Asse tra Libia e Algeria sull’acqua: desalinizzazione e governance regionale del Sahara
I ministri dei due Paesi si sono incontrati per avviare una cooperazione tecnica. Algeri dispone di 31 impianti di desalinizzazione con una capacità complessiva di 3,68 milioni di metri cubi al giorno, un asset strategico che consente al Paese di ridurre la dipendenza dalle risorse convenzionali e di mitigare gli effetti della siccità. Tripoli punta al know how
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La cooperazione tra Libia e Algeria nel settore delle risorse idriche si consolida come uno dei dossier più rilevanti nel quadro della sicurezza regionale nordafricana, in un contesto segnato da stress idrico crescente, pressione demografica e impatti sempre più evidenti del cambiamento climatico. L’incontro avvenuto martedì 28 luglio ad Algeri tra il ministro algerino dell’Idraulica, Lounas Bouzegza, e il ministro libico delle Risorse idriche del Governo di unità nazionale, Hosni Mohamed Oweidan, ha portato all’adozione di una roadmap operativa che punta a strutturare una cooperazione tecnica e industriale di medio e lungo periodo. L’intesa si articola lungo direttrici che riflettono le principali vulnerabilità del sistema idrico regionale: sviluppo della desalinizzazione dell’acqua marina, potenziamento della produzione di acqua potabile, trattamento e riutilizzo delle acque reflue, gestione sostenibile delle falde sotterranee e rafforzamento delle infrastrutture di protezione contro eventi estremi, incluse le inondazioni. Elemento centrale è la creazione di gruppi tecnici congiunti incaricati di seguire l’implementazione dei programmi, affiancati da un futuro comitato di supervisione con funzioni di coordinamento strategico.
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L’intesa
Sul piano operativo, la cooperazione mira a trasferire know-how e capacità tecnologiche, con particolare riferimento all’esperienza algerina nella progettazione e gestione degli impianti di desalinizzazione. Il sopralluogo della delegazione libica presso l’impianto Fouka 2, nella provincia di Tipasa, si inserisce in questa logica: un passaggio volto a valutare modelli replicabili in Libia, dove il deterioramento delle infrastrutture idriche e l’instabilità politica degli ultimi anni hanno compromesso la continuità dell’approvvigionamento.
Secondo i dati forniti da Algeri, l’Algeria dispone di 31 impianti di desalinizzazione con una capacità complessiva di 3,68 milioni di metri cubi al giorno, un asset strategico che consente al Paese di ridurre la dipendenza dalle risorse convenzionali e di mitigare gli effetti della siccità. L’integrazione crescente tra desalinizzazione e fonti rinnovabili rappresenta inoltre un vettore chiave per contenere i costi energetici e aumentare la sostenibilità dei sistemi idrici, un aspetto di particolare interesse anche per Tripoli.
Il bilaterale
La dimensione bilaterale si inserisce tuttavia in un quadro più ampio di governance regionale delle risorse idriche. Il riferimento al Sistema acquifero del Sahara settentrionale – condiviso da Libia, Algeria e Tunisia – evidenzia la crescente centralità delle riserve sotterranee transfrontaliere nella sicurezza strategica dell’area. La “Dichiarazione di Tripoli” firmata nell’aprile scorso dai tre Paesi ha posto le basi per un approccio coordinato allo sfruttamento della risorsa, con l’obiettivo di evitare dinamiche di overexploitation e tensioni tra Stati.
Geopolitica
In questo contesto, la cooperazione tra Algeri e Tripoli assume anche una valenza geopolitica. Da un lato, rafforza il ruolo dell’Algeria come hub tecnico e politico nella gestione delle risorse idriche nordafricane, consolidando la sua proiezione regionale in un settore sempre più strategico. Dall’altro, offre alla Libia un canale di stabilizzazione funzionale, attraverso il rafforzamento delle capacità amministrative e infrastrutturali in un ambito – quello dell’acqua – direttamente connesso alla sicurezza interna e alla tenuta socio-economica. La dimensione climatica rappresenta il fattore trasversale che accelera questa convergenza. Il Nord Africa è tra le aree più esposte alla riduzione delle precipitazioni e all’aumento delle temperature, con un impatto diretto sulla disponibilità idrica pro capite. In questo scenario, investimenti in tecnologie non convenzionali, come la desalinizzazione e il riuso delle acque reflue, diventano strumenti imprescindibili per garantire resilienza. La roadmap concordata tra Libia e Algeria appare quindi come un tassello di una più ampia riconfigurazione delle politiche idriche regionali, in cui cooperazione tecnica, sicurezza delle risorse e sostenibilità ambientale tendono a convergere. Resta ora da verificare la capacità di tradurre gli impegni in progetti concreti, in un contesto dove variabili politiche, finanziarie e infrastrutturali continuano a rappresentare fattori critici.

