2 giugno 1946

Assemblea Costituente, le donne e gli uomini che fecero l’Italia

La mostra alla Camera racconta il riconoscimento del diritto di voto alle donne, il referendum del 2 giugno e lo straordinario biennio dell’Assemblea Costituente che portò all’elaborazione della Carta

di Eliana Di Caro

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Già solo la scelta del luogo è significativa e trasporta chi arriva in quegli anni di fermento e cambiamento: siamo nella solennità della Sala della Lupa, a Montecitorio. Proprio qui fu annunciato il risultato del referendum su monarchia e Repubblica, e vederne scritto l’esito su un foglio protocollo battuto a macchina – il documento originale – emoziona. È una delle tante carte e dei diversi oggetti esposti nella mostra allestita alla Camera dei deputati per celebrare il voto alle donne, le ventuno elette alla Costituente e i lavori dell’Assemblea, con l’approdo alla Carta (in una teca è custodito uno dei tre esemplari originali, quello dato a Umberto Terracini, gli altri furono consegnati ad Alcide De Gasperi e Giuseppe Grassi, ministro della Giustizia).

Un’immersione nel biennio che decise le sorti dell’Italia – nell’80° anniversario della Repubblica – con i volti e le parole dei protagonisti, i filmati dell’istituto Luce, le fotografie, le riproduzioni di manifesti, volantini, pagine di giornali. All’inizio del percorso il volto fiero di Angela Maria Guidi Cingolani ci porta nella fase (transitoria) della Consulta nazionale, all’indomani della Liberazione, che traghettò il Paese verso il 2 giugno 1946. In quella sede la democristiana, veterana della politica, pronunciò il primo discorso di una donna in un contesto pubblico nazionale, sottolineando l’eccezionalità di quel momento che riguardava non solo lei ma tutte le italiane. Le quali saranno chiamate a votare (lo scambio epistolare tra De Gasperi e Togliatti, il 20 gennaio 1945, dimostra l’irrinunciabilità di questo diritto) ma non potranno ancora essere elette. Bisognerà aspettare il gennaio ’46 per il decreto che permette loro di candidarsi alle amministrative di primavera: una prova generale del successivo 2 giugno in cui furono indicate le prime sindache e consigliere comunali. Dalle colonne di «Noi donne» e dai manifesti dell’Udi, del Cif e di Azione femminile proliferano gli appelli al voto e utili spiegazioni (“Come si vota”, “Che cos’è la Costituente”) oltre a slogan motivanti (“Unitevi”, “Cosa chiederemo per le lavoratrici italiane”): non era scontato che – data loro l’opportunità e la responsabilità – le donne rispondessero alla chiamata. Invece stupirono tutti, già nel voto di marzo/aprile, con una partecipazione di massa. La cabina elettorale, ricreata nel percorso espositivo assieme all’urna di legno in cui infilare la scheda, e le schede elettorali (originali) con tutti i simboli di partito lasciano intuire l’entusiasmo di quella giornata: il pluralismo e la rappresentanza democratica soffocati dal fascismo ritrovano vita. Si votava con il proporzionale puro e vi erano tre righe per esprimere le preferenze (le sorprese non mancheranno: la socialista Bianca Bianchi, nel proprio collegio di Firenze-Pistoia, prende quasi il doppio dei voti di Pertini).

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Già i risultati parziali del referendum – sono esposti e documentano le differenze tra il Nord repubblicano e il Sud in cui la monarchia fa presa – mostrano un Paese spaccato. La conferma arriva dai 12.717.923 voti finali per la Repubblica contro i 10.719.284 consensi per la monarchia. Incombe, per giunta, la spina nel fianco di un milione e mezzo di schede nulle. Ci si avviava alla costruzione della democrazia con la necessità – per non dire l’obbligo – di uno spirito che conciliasse le varie anime di un’Italia ferita. La Costituente, che si insediò il 25 giugno, rispose in modo mirabile, elaborando una Carta che è il frutto di una meticolosa tessitura: dai documenti emerge il lungo processo che porta alla stesura definitiva degli articoli chiave, quali parole compaiano e quali vengano eliminate o riproposte in altro modo, nello sforzo di avvicinare sensibilità diverse. Si seguono le tappe di approvazione della Carta, con l’entrata in vigore il 1° gennaio 1948, mentre una grande foto pone di fronte al visitatore la scena della consegna del testo approvato al capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola: gli è accanto Teresa Mattei (la più giovane delle ventuno e segretaria dell’ufficio di Presidenza dell’Assemblea) e, dietro, Bernardo Mattarella, questore della Costituente. Una sezione della mostra presenta i protagonisti di quel biennio che poi hanno avuto un percorso di ascesa istituzionale nella Repubblica (i sette capi dello Stato, i presidenti di Camera e Senato), quasi a consolidare in quei ruoli i valori che avevano contribuito a definire nell’Assemblea.

Colpisce l’attenzione una parete coperta di scritte, con fumetti e frasi colorate che mettono in evidenza alcuni passaggi: ripropone parte delle 1.700 lettere spedite dai cittadini di tutta l’Italia ai loro rappresentanti appena eletti, per ricordare che esiste un popolo piegato dalla guerra, in attesa di risposte sui rincari del cibo al mercato nero, sulle malattie che non si sa come curare, sulla mancanza di lavoro. Né manca chi prova a mandare uno spartito proponendo un nuovo inno nazionale.La mostra non si ferma ai confini di casa. Il Trattato di pace firmato a Parigi (dove l’Italia siede da Paese sconfitto) chiama in causa la complessa situazione internazionale nella quale la Repubblica dovrà muoversi e conquistare credibilità. L’Assemblea ratifica il Trattato, sotto la spinta di De Gasperi, il 31 luglio del ’47, dopo che 300 Costituenti avevano scritto un appello ai francesi perché l’Italia non ne uscisse umiliata e punita da pesanti mutilazioni territoriali.

I documenti provenienti dal prezioso archivio storico della Camera sono centrali, nel racconto, e ne sostanziano l’accuratezza. Ma la presentazione di quella stagione è mossa, piena di curiosità, e ricorre a meccanismi che possono avvicinare i ragazzi, come il touch screen (che attiva l’accesso a rassegne stampa, cartine geografiche, audio di discorsi epocali), o le figure a grandezza naturale di Terracini e Nilde Iotti tra le quali fare un selfie. È un’iniziativa che si rivolge a tutti, ma soprattutto a loro, perché si rendano conto, per dirla con Piero Calamandrei, di quello che fu la nascita della Repubblica: un «miracolo della ragione» nel quale riconoscersi profondamente e con gratitudine.

1946: nasce la Repubblica. L’Assemblea Costituente a Montecitorio

Roma, Camera dei deputati, fino al 30 dicembre; ingresso gratuito dalle 11-17 con prenotazione.

Info: 80costituente.camera.it

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