Il bilancio 2024

Armani, ricavi giù del 5% ma raddoppiano gli investimenti

A model presents a creation by Emporio Armani at the Milan Fashion Week, in Milan, Italy, 28 February 2025. The Fall/Winter 2025/2026 collections are presented until 03 March 2025. 
ANSA/MATTEO CORNER

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Il Gruppo Armani non ha attraversato immune il 2024, anno in cui sia la moda sia l’alto di gamma hanno visto ricavi e redditività calare, ma ha resistito meglio di molti altri.

I ricavi sono scesi del 5% a 2,3 miliardi a cambi costanti (-6% a tassi correnti) e gli utili hanno sofferto rispetto al 2023, pur restando positivi. L’indice ebitda è calato a 398 milioni (-24%), simile la riduzione dell’utile netto ante imposte, arrivato a 74,5 milioni.

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Investimenti raddoppiati e liquidità forte

Forte della sua indipendenza e della solidità finanziaria costruita negli anni, nel 2024 il gruppo ha raddoppiato gli investimenti - interamente autofinanziati - rispetto all’esercizio precedente, portandoli da 168,5 a 332 milioni, quasi tre volte rispetto a quelli i medi degli anni precedenti. Nello scorso anno le risorse sono state destinate al rinnovo di molti dei flagship più importanti, come il building di Madison Avenue a New York, Emporio Armani a Milano e Palazzo Armani, la nuova sede di Parigi, e al digitale, con la completa l’internalizzazione della gestione dell’e-commerce.

Ancora ingenti le disponibilità liquide nette del gruppo, che a fine 2024 erano di 569,7 milioni: la differenza rispetto al dato di fine 2023 (945,6 milioni) è legato soprattutto alle acquisizioni immobiliari. Sul 2025 non vengono azzardate previsioni, a differenza di quanto era successo il 27 luglio del 2024, in occasione della pubblicazione dei dati dell’esercizio 2023. La ragione è chiara: rispetto a un anno fa l’incertezza geopolitica e quindi economica globale è aumentata in modo esponenziale e non ha senso ipotizzare l’andamento della seconda metà dell’anno, specie non essendo vincolati dagli obblighi di chi è quotato.

Il gruppo compie 50 anni

Il 2025 resta importante per un’altra ragione. L’azienda fondata e tutt’ora guidata da Giorgio Armani sta festeggiando i 50 anni: tanti ne sono passati dal 1975, quando lo stilista iniziò la costruzione del gruppo, insieme al socio e compagno di vita Sergio Galeotti, scomparso nel 1985 a soli 40 anni.

Armani oggi spicca tra i protagonisti della moda globale della sua generazione e in particolare dei nati negli anni 30 del secolo scorso: Valentino Garavani (classe 1932) ha venduto diversi anni fa il suo marchio; altri creativi sono scomparsi in tempi relativamente recenti, come Roberto Cavalli e Mariuccia Mandelli (Krizia). Altri ancora se ne sono andati prematuramente : Gianni Versace, Franco Moschino, Enrico Coveri, Gianfranco Ferré, solo per citare alcuni nomi. Negli Stati Uniti c’è Ralph Lauren (classe 1939), ma la sua azienda è quotata e da molti anni è guidata da un ceo esterno. Qualcuno potrebbe pensare a Karl Lagerfeld, morto nel 2019 a 85 anni per un tumore: anch’egli lavorò fino all’ultimo ma, a differenza di Armani, non aveva creato un gruppo da oltre 2 miliardi. Unico oggi e da sempre pioniere: Armani intuì l’importanza di avere diversi marchi e di espandersi con profumi, cosmetica, gioielli, orologi e – qui davvero aprì la strada – con alberghi, ristoranti e arredo-design.

Il Salone del mobile di aprile è stata l’occasione per festeggiare i 25 anni di Armani/Casa e poche settimane fa all’Armani/Silos di Milano, nello spazio espositivo aperto nel 2015 (altro compleanno!) è stata inaugurata la mostra per i 20 anni di Armani Privé, le collezioni di alta moda (pezzi unici) che Giorgio Armani iniziò a presentare nel 2005 e che sono collegate a due imminenti date. L’8 luglio la collezione per l’autunno-inverno sfilerà a Parigi, nello stesso giorno di Chanel. Tre giorni più tardi Armani compirà 91 anni e dopo l’estate lo attende la settimana della moda donna di Milano (non lo si è visto alle recenti sfilate uomo di giugno per motivi di salute).

L’ammirazione che circonda da sempre Armani è sicuramente legata anche alla capacità di guardare al futuro, come confermano le parole a commento dei dati 2024: «Sono convinto che essere coerenti, evitando di inseguire guadagni immediati, sia la migliore strategia per assicurare il successo nel lungo periodo. In un contesto globale sempre più complesso e competitivo, posso affermare con orgoglio di aver mantenuto l’indipendenza e la stabilità del gruppo».

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