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Attentato a Ranucci, Valter Lavitola resta in carcere: confermata l’aggravante mafiosa

Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dalla difesa e confermato la misura cautelare

Nella foto combo, pezzi dell'automobile di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, e quella di sua figlia, dopo l'esplosione, a Campo Ascolano, frazione di Pomezia (Roma) il 17 ottobre scorso e, nel riquadro, Sigfrido Ranucci.  ANSA ANSA

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Valter Lavitola resta in carcere, reo confesso di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dalla difesa e confermato la misura cautelare. Resta inoltre contestata l’aggravante del metodo mafioso.

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La difesa: ricorso in Cassazione

«Il tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata». Lo afferma l’avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola.

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Attentato a Ranucci, verso la conclusione le analisi sui dispositivi

Intanto procede l’inchiesta della Procura di Roma. I periti incaricati di esaminare i dispositivi informatici sequestrati a Lavitola e agli altri quattro indagati, accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato a Ranucci, hanno quasi terminato la consulenza.

La relazione sarà consegnata a breve ai pubblici ministeri. Il materiale salvato sugli smartphone e sui computer sequestrati è molto copioso, in particolare quello presente su uno dei telefoni riconducibili a Lavitola.

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