Aziende in prima linea nella transizione verso le auto a zero emissioni
Il nuovo regolamento
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Da fulcro del mercato a leva industriale. C’è un carico di responsabilità aggiuntivo per le flotte aziendali, in prima linea nel processo di transizione. Rappresentano il 60% delle immatricolazioni annue di vetture in Europa, circa otto milioni di unità se si guarda ai numeri del 2025.
Come previsto dalla proposta di regolamento sui veicoli aziendali puliti della Commissione europea, per la prima volta sono stati introdotti obiettivi nazionali vincolati, specifici per ciascun Stato membro. Riguardano quelle che Bruxelles definisce aziende di grandi dimensioni, ossia che abbiano almeno due di queste tre condizioni: bilancio superiore ai 20 milioni di euro, fatturato netto sopra i 40 milioni e in media 250 dipendenti in un anno.
Nel caso dell’Italia, entro il 2030 dovrà a essere a zero emissioni almeno il 45% delle nuove auto aziendali, mentre considerando anche le basse emissioni (fino a 50 g/km di CO₂), la quota dovrà essere del 69%.
Dal 2035 i requisiti dovrebbero diventare ancora più stringenti, con le percentuali che saliranno, rispettivamente, all’80% per i veicoli a zero emissioni e al 95% per la quota combinata di zero e basse emissioni.
Obiettivi ambiziosi, ma comunque intermedi guardando agli altri grandi mercati. Le aziende saranno chiamate a ripensare le proprie strategie di acquisizione e di rinnovo dei veicoli, con stravolgimenti organizzativi e finanziari non banali. Le auto delle flotte percorrono in media più chilometri rispetto a quelle utilizzate dai privati: per questo sono considerate un vettore dell’elettrificazione, nel momento in cui arrivano sul mercato dell’usato e possono diminuire le emissioni e l’età media del parco circolante.


