La corsa dei cinesi

Auto, nella Ue una su 5 è elettrica. Byd salva i ricavi con l’export

A far crescere l’elettrico in Europa sono Italia (+75%), Francia (+55%), Germania (+41%) - Per Byd i ricavi calano in Cina (-31%) e crescono fuori: oltre la metà viene dall’estero

 Photographer: Jason Alden/Bloomberg Bloomberg

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Nemmeno Byd è «profeta in patria». Il ritorno in utile del produttore cinese nella prima parte dell’anno, dopo cinque trimestri consecutivi in rosso, deve tutto a una crescita dei ricavi (+34%) interamente trainata dai mercati esteri, mentre il mercato cinese, il più grande al mondo, fa segnare un -31%. Per la prima volta nella storia di Byd, la massa di ricavi fuori dalla Cina supera quella del mercato locale, pesando oggi per il 53%. «L’industria automobilistica cinese è entrata in una fase di profondo aggiustamento e divergenza caratterizzata da una domanda interna debole e una robusta crescita delle esportazioni - si legge nella semestrale -. Lo slancio della crescita all’estero del gruppo continuerà a sprigionarsi».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lunedì le azioni di Byd sono scese del 5,2% a Hong Kong, il calo maggiore in quattro mesi: gli obietti di vendita del 2026 sono ancora lontani e alcuni investitori si sono concentrati su alcuni rischi, come la possibilità di nuovi dazi da parte dell’Ue. Gli oltre 12 miliardi di euro di fatturato generato all’estero di Byd sono strettamente legati a uno scenario in cui la transizione elettrica del mercato dell’auto europeo sta acquistando, mese dopo mese, un carattere sempre più strutturale. Un’auto su 5 immatricolata nel vecchio continente è ormai elettrica. I dati del primo semestre del mercato europeo dell’auto (e anche quelli di luglio) certificano questo boom, spinto anche dai timori per l’aumento dei costi del carburante a causa del conflitto mediorientale, con un incremento delle vendite dei modelli Bev del 28% mese su mese e del 31% anno su anno. Una crescita guidata dai tre mercati principali come quello italiano (+75,7%), francese (+55,4%) e tedesco (+40,9%). A fare da contraltare al boom elettrico c’è il dato sulle auto a benzina tradizionali, le cui immatricolazioni nell’Ue hanno registrato una contrazione del 18,2% da inizio anno. Una festa alla quale hanno partecipato tutti i produttori indistintamente, con Volkswagen che complessivamente è riuscita a mantenere la leadership europea (nonostante un -1,2%), affiancando al secondo posto anche la brillantezza del marchio Skoda (+8,5%), mentre Toyota è terza grazie alle buone vendite dei modelli full hybrid (+11,2%).

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Ma sono stati i produttori cinesi a capitalizzare nel migliore dei modi il boom. Insieme, i cinque principali gruppi cinesi (Byd, Saic Motor, Geely, Chery e Leapmotor) hanno registrato una crescita del 65% su base annua, superando i volumi delle giapponesi (Toyota, Honda, Nissan, Suzuki, Mazda e Mitsubishi). E a luglio, secondo i dati della China passenger car association, le vendite totali all’estero sono balzate dell’88%. In Europa l’accelerazione è legato in particolare alle gamme elettrificate, che hanno beneficiato maggiormente dei rinnovati sussidi statali in Nord Europa, a fronte di cataloghi giapponesi meno focalizzati sulle auto a batteria. Oltre a consolidare la crescita dei volumi, però, la Cina sta vincendo la sfida dei margini e della redditività, raccogliendo i massimi benefici dalla transizione ecologica del parco auto continentale, a differenza dei costruttori tradizionali europei con le spalle al muro, costretti a rivedere al ribasso le stime sui propri profitti e a rivedere la struttura dei costi a causa della pressione sui prezzi (come dimostrano le recenti decisioni di Volkswagen, di Bmw e di Mercedes). Nel dettaglio, Byd ha visto le proprie immatricolazioni nell’Ue più che raddoppiare (+152,9%) nella prima metà dell’anno, trainata anche da iniziative promozionali finalizzate proprio a proteggere i margini. Chery (commercializza i marchi Omoda, Jaecoo, Jetour) è il gruppo che è riuscito a generare la crescita percentuale più alta in Europa da inizio anno (+267,1%), grazie al successo dei suoi Suv compatti posizionati, anche in questo caso, in fasce di prezzo altamente competitive. Leapmotor ha a sua volta fatto segnare exploit costanti da inizio anno (con picchi mensili superiori al 440%), ottimizzando la struttura dei costi grazie alla condivisione della rete logistica europea con Stellantis.

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