Aumento delle class action: accordi e risarcimenti sempre più frequenti
Le azioni collettive stanno diventando sempre più efficaci nel raggiungere accordi e risarcimenti, grazie alle nuove normative e all'ampliamento dei casi di tutela.
5' di lettura
I punti chiave
5' di lettura
Cresce il numero e l’efficacia delle azioni collettive avviate dopo che la riforma varata nel 2019 ed entrata in vigore il 19 maggio 2021 ha superato la precedente class action (poco usata) e l’ha resa uno strumento di tutela generale, ampliando la platea dei ricorrenti e l’ambito d’azione. Nel 2023, con il recepimento della direttiva Ue 2020/1828, sono state poi introdotte le azioni rappresentative, che possono essere nazionali o trasfrontaliere (cioè avviate in Italia da soggetti di altri Stati Ue e viceversa).
Oggi sono 76 le azioni iscritte nella piattaforma telematica del ministero della Giustizia ma i procedimenti in corso sono in realtà di più, perché le class action inibitorie (che puntano al blocco del comportamento scorretto, non al risarcimento del danno) spesso non vengono pubblicate online e quindi in buona parte non sono censite. Le azioni risacitorie, invece, ci sono tutte.
Molti casi si sono già chiusi perché le parti hanno trovato un accordo e il procedimento si è estinto. In altri si è arrivati alla decisione sull’ammissibilità e, per alcune azioni inibitorie, alla sentenza definitiva.
L’andamento e la competenza
Le azioni iscritte nella piattaforma ministeriale sono passate dalle dieci del 2021-2022 alle 19 del 2023, alle 38 del 2024. «Alla base della crescita c’è la possibilità data dalla legge 31 di presentare class action non solo consumeristiche ma su tutte le materie. L’afflusso è scattato nel 2023-2024 ed è stato consistente», spiega Angelo Mambriani, presidente della sezione B del Tribunale delle imprese di Milano. Fra le altre novità, la legge 31/2019 ha attribuito anche la competenza sulle azioni collettive alle sezioni specializzate in materia d’impresa che si occupano di diritto societario, concorrenza, diritto d’autore e marchi. «A Milano – continua Mambriani – abbiamo 42 procedimenti su materie come la pubblicità di sigarette elettroniche o i contratti dei rider, del tutto estranee alle nostre competenze. Il carico di lavoro aggiuntivo è pesante e l’organico è rimasto invariato».
Dopo Milano, è il Tribunale delle imprese di Torino quello più adito: «L’anno scorso sono stati presentati diversi ricorsi – afferma la presidente, Silvia Vitrò – ma siamo lontani dal successo della class action americana». Molte azioni presentate a Torino sono rappresentative: «È obbligatorio usare lo strumento del Codice del consumo – prosegue Vitrò – quando i ricorsi riguardano materie consumeristiche e poi funziona un po’ meglio dell’azione di classe. Ad esempio, con la stesso ricorso si possono presentare sia la domanda inibitoria, sia risarcitoria». Avere due strumenti, azione di classe e azione rappresentativa, «crea qualche complicazione – ragiona Vitrò –, soprattutto quando, per uno stesso fatto, possono essere utilizzati alternativamente: sarebbe meglio avere una sola via».








