L’industria in crisi

Auto, la transizione nella mobilità è fattibile solo con un mix di tecnologie

La neutralità tecnologica è la chiave per affrontare un cambiamento necessario e le emissioni andrebbero calcolate non allo scarico ma nel ciclo energetico

di Dario Duse*

Dario Duse, Italy Country Leader ed EMEA Leader per Automotive & Industrial di AlixPartners

4' di lettura

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Il percorso verso la decarbonizzazione, la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) e un più sostenibile utilizzo delle risorse naturali è fondamentale per il pianeta nel lungo periodo. La comunità Europea ha approvato con il “Green Deal” e poi con il pacchetto Fit for 55, che assegna all’industria del trasporto il compito di ridurre del 55% le emissioni di GHG entro il 2030 rispetto al 1990, una serie di obiettivi (sfidanti) strumentali a raggiungere l’obiettivo finale di neutralità climatica entro il 2050.

Fin qui tutto bene, ma “il diavolo è nei dettagli”

L’industria dell’automobile in Europa ha una valenza sociale ed economica dominante con quasi 14 milioni di persone (il 6% dei posti di lavoro in Europa), rappresentando da sola circa un terzo degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, e che ha consolidato negli anni una leadership tecnologica anche nei motori a combustione, che, tra le altre cose, ha consentito di ridurne le emissioni del 90% tra un veicolo Euro1 e uno Euro6. Al contrario, l’industria automobilistica europea non ha accesso alle materie prime e ai processi di trasformazione necessari per la produzione delle batterie.

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Il dilemma delle misure

Misurare solo le emissioni allo scarico, senza includere quelle emesse nella fase di produzione e di smaltimento a fine vita del veicolo e dei suoi componenti, di fatto esclude la possibilità che i veicoli utilizzino qualsiasi forma di combustione (che per natura genera Co2) e quindi si punta esclusivamente alla trazione elettrica. È ormai noto, e confermato per ultimo anche nel recente rapporto “The future of European competitiveness” (anche noto come rapporto Draghi), che il c.d. “carbon footprint” dei veicoli elettrici è “generally higher than the one of ICE”.

Sono stati fatti errori, servono nuovi principi guida

Tralasciando colpevolmente il contributo di molti altri aspetti rilevanti (domanda, sovracapacità, la pressione competitiva, le mutate esigenze e richieste dei consumatori), è comunque emerso in maniera chiara che la transizione come era disegnata non poteva funzionare.

I nuovi principi auspicabilmente dovranno considerare neutralità tecnologica, misura del reale impatto (lifecycle emission), e dare a un’industria così rilevante in Europa il tempo e il supporto necessario per poter raggiungere gli obiettivi. Serviranno, tra gli altri, infrastrutture di ricarica, supply chain per lo smaltimento delle batterie, energia rinnovabile a costi di gran lunga inferiori a quelli attuali.

Il ruolo degli e-fuel

Nell’auspicabile ipotesi che l’apertura della Commissione sugli e-fuel sia un primo passo verso una revisione pragmatica e anche economicamente sostenibile del Fit for 55, emergeranno nuove sfide ed opportunità.

L’industria, che ha investito finora centinaia di miliardi a livello globale e che dichiarava di aver pianificato ulteriori investimenti per l’elettrificazione superiori a 600 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni, ragionevolmente rivedrà i propri piani sull’elettrificazione. Questo significherà rivedere le attese di ritorno degli investimenti fatti, potenzialmente mettendo a perdita quelli con minor possibilità di successo con le conseguenze del caso per costruttori e fornitori che, seppur non si troveranno di fronte un precipizio economico, comunque dovranno superare una lunga valle o un altro “deserto dei profitti” (e del recupero degli investimenti fatti). Le considerazioni sui piani di riduzione di fabbriche e costi che stanno ricevendo grande attenzione mediatica ne sono un esempio.

Dall’altra parte, una conferma della modifica regolamentativa verosimilmente comporterà che i piani futuri saranno rivisti con una logica più pragmatica e tattica, rivalutando i piani che prevedevano che 17 delle 24 nuove piattaforme di veicoli annunciate entro il 2030 fossero BEV.

Clienti e mercato devono tornare al centro delle strategie

Mercato e consumatore ritorneranno – come meritano - di diritto a far parte del cuore delle strategie dell’industria, ponendo fine allo strabismo imposto dalla regolamentazione.Nel frattempo alcuni fattori competitivi chiave continueranno ad avere un ruolo primario nelle dinamiche competitive: forte sovracapacità produttiva (solo in Cina si stima una sovracapacità di circa 20 milioni di veicoli, più dell’intero mercato europeo allargato), domanda sostanzialmente stagnante nel medio periodo (crescita attesa delle immatricolazioni in Europa inferiore all’1% annuo tra il 2024 e il 2030), conseguente guerra dei prezzi anche in difesa di quote altrimenti minacciate dalla concorrenza allargata dei nuovi players cinesi con un vantaggio di costo del 35% (in grado, quindi, di assorbire eventuali dazi aggiuntivi).

In questo contesto molto critico, l’apertura a nuove tecnologie consentirà di accelerare su forme alternative di decarbonizzazione che l’industria aveva messo nel cassetto a fronte dell’imposizione tecnologica guidata dalla normativa.

Seppur a diversi stadi di maturazione, esistono tecnologie alternative a impatto zero (sul ciclo complessivo): biogas recuperato da processi industriali e biologici, e-fuels prodotti attraverso carbon capture, BioDiesel compensando (parte) della CO2 emessa dal veicolo con quella assorbita nel processo di produzione del combustibile, carburanti sintetici prodotti da biomasse di scarto, idrogeno che potrebbe alimentare motori a combustione senza emettere CO2 o trasformato in energia elettrica per la trazione.

Su alcune di queste tecnologie tra l’altro l’Europa e in particolare l’Italia hanno competenze e aziende leader che potranno a buon titolo giocare un ruolo importante per l’obiettivo comune, nel contempo alimentando un tessuto tecnico e industriale altrimenti condannato a un ruolo marginale o a una difficile riconversione.

Lo sviluppo di tutte queste tecnologie era in corso e ha subito un forte rallentamento quando nella stesura iniziale la normativa non li considerava come “a emissioni zero”. Nella misura in cui tecnologie alternative fossero prese nella giusta considerazione, l’industria potrebbe riaccelerarne l’adozione e trarne benefici sia nel breve periodo con tecnologie piu mature e già disponibili (gas), che nel medio e lungo (es. e-fuels e idrogeno, che per avere diffusione nell’industria necessitano di raggiungere competitività di costo e nel caso dell’idrogeno anche di un’ abbondante ed economicamente competitiva disponibilità di energie rinnovabili).

Le vie dunque esistono, e la transizione si potrà realmente attuare attraverso l’adozione di un mix di tecnologie in cui sia BEV sia i veicoli a combustibili alternativi contribuiscano al raggiungimento dell’obiettivo complessivo.

(*) Italy Country Leader ed EMEA Leader per Automotive & Industrial di AlixPartners

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