Azionisti «contro» manager: le scalate ostili evitano l’azzardo morale?
Nonostante diversi vincoli esogeni e ambientali il rischio dell'azzardo morale nella relazione tra azionisti e management rimane centrale nella vita di ogni organizzazione complessa
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
I punti chiave
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Nei corsi base di microeconomia si descrive il funzionamento dell'impresa come una sorta di “scatola nera”. C'è una tecnologia, gli input della produzione – capitale e lavoro – e un output che scambiato sul mercato produce, dati i costi di produzione, un certo profitto.
Il funzionamento dell'impresa è descritto dalla sua funzione di produzione e l'obiettivo della sua esistenza è la massimizzazione del profitto.
Una prima approssimazione, certo. In realtà le imprese sono istituzioni complesse che devono risolvere non solo problemi “esterni” come la sopravvivenza in un mercato concorrenziale, ma anche interni come, per esempio, la motivazione dei loro membri, azionisti, management e lavoratori, a cooperare tra di loro per perseguire le finalità dell'impresa stessa.
Il tema è complesso perché gli interessi di questi gruppi di soggetti sono in genere in conflitto tra di loro.
Il conflitto nascosto tra azionisti e management
Se questo è palese nel caso degli azionisti e dei lavoratori – i primi sono interessati al profitto che deriva dal lavoro dei secondi che, a sua volta, rappresenta un costo da minimizzare proprio per massimizzare il profitto dei primi – esiste anche un conflitto è più nascosto, ma non per questo meno reale, tra gli azionisti ed il management.
La combinazione della necessità di delegare la tutela dei propri interessi ad altri più esperti, assieme ad un imperfetto allineamento di questi interessi, con l'aggiunta dell'impossibilità di controllare in maniera precisa l'operato di questi ultimi, crea spazio per l'azzardo morale, il rischio dell'opportunismo e, in definitiva, di accordi inefficienti incapaci di generare mutua soddisfazione per tutte le parti coinvolte.
Il caso della relazione tra manager e azionisti è, in questo senso, paradigmatico. Chiediamoci innanzitutto perché tra la proprietà di un'impresa, gli azionisti, e la gestione della stessa impresa, il management, possano esserci interessi divergenti.







