l’utente e uno per il medico». E conclude: «Il PDF può sembrare uno strumento superato, ma nella pratica clinica è ancora molto usato».

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