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Banca Mps viaggia con prudenza, cda valuta le offerte sul tavolo

L'istituto senese ha espresso alcune riserve sull'opas di Intesa a partire dal prezzo considerato basso. Il board valuta la proposta di aggregazione con Banco Bpm

 IMAGOECONOMICA

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Banca Mps sotto la lente all'indomani del cda dell'istituto, che ha analizzato le proposte di aggregazione sul tavolo, ossia l'opas lanciata da Intesa Sanpaolo e la proposta di aggregazione, ancora tutta da definire, di Banco Bpm. I titoli dell'istituto senese si muovono con cautela.

Alla vigilia, il board di Rocca Salimbeni ha espresso le proprie considerazioni sull'offerta di Intesa, evidenziando alcune riserve sia sotto il profilo valutativo, ritenendo il prezzo proposto, pari a circa 30 miliardi di euro, poco generoso, sia sotto quello del razionale industriale dell'operazione. Il cda ha invece ribadito la solidità del piano strategico 2026-2030 stilato per Mps stand-alone, il razionale industriale dell'integrazione tra Rocca Salimbeni e Mediobanca e la solida posizione di capitale dell'istituto. Infine, come aveva anticipato nei giorni precedenti anche l'amministratore delegato Luigi Lovaglio, il cda ha anche deciso di valutare tutte le opzioni possibili e quindi di approfondire le analisi sulla proposta di aggregazione con Banco Bpm, ritenendo necessario acquisire una piena comprensione della valenza industriale dell'operazione, della sua sostenibilità finanziaria e della capacità di creare valore per tutti gli stakeholder.

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Gli analisti di Equita, ricordando che la società è advisor di Intesa nell'opas lanciata sulla banca toscana, ritengono che l'offerta di Intesa «mantenga un profilo di forte attrattività», incorporando un premio del 12,5% rispetto al prezzo di riferimento del 5 giugno. Inoltre, a differenza delle recenti operazioni di M&A nel panorama bancario italiano, «la proposta riconosce fin dall'inizio una componente cash, pari a un euro per ogni azione Mps che verrà consegnata». Non va nemmeno dimenticato che Intesa vanta un solido track record nell'integrazione delle realtà acquisite, dalle banche venete a Ubi, e una comprovata capacità di realizzare le sinergie annunciate. «La struttura dell'operazione consentirebbe inoltre agli attuali azionisti di Mps di detenere circa il 23% della combined entity, permettendo loro di partecipare direttamente alla creazione di valore derivante dall'integrazione e di beneficiare della generazione delle sinergie future, una parte rilevante delle quali – in particolare sul fronte dei costi – risulta riconducibile al perimetro di Intesa», hanno evidenziato ancora gli analisti della sim, aggiungendo che «dal punto di vista valutativo, gli azionisti di Mps avrebbero inoltre accesso a un titolo con valutazioni attraenti, visto che Intesa tratta a un rapporto tra prezzo e utili attesi al 2028 pari a 9,3 volte, rispetto a una media di settore di 10,3 volte e alle 12 volte di Mps». Intesa, hanno continuato, rappresenta inoltre un profilo di estrema solidità patrimoniale e di qualità degli attivi, con un'elevata profittabilità, superiore a quella di Mps, e un forte impegno verso una politica di remunerazione degli azionisti generosa e sostenibile. Negli ultimi cinque anni la banca ha infatti distribuito oltre 30 miliardi di euro tra buyback e dividendi. Equita raccomanda un 'Buy' su Mps, con l'indicazione di un prezzo obiettivo a 11,8 euro, e un 'Buy' anche su Intesa Sanpaolo, con target a 7,4 euro.

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